Paolo Polcari: un napoletano a Londra

di Rosario Dello Iacovo

Vivo a Portobello road nel quartiere di Notting Hill. Un pezzo di carabi nel cuore di Londra. Da qui sono partiti tutte gli stili che hanno influenzato le sottoculture giovanili da gli anni 60 in poi. La culla delle reggae europeo e della cultura dei sound system, tutte realtà che esplodono durante il famosissimo carnevale giamaicano dando vita a una situazione che non ha paragoni in Europa. Le cose però stanno cambiando. MTV ha colonizzato i cervelli dei ragazzi anche qui. Anni di consciousness spazzati via dalla merda che via tubo catodico arriva dritto dritto nella testa degli youngsters.

Mi ritrovo molto nelle parole di Chuck D. la voce dei Pubblic Enemy, la CCN dei ghetti che ha urlato la sua rabbia contro l’america bianca. Essendo uno che il cervello lo sa usare da tempo ha lasciato NY per trasferirsi a Londra, Chuck, però non si ritrova più nella città in cui è andato a vivere, da tempo ha iniziato a criticare i giovani della Black Comunity che vogliono emulare i loro coetanei dei projects newyorchesi o dei quartieri poveri di LA come Compton e South Central. Rap commerciale e R&B fighetto sono diventati fenomeno di moda, e tutta la iconografia sessista e violenta di cui sono portatori sono orami un must per giovani che desiderano essere cool anche a costo di scimmiottare i gangsta dell HipHop americano andando in giro su macchine costose, ostentando gioielli e pistole facendo a gara con gli altri a chi ha la ragazza più appariscente. P. Diddy e Craig David hanno sostituito nell’immaginario dei ragazzi dei quartieri neri cantanti come Linton Kwesi Johnson e i sound system hanno sostituito lo ska, il rocksteady, reggae e il dub con la musica che passa Yo! Mtv Raps.

Anche l’Undergroud ha conosciuto la sua americanizzazione, se prima Londra era davvero il centro di tutte le mode e sottoculture ora inizia a subire il bombardamento del mainstream, finendo per assomigliare sempre più a LA e a NY. Non so se Blair ha deciso che la Gran Bretagna deve diventare il cinquantunesimo stato degli USA, ma guardando quanto succede a Londra sembrerebbe proprio di si. La musica delle DanceHall ha sempre il suo groove che ti fa muovere appena inizi a sentirla, ma il messaggio sociale che ha da sempre accompagnato la musica reggae è sparito. Non ho niente contro Sean Poul, ma sentirlo invitare le ragazze a muovere il loro culetto a ritmo della musica non è proprio la stessa cosa che sentire Burning Spear cantare Marcus Garwey. Anche il carnevale di Notting Hill è cambiato. Negli anni settanta era sempre l’occasione per dare corpo e visibilità alla protesta sociale. Rastaman di Brixton e Soho e i Punk che si radunavano a Kings Road a Chelsea, si univano per caricare la polizia mentre le casse dei Sound System pompavano a tutto volume.

Accadde qualcosa di speciale fra il 1975 ed il 1977. Un incredibile incontro fra culture musicali diverse. Proprio come nel carnevale del 76 ci furono negli scontri con i Bobbies più di 70 arresti e 500 feriti. A darsi da fare durante gli scontri c’erano anche Paul Strummer e Joe Simenon dei Clash. Stava succedendo qualcosa di speciale. Bob Marley fu fra i primi ad accorgersene, e lo scrisse nella canzone Punky Reggae Party. I diseredati bianchi e neri si univano e pensare a un futuro diverso sembrava una cosa possibile. Dopo anni di tranquillità la violenza è tornata, ma è la violenza schizoide delle metropoli.Ne sono protagoniste le gangs che hanno solo lo scopo di dare corpo a un’informe rabbia senza senso causando recentemente la morte un ragazzo che non voleva altro che divertirsi ballando durante i festeggiamenti per il carnevale.

Anche Brixton è cambiata. Non è piu ruff come prima. Avere una casa nel quartiere nero è l’ultima moda fra la gente con i soldi. Lo stesso destino l’ha avuto l’est London. Il cuore cockney della città è diventata la zona radical chic ed è uno dei centri più importanti dell’arte contemporanea, la zona in cui succedono le cose più interessanti. Qui c’è una fortissima l’influenza degli indiani che sono forse la comunità culturalmente e socialmente più viva, capace di produrre le novità musicali più innovative. Nei quartieri indiani come Banglatown si respira un’atmosfera più rilassata rispetto a quella che si può trovare nei quartieri neri dove tutto è più esasperato.

La black community mi ricorda molto la mia Napoli: grandi potenzialità ma una assurda propensione all’autodistruzione e al buttare quanto di buono è stato fatto al vento. Per quanto riguarda la scena musicale la prima cosa che salta agli occhi è la fine della club culture, ai festini house ci trovi orami solo i trentenni che hanno ancora voglia di fare casino. La cultura dell’extasy è diventata appannaggio della Goha trance. Una strana commistione di pacifismo, che recentemente qui ha riavuto un ritorno di fiamma, basti pensare alle manifestazioni di 100.000 persone contro la guerra in Iraq (cifra che per noi italiani può risultare risibile ma che per queste parti è un record senza precendti), fricchettonismo, induismo e tanti altri ismi per chi è in cerca di un po’ di spiritualità a buon mercato, da poter consumare fra boghetti e pasticche. La vera novità è invece il revival degli anni 60, i ventenni hanno impacchettato i PC con cui facevano la musica e hanno riscoperto il piacere di suonare gli strumenti. Un mio amico definisce questa nuova scena come ipermod per ricordare questo nuovo modo di vivere il mod-nernismo (lascialo!!). Fatto sta che nei locali si trovano soprattutto gruppi che live suonano un sound molto simile a quello dei sixties, molto più frequentemente sugli scaffali si possono trovare raccolte Northen Soul e si rinizia a vedere in giro qualche Parka. Anche se i tempi cambiano a Londra è sempre facile trovare un posto in cui divertirsi.

L’Est End fra Old Street e Brick Lane si possono trovare club come il Plastic People che funziona ad consolle aperto: Vai li col tuo PC e fai sentire la tua musica. Poi c’è il Cargo e il Foundry un posto unico tappezzato dai manifesti di tutte le realtà politiche della sinistra radicale. Una sera nel suo sotterraneo ho scoperto un manifesto di Officina99 e un volantino dei disoccupati organizzati di Napoli. Fu una sensazione stranissima respirare un po’ di aria di casa nel cuore dell’Est End. Un altro bel club è il 291 Gallery, una ex chiesa sconsacrata, di Hackney che in passato era uno dei quartieri più pericolosi e che ora sta diventando trendy. Questo lo locale rappresenta l’evoluzione del club, qui la multimedialità la fa da padrona. Dj si esibiscono in compagnia agli i più giovani e innovativi del momento. Una peculiarità di Londra e soprattutto di Camden è la facilità con cui nei pub puoi trovare gruppetti che magari dopo pochi mesi diventano famossisimi. Una volta stavo bevendo una pinta di lager in pub e inizia a suonare un gruppo che prometteva bene, del quale a stento ricordavo il nome. Dopo tre mesi li ritrovo in tv e in tutte le radio di mezzo mondo: erano gli scozzesi Franz Ferdinand band di culto da queste parti.

Londra rimane un posto in cui si vive bene, molto costoso ma ora con l’euro la differenza con casa nostra si avverte molto meno di prima. Un Napoletano come me a può sentirsi come a casa sua, il trucco e cercare di ignorare le arie di superiorità che si danno gli inglesi e godersi nel modo migliore la vita notturna che può riservare sempre molte sorprese.

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