Il disco non gira più

di Rosario Dello Iacovo

“A meno che non si faccia avanti un imprenditore in grado di salvare e rilanciare quest’esperienza storica, Fonoteca chiude”. Lo dice, ma ha la faccia di quello che non ci crede, il proprietario Massimo Cotugno. Salvo improbabili miracoli dell’ultima ora, quindi, la crisi del disco in versione campana fa un’altra vittima, dopo la Flying. E così un pezzo di storia musicale cittadina chiude i battenti e saluta. “E’ una chiusura a metà però – precisa – resterà aperto il negozio dell’usato, in via Cisterna dell’olio, 19”.

La contrazione del mercato discografico è un fenomeno internazionale. I dati sono inequivocabili. Secondo un’inchiesta pubblicata sul sito della Fimi (Federazione dell’industria musicale italiana) in quattro anni, dal 2000 a febbraio 2004, il mercato italiano ha perso il 14.44 % in termini di fatturato, con oltre 53 milioni di euro bruciati. Un trend inarrestabile che alla radice ha vari motivi: il caro CD, la diffusione delle connessioni veloci a internet, la pirateria, la possibilità di realizzare in casa, con un normale computer, delle copie pressochè perfette dell’originale a costi irrilevanti.

In Campania la crisi si fa sentire con forza, in combinata con l’effetto euro, che proprio al sud e a Napoli ha ridotto in misura maggiore che altrove il potere d’acquisto. Di fronte ad affitti spesso raddoppiati, ai bassi salari, all’aumento dei prezzi, il fatto che si abbiano meno soldi e voglia di spendere 20 Euro per un CD, non sorprende nessuno. Poi va aggiunta la concorrenza della grande distribuzione. Nel capoluogo campano, a Feltrinelli e Fnac, si aggiungerà presto Mediaworld, altro gigante già presente in molte città italiane. I megastore hanno prezzi inferiori di 3, 4 euro sulle ultime uscite, ma le loro fortune sembrano reggersi più sulla grande varietà di prodotti offerti al consumatore che sulla vendita dei cd. “Scontiamo le difficoltà del momento, ma il nostro dato è buono – dice Luigi Morra, direttore del negozio di P.zza dei Martiri – frutto di una politica di qualità e assortimento del catologo”. Sugli scaffali del megastore trovano posto, infatti, 30.000 titoli, dal jazz, all’hip-hop, alla musica classica.

I piccoli negozi quindi chiudono o sono costretti a ristrutturarsi, rilanciando sul piano degli investimenti e della fidelizzazione del cliente. Per una Fonoteca in centro che dimezza l’attività, c’è una Fonoteca al Vomero che invece raccoglie la sfida. Il nuovo store, attualmente chiuso per lavori di ristrutturazione, aprirà le porte il 20 ottobre. “Soprattutto per affermare le ragioni dei negozi specializzati – dice convinto Roberto De Rosa, uno dei soci – perché la grande distribuzione, per quanto cerchi di diversificare il proprio catalogo, non ha la competenza e la passione per orientare un pubblico come il nostro”. L’idea di un rapporto quasi familiare con la propria clientela, il negozio come luogo di riferimento per una comunità di ascoltatori, con gusti diversi dalla musica dei supermercati e dei megastore. “Continueramo a proporre artisti indipendenti – conclude Roberto – ma migliorando ancora di più la qualità del servizio”. In uno spazio di 200 m2, la tradizionale attività di vendita sarà affiancata da bouvetterie, internet point e uno spazio per l’editoria musicale e indipendente. Anche Demos si affida alla clientela fissa, all’import diretto e a un catalogo iperspecializzato che include etichette come la “Mute”, i cui cd costano 10,90.

Strategie ancora diverse per altri negozi della regione. L’usato è una voce di bilancio importante per Tattoo records a Napoli e sta cominciando a sperimentarlo anche Disclan a Salerno. “Contiamo di accelerare dopo Natale – dice il proprietario Mario Maisse – non ci spaventano le novità, ne’ il dover lavorare 12 ore al giorno e restare aperti anche la domenica”. Misure indispensabili per combattere l’erosione dei ricavi, dopo l’apertura del Ricordi-Mediastore nel 1998. A Caserta in poco tempo i negozi si sono ridotti da 6 a 2, nonostante sia assente la grande distribuzione. “Maddaluna” è il più attivo. Così come “Ananas & bananas” ad Avellino. Anche nel suo caso le offerte, che riducono molto il costo dei cd, sono fondamentali per far quadrare il bilancio, così come la diversificazione del prodotto. “Qualche anno fa vendevo 700 copie di Zucchero, adesso sopperisco spaziando dai Coral, alla nuova psichedelia norvegese e in fondo non mi dispiace, dice sorridendo Michele, al quale va anche il merito di aver organizzato il concerto di Lou Reed ad Avellino.

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