Uranio impoverito: continua la strage dei militari

di Rosario Dello Iacovo

Rosario Dello Iacovo « »

«La guerra è bella anche se fa male», canta Francesco De Gregori, e fa male anche quando credi di essere tornato sano e salvo a casa. Come è successo a Ciro Nastri, l’ennesimo militare campano colpito da linfoma, dopo aver partecipato, dal 1998 al 2001, a missioni militari a Sarajevo e a Mitrovica. A due mesi dalla morte di Luca Sepe, 27enne caporalmaggiore di Cardito, gli effetti dell’uranio impoverito tornano a colpire soldati della nostra regione.

Ciro Nastri, carabiniere scelto del battaglione mobile di Laives, originario di S.Antonio Abate in provincia di Napoli, ha 28 anni di cui 10 trascorsi nell’arma. Gli è stata recentemente riscontrata una grave forma di “linfoma di Hodgkin”, un tumore del sistema linfatico, in grado di estendersi a ogni organo del corpo, e per il quale da un mese e mezzo si sottopone, a sue spese, a cicli bisettimanali di chemioterapia presso il II policlinico di Napoli. Accreditati studi scientifici evidenziano una relazione di causa-effetto, fra l’insorgere di questa malattia e l’esposizione all’uranio impoverito, usato in grandi quantità nei bombardamenti americani nei Balcani.

Una tesi che però sembra non convincere il governo italiano, per il quale è solo una singolare coincidenza il fatto che 250 militari impegnati in quelle missioni si sono ammalati e 27 sono già deceduti. L’unico risarcimento, infatti, è stato quello imposto da una sentenza del Tribunale, al Ministero della Difesa, condannato a pagare mezzo milione di euro alla famiglia di Stefano Moldone, morto dopo il ritorno dai Balcani (Metrovie del 17.07.04). E anche la vicenda di Ciro Nastri finirà in tribunale. «Non appena avremo a disposizione la documentazione medica indispensabile, presenteremo un’istanza di riconoscimento per la causa di servizio». Lo rende noto con comunicato il maresciallo Antonio Savino, presidente dell’Unac (Unione nazionale arma carabinieri). Un’atipica esperienza senza precedenti, che si occupa oltre che di casi simili, anche di mobbing, e rivendica libertà di pensiero, d’associazione e di organizzazione in forme anche sindacali all’interno dell’arma (www.unionecarabinieri.it).

Non lascia spazio a dubbi nemmeno la storia del maresciallo Diana, militare 35enne dell’Iglesiente, ex regione mineraria della Sardegna, ora fra le zone col più alto tasso di disoccupazione del paese. Anche per lui un’esperienza di sei anni all’estero e un carcinoma intestinale scoperto nel 1998, subito dopo il ritorno dalla Bosnia. Il maresciallo, arrivato alla fase terminale della malattia, sta intentando una causa civile per il riconoscimento del danno biologico, dopo aver ottenuto dalla Corte dei conti di Cagliari il riconoscimento della pensione per patologia contratta in servizio. «Eravamo esposti senza alcuna protezione – ci dice al telefono – non solo agli effetti dei bombardamenti, come avremmo scoperto dopo, ma anche a solventi chimici, per le ordinarie operazioni di manutenzione delle armi e dei mezzi corazzati. Chiedo solo alla Repubblica italiana di lasciarmi morire con dignità, riconoscendomi il diritto e la possibilità economica di ricevere le ultime cure».

Parole dure che evidenziano come la questione del riconoscimento della causa di servizio sia essenziale per curarsi. «Nonostante le promesse, i numerosi militari colpiti da tumori in seguito all’esposizione all’uranio impoverito continuano ad essere abbandonati a loro stessi, costretti a pagare di tasca propria le costose spese mediche e senza che a essi sia riconosciuto alcun risarcimento per causa di servizio», spiega il verde Mauro Bulgarelli, presente al sit-in indetto da alcune associazioni di familiari davanti Palazzo Chigi due giorni fa. La vicenda di Ciro Nastri lo conferma in pieno. Attualmente è in licenza trimestrale per malattia, al termine di questo periodo il suo stipendio verrà decurtato del 50%. Dopo un anno poi sarà posto in congedo senza aver maturato il diritto alla pensione, per il quale sono necessari 14 anni di servizio. Tutto ciò a fronte di spese mediche che ammontano a circa 2.000 euro al mese.

Intervenendo allo stesso presidio Gigi Malabarba, capogruppo Prc al Senato, ha chiesto con forza che «si vada in aula subito e si approvi la Commissione d’inchiesta sugli effetti dell’uranio impoverito, vista l’unanimita’ delle forze politiche, dopo lo stillicidio permanente di militari che si ammalano e muoiono per la cosiddetta sindrome del Balcani». I vertici della difesa però sembrerebbero vantare una consolidata pratica di pressioni, e molti dei familiari di ammalati hanno denunciato di aver avuto colloqui poco edificanti con ufficiali dell’arma che teme un alto numero di ricorsi giudiziari e ingenti somme di risarcimento.

Gli stessi senatori Gigi Malabarba e Tommaso Sodano hanno presentato in tal senso un’interrogazione al Senato nella quale si chiede: «se il carabiniere Ciro Nastri sia stato oggetto di pressioni affinché non rendesse nota la malattia e non presentasse la domanda di riconoscimento per causa di servizio». Analoga interrogazione a firma di Pino Sgobio, capogruppo dei comunisti italiani alla camera. «Abbiamo presentato una proposta di legge, di cui sono il primo firmatario – aggiunge in una nota – tendente a riconoscere l’invalidità al cento per cento, con tutti i benefici previsti dalle disposizioni legislative vigenti in materia, ed il riconoscimento immediato della causa di servizio».

Ma se questa dell’uranio impoverito è una vicenda che riguarda da vicino l’incolumità dei militari impegnati nelle missioni all’estero, è una questione addirittura drammatica per la popolazione civile che vive in quei territori. Gli effetti immediati della deflagrazione di un ordigno “arricchito” con uranio contro un ostacolo, sono trascurabili rispetto a quelli di lungo periodo sul territorio. Ciò accade perché l’inalazione è di gran lunga meno pericolosa dell’ingestione. Questo spiega perché i casi di malati in Kosovo, dove i militari si sono fermati per un periodo lungo, anche dopo la guerra, sono molti più che tra i soldati italiani reduci da altre azioni militari.

Queste considerazioni aprono squarci inquietanti anche sui rischi dell’attuale missione a Nassirya. Recenti rilevazioni effettuate nei Balcani hanno riscontrato, insieme all’Uranio 238, anche tracce dell’isotopo 236, più radioattivo e con tempi di dimezzamento di 12.000 anni. La vera eredità di queste presunte missioni umanitarie, sarà un ambiente compromesso per sempre. Un affare colossale però per le 8 ditte produttrici: le americane Primex, Starmet, BNFL (in parte a capitale inglese), Usec e Manifacturing Science Corporation, l’europea Urenco, la canadese Cameco e la russa Chepetsky Mechanical Plant. Il triste bilancio della produzione parla di 6 milioni di tonnellate, un kg a testa per ogni abitante del pianeta.

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