Anni Novanta a Napoli/2: La Pantera

di Rosario Dello Iacovo

Una mattina di gennaio mentre seguivo una lezione di chimica biologica entrarono degli studenti e ci dissero che la facoltà era occupata. Era la pantera, animale ribelle che fuggiva nelle campagne intorno a Roma e che per me significò blocco delle lezioni e degli esami, ma anche un periodo particolarmente felice della mia vita e di quella dei miei coetanei napoletani. I miei anni 80 erano stati sostanzialmente depoliticizzati, come quasi tutti credo. Le assemblee a scuola avevano il carattere della ritualità più che del vero impegno politico.

Invece adesso sembrava di essere tornati al Sessantotto. Frequentatissime assemble che duravano ore e mai avrei creduto che tanta gente potesse interessarsi alla politica, ma soprattutto avere tanta resistenza. Forse era l’astinenza degli anni Ottanta, fatto sta che anch’io partecipai e furono mesi bellissimi, mai mi sono sentita così amica delle persone che mi stavano intorno. C’era un’aria positiva in città, nella zona universitaria a qualsiasi ora uscivi trovavi gente che aveva voglia di stare insieme. La mia è stata una generazione in cerca di socialità dopo il deserto dei rapporti umani degli anni Ottanta.

Fu la Pantera che ci restituì questa dimensione: feste, cortei, assemblee, notti passate nelle piazze del centro storico dove la sera non trovavi nemmeno un bar aperto. Negli anni della Giunta Bassolino invece la situazione si modificò radicalmente, esplose la movida. Frequentavo molto i locali di via Paladino la Vineria, il Frame, il Mattone, ma anche il Velvet e il Notting Hill. La colonna sonora dei miei primi anni 90 era soprattutto straniera: Nevermind dei Nirvana su tutti e alle feste Les Negresses Vertes e Manonegra. Poi una sera mi ritrovai al Velvet a un concerto degli Almamegretta ai tempi di Figli di Annibale e scoprii la musica delle posse, anche se questo termine indicava cose diverse tra loro come 99 posse e gli stessi Alma. Se solo un anno prima mi avessero detto che avrei ascoltato e ballato canzoni in napoletano lo avrei preso per pazzo. Invece fu proprio quello che accadde.

Napoli diventò una delle capitali underground europee, andavi a vedere i Massive Attack a Napoli così come ascoltavi Curre curre guagliò dei 99 Posse in Sud di Gabriele Salvatores o Raiss cantare con i Leftfield e gli stessi Massive. Officina 99 fu secondo me il volano di tutto questo. Prima non avevo assolutamente idea di cosa fosse un centro sociale occupato. Fu un’esperienza di quelle che lasciano il segno, un vero e proprio calderone di persone molto diverse fra loro. Ci trovavi di tutto, dallo sballone con la canna perennemente accesa, al tipo in giacca e cravatta, dalla studentessa fuorisede, alle rampolle della Napoli bene. Mi prese così bene che partecipai anche a molti cortei del centro sociale e del Movimento.

Testimonianza di Daniela Anastasi

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