Alter Ego, call center a misura di sfruttamento

di Rosario Dello Iacovo

E’ scontro fra Nidil-Cgil e “Alterego”, uno dei tanti call center presenti nell’incubatore CISI-Sviluppo Italia, adiacente al comprensorio Olivetti di Pozzuoli. Secondo il sindacato l’azienda violerebbe palesemente il contratto. Licenziamenti arbitrari, ore di lavoro extra e periodi di prova non retribuiti, bassi guadagni, con un “fisso” di poco superiore ai 200 euro mensili e provvigioni di 2,50 sui contratti che gli operatori riescono a stipulare. Queste le contestazioni mosse dai sindacalisti.

Nella zona flegrea dopo la dismissione pressochè totale delle fabbriche i call center sono diventati un segmento significativo del lavoro sul territorio. Wind-Infostrada e Vodafone hanno stabilito alcune delle loro attività a Pozzuoli, impiegando 1.400 persone, in gran parte giovani sotto i 30 anni, garantendo paghe nella norma e contratti definiti. A detta della Cgil però, esisterebbero piccole realtà, come la “Alterego”, dedite soprattutto al telemarketing per conto di aziende più grandi, che operano al limite del lavoro nero, e che violano i più elementari diritti dei lavoratori. Una conferma verrebbe, sempre secondo la CGIL, dal mancato riconoscimento da parte dell’azienda di una bozza d’accordo che prevedeva la fine della formazione gratuita, la trasformazione dei collaboratori in lavoratori dipendenti e lo stop ai licenziamenti.

Non ci sta però il titolare Rosario Todde. Un passato da lavoratore nel gruppo Olivetti, poi la mobilità e la decisione di avviare quest’esperienza in proprio. “Ho rifiutato un nuovo incontro col sindacato perché non può esserci dialogo con chi è in malafede”, esordisce telefonicamente. “Non c’è alcuna violazione da parte nostra. Per l’ora di lavoro extra, delle 4 quotidiane previste dal contratto, abbiamo trovato un accordo coi nostri collaboratori. Il periodo di prova è retribuito, anche se si tratta di formazione. Impossibile poi assumere i collaboratori come dipendenti, visto che nessuno garantisce all’azienda una committenza di lungo periodo. In ogni caso fra i 300 euro del fisso e le provvigioni, i nostri collaboratori guadagnano circa 500 euro al mese per 5 ore di lavoro al giorno”.

Ma sono di ben altro tenore le dichiarazioni di un’ex collaboratrice che chiede di restare anonima. “Ho firmato il contratto con la Alterego nel giugno 2003 e per i 20 giorni del corso di formazione non sono stata retribuita”. Durissime, poi, le condizioni di lavoro che descrive: “Avevamo 3 minuti per portare “a buon fine” le telefonate e dovevamo farne almeno 150 al giorno. Il lavoro era molto stressante e venivamo redarguiti dal titolare se non riuscivamo a vendere il nostro prodotto, all’epoca una promozione wind-infostrada. Tutto ciò per soli 220 euro di paga garantita, se non si raggiungeva il tetto dei 30 contratti mensili. A gennaio 2004 mi sono licenziata, non ne potevo più”. Adesso la parola passa alla Direzione provinciale del lavoro, che si pronuncerà sulla vertenza collettiva, che la Cgil-Nidil sta intentando contro l’azienda.

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