P2p, l’ammazzadischi

di Rosario Dello Iacovo

In origine fu Napster. Era l’anno 1998 e bastarono pochi mesi perché apparisse chiaro che si era di fronte a una rivoluzione copernicana. Poi sono venuti Kazaa, WinMx, Limewire, Emule e molti altri programmi basati sul peer to peer: lo scambio diretto di files fra due computer, attraverso un server. Un italiano può scaricare “It’s alive” dei Ramones da una cartella condivisa del pc di uno statunitense, mentre questi trasferisce a sua volta “Roma città aperta” di Rossellini, dal computer del primo. Ma anche l’esatto contrario, dipende tutto dai gusti personali, unica bussola con la quale ci si orienta nel patrimonio della produzione multimediale mondiale, completamente a disposizione on line.

E’ illegale e in Italia il recente decreto Urbani lo sanziona come reato grave, punibile con multe elevate e fino a 4 anni di carcere. Miopia delle istituzioni, incapaci di immaginare gli scenari futuri delle telecomunicazioni e impegnate invece, a braccetto con le multinazionali, nel tentativo di svuotare l’oceano armati di un secchio e tanta buona volontà. Perché di un oceano si tratta, visto che oltre il 60% del traffico complessivo della rete è costituito proprio dal filesharing. Soprattutto files mp3, facili da ascoltare, ma anche i divx (file video).

Il download via internet ha aperto degli scenari nuovi rispetto alle forme di distribuzione e alle modalità di produzione, oltre che alle questioni del supporto fisico e del formato dell’opera artistica. L’ LP è un prodotto tipico del taylorismo, standardizzato a priori rispetto a costi e durata delle tracce. Nell’ambito di un’offerta rigida che lega un certo numero di brani in un prodotto finito. Nulla di sorprendente che vada in crisi sotto i colpi di chi scarica una sola canzone e la rimonta in una sua personale compilation.

Anche l’industria discografica sta cominciando a ragionare sulla possibilità di vendere musica via web, al costo di 90 centesimi di euro per canzone. Con il download legale, cavallo di battaglia dell’i-tunes store, non ci si collega come nel caso del p2p a un altro pc, ma a una banca dati centralizzata. La Apple, infatti, è stata prima compagnia a orientarsi con decisione verso la musica digitale e la sua riproducibilità a mezzo del lettore mp3 più famoso del mondo: l’ipod.

Nel panorama italiano brilla per originalità il discorso portato avanti da “Elio e le storie tese” e dal loro manager Marco Conforti, uno dei cervelli migliori della discografia italiana. La loro società “Hukapan”, agirà come editore e produttore indipendente. Da un lato il sito come protocollo di distribuzione diretta dei contenuti. Dall’altro il cosiddetto CD brulé, registrato durante il concerto e venduto la sera stessa a 12 euro. Il CD brulé 2004 – tracklist diverse per ogni concerto – si chiama: “Ho fatto due etti e mezzo, lascio?” Anche il prossimo lavoro della band, che uscirà nel 2006, avrà poco a che vedere con un disco tradizionale: sarà un dvd musicale, con suoni e immagini. Dobbiamo abituarci sin da ora.

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