Il Napoli esordisce in C1 contro il Cittadella

di Rosario Dello Iacovo

Esce dal campo fra gli applausi il Napoli, al suo esordio in campionato col Cittadella, nonostante sul campo non vada oltre un rocambolesco 3 – 3. La prima volta in assoluto in C1, dopo quasi ottant’anni di storia vissuti per lo più nella massima serie, richiama il pubblico delle grandi occasioni. 45.764 spettatori, 29.932 paganti e 15.832 abbonati. Numeri che esprimono tutto il divario fra l’ex grande decaduta e gli altri, basti pensare che i paganti complessivi dei restanti 17 incontri dei due gironi della terza serie, sono oltre un migliaio in meno.

Fin dal mattino, in città c’è frenetica attesa, troppo a lungo repressa la voglia di tornare a parlare di calcio giocato, dopo i veleni di un’estate vissuta all’ombra del fallimento e della grande paura di vedere il Napoli sparire dal calcio professionistico. In tangenziale un imponente flusso di auto in direzione Fuorigrotta, che dalle 14 si trasforma in un vero e proprio ingorgo. Un mare di sciarpe e bandiere azzurre, una folla di gente comune, padri con figli al seguito, giovanissimi, intere famiglie, scene che non si vedevano in città dai tempi di Maradona e degli scudetti. Un entusiasmo nuovo, soprattutto se paragonato ai 180 spettatori di Napoli – Albinoleffe dello scorso campionato, ultima partita della storia del fallito Ssc Napoli.

E’ un pomeriggio, quello vissuto al San Paolo, sospeso fra la voglia di ricominciare e i sogni di futura gloria, che sembrano diventare certezze quando, dopo essere andato in svantaggio il Napoli si ritrova avanti di due reti alla mezzora, mettendo a segno 3 reti in soli 21 minuti. Ma il Cittadella non mostra alcun timore reverenziale e con un secondo tempo giocato quasi sempre all’attacco, riesce a chiudere l’incontro in parità, con la rete messa a segno dal centravanti Joachin De Gasperi, noto più per il suo impegno sociale che per le imprese calcistiche. L’approssimativa preparazione atletica e lo scarso amalgama degli azzurri, contribuiscono al vistoso calo della ripresa, dopo un primo tempo nel quale i calciatori del Napoli danno fondo anche alle riserve di energia che non hanno ancora nelle gambe.

Ben diverso il tono nei confronti di quelli che il popolo del tifo individua come i responsabili della retrocessione d’ufficio dalla serie B alla C. Gli ultras delle due curve, per protesta, non espongono i tradizionali striscioni, sostituendoli con un laconico e significativo 1926, data di fondazione del vecchio Napoli. Il presidente della Federcalcio Franco Carraro finisce sul banco degli imputati come il principale responsabile, per aver adottato un’insana politica dei due pesi e delle due misure, consentendo al Parma, coinvolto nel crac Parmalat a campionato in corso, di continuare a disputare la massima serie.

Un eloquente «Non c’è categoria che ci possa fermare: Carrato infame», campeggia in curva B, affiancato nel corso della partita da due striscioni contro il sindaco di Napoli, Rosa Russo Jervolino e il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, colpevoli secondo i tifosi organizzati di non aver tutelato adeguatamente i diritti della squadra e della città. Quando uno di questi striscioni, «Basta! Bassolino e Iervolino in prigione», viene issato si verifica un parapiglia che provoca un fuggi fuggi generalizzato. La speranza è che a Napoli il calcio torni a essere solo una questione sportiva e a che nessuno venga in mente di utilizzare la passione di una città per iniziare prima del tempo la campagna elettorale per le regionali del prossimo anno, che già da ora si annuncia incandescente.

Il Manifesto del 28 settembre 2004

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