Anni Novanta a Napoli/1: La Pantera

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di Rosario Dello Iacovo

Fu un inverno straordinariamente mite quello a cavallo fra l’89 e il ’90. Ero a Palermo dalla mia ragazza e le facoltà erano tutte occupate. Si protestava contro la riforma Ruberti che apriva la strada alle imprese nell’istruzione pubblica e metteva a rischio l’autonomia della ricerca universitaria.

Tornato a Napoli qualche giorno dopo feci per curiosità un salto a Mezzocannone 16 dove si stava svolgendo un’affollatissima assemblea, ma non riuscii nemmeno a entrare nell’aula che una folla di studenti ne uscì al grido di: occupazione! Mi diressi speranzoso a Lettere che era la mia facoltà, in realtà ci avevo messo piede solo per i due esami all’anno  necessari al rinvio militare.

Per il resto ero raramente a Napoli. Avevo vissuto due anni a Londra, fra Earls Court, Elephant & Castle, Brixton e lo Stamford Bridge, mitico stadio del Chelsea dove mi rifugiavo per mitigare la nostalgia della maglia azzurra. Poi un lungo girovagare per le città del nord Italia che in quegli anni offrivano certamente di più rispetto all’asfittica realtà napoletana.

Per questo quando misi piede a Lettere e ci trovai oltre 500 studenti in assemblea mi sembrò di essere stato catapultato indietro nel tempo. Feci un intervento a favore dell’occupazione, passò invece la proposta di assemblea permanente con la possibilità di dormire in facoltà. Un escamotage che il giorno dopo divenne superfluo con l’occupazione.

Lettere fu la realtà più attiva, l’allora FGCI aveva all’inizio una certa egemonia, ma in pochi giorni creammo i “Gruppi d’agitazione”. In teoria era una commissione incaricata di produrre eventi spettacolari all’interno della facoltà, ma in realtà un gruppo di persone estranee alla politica tradizionale, con un approccio creativo e insieme più radicale. Per esempio c’inventammo radio facoltà, delle casse poste all’esterno dell’aula magna con una consolle in presidenza.

Fu lì che i giovani napoletani cominciarono a sentire rap e raggamuffin e a comprendere lo stesso concetto di sound system. Ricordo quando dopo 4 quattro mesi l’assemblea votò la disoccupazione della facoltà e Luca, che sarebbe poi diventato Zulù dei 99 Posse, mise un fustino di detersivo sul tavolo della presidenza esclamando: “questo è il presidente che vi meritate” alludendo al pericolo incombente della privatizzazione dell’università.

La Pantera fu un’esperienza straordinaria che favorì un grande rimescolamento fra i giovani. All’interno delle facoltà s’incontrarono i ragazzi del centro storico senza istruzione, gli studenti incazzati delle periferie, i radical chic della Napoli bene. Fu una miscela esplosiva che riversò in città la forza dirompente del nostro desiderio.

Il gruppo di Lettere si avvicinò all’area di Autonomia e insieme occupammo la “Sala d’armi” a Mezzocannone 8. Dopo circa un mese decidemmo che quell’esperienza era finita, volevamo uno spazio occupato. Dopo due tentativi infruttuosi in centro, individuammo a Gianturco l’edificio in disuso della fondazione Falco e l’occupammo il 1 maggio 1990. Tre giorni dopo ci rendemmo conto che i preti proprietari della struttura non avrebbero mollato facilmente la presa e così ci spostammo in una bassa palazzina adiacente.

L’anniversario di Officina viene festeggiato il 1 maggio, ma in realtà pochi sanno che l’attuale struttura del centro sociale fu occupata il 4. Al nucleo di studenti, si aggiunsero rapidamente precari, disoccupati organizzati, occupanti case, sindacalisti di base. Un’esperienza che presto finì nel mirino della repressione con sgomberi e arresti ai quali si seppe dare sempre un’efficace risposta politica.

C’era moltissima gente alle serate di officina, era la realtà sociale, politica e culturale più avanzata a Napoli all’inizio di quel decennio.  E tra noi un mucchio di future celebrità: Luca, Marco e Massimo dei 99 Posse, Rino poi Raiss di Almamegretta, Francesco dei 24 Grana.

Il regista Gabriele Salvatores, fresco di premio oscar per “Mediterraneo”, si ritrovò a discutere con gli occupanti la trama di “Sud” prima che uscisse. Mario Martone, Mario Santella, Pappi Corsicato misero in piedi diverse iniziative nel centro sociale. Peppe Lanzetta fece uscire il romanzo “Messico napoletano” che in copertina ritraeva la facciata di Officina 99 oltre che ambientarvi parte della storia.

Fu un’esperienza che da un lato coagulò intorno a se ampi spezzoni del Movimento e dall’altro dimostrò che anche qui si potevano costruire ambiti di autogestione. Fu quella la scintilla grazie alla quale furono poi occupati Il TNT, lo Ska, un ex convento al Corso Vittorio Emanuele, il D.A.M. a Montesanto.

La rete fra queste occupazioni e le realtà sociali diede vita a una stagione di lotte molto intense. Durante il primo governo Berlusconi un corteo di studenti medi fu caricato senza preavviso e senza alcun motivo. Una volante lanciata a folle velocità investì Salvatore Franco fratturandogli la gamba in più punti. La mobilitazione in seguito a questa vicenda fu enorme, così come la solidarietà di ampi settori democratici della politica napoletana.

La prima metà degli anni Novanta vide Napoli assumere un ruolo di primo piano nella scena politica e culturale nazionale. Partecipammo alle più importanti iniziative del tempo: la mobilitazione contro la prima guerra del Golfo, i campeggi antimilitaristi a Taranto, a Capo Rizzuto, a La Maddalena.

La rinascita del Movimento si intrecciò anche con gli anni della prima giunta Bassolino, il cosiddetto “Rinascimento napoletano”, verso il quale fummo quasi sempre critici, soprattutto sulle modalità con cui era stata realizzata la riqualificazione del centro storico. Era qui che ci riunivamo quando non eravamo impegnati ad Officina. E qui costruivamo legami, cultura, socializzazione. Famoso il 1 maggio antagonista a P.zza San Domenico che festeggiava contemporaneamente il compleanno di Officina.

Il centro storico in quegli anni era frequentatissimo, c’era molta gente che veniva da fuori attirata dal mito della movida napoletana. Napoli produceva musica e cultura contemporaneamente alle altre capitali europee. Il centro era teatro di moltissime nostre iniziative, ma qualche volta anche di scontri. Ricordo in particolare una grossa rissa a Piazza San Domenico con i fascisti di “Area” che attacchinavano un manifesto per Bobby Sands. Forse credevano che la comune simpatia per la causa irlandese gli garantisse la nostra tacita approvazione. In verità non facemmo nemmeno in tempo a intervenire per la rapidità e la determinazione dei ragazzi del centro storico che si schierarono dalla nostra parte mettendo in fuga i fasci.

Era il segno della nostra capacità di costruire legami nel territorio, non eravamo visti come gli studenti in cerca di facili emozioni, ma come persone che davano una risposta concreta al bisogno di spazi, reddito, casa e servizi sociali. 

Testimonianza di Vladimir Esposito

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