Furti sospetti a Officina 99

di Rosario Dello Iacovo

I computer rubati sono già stati sostituiti e Radiolina, l’emittente pirata ospitata da Officina 99, ha ripreso le trasmissioni. “Tutto a tempo di record, chi si illudeva di averci messo i bastoni tra le ruote deve fare i conti con la nostra determinazione”, lo dice visibilmente soddisfatto Gigi, uno dei più noti e impegnati attivisti del centro sociale di via Gianturco, occupato dal 1991. Il furto, avvenuto la scorsa settimana, è solo l’ultimo di una lunga serie. Già ad agosto scorso ignoti si erano introdotti all’interno della struttura portando via oggetti di scarso valore, agevolati dal fatto che il portone non fosse chiuso dall’esterno come abitualmente avviene.

L’ultimo furto invece, presenta degli elementi che fanno riflettere. Non certo per l’ennesima appropriazione indebita nella capitale della microdelinquenza, ma perché un furto è finalizzato all’ottenimento di un bottino soddisfacente, che in qualche modo giustifichi i rischi. Invece dall’edificio di via Gianturco sono stati portati via i case dei computer del laboratorio hacklab e i microfoni dell’impianto di amplificazione, forzando una finestra al primo piano, che è servita da via d’entrata e di fuga. Un’azione rischiosa per dei pc assemblati con pezzi riciclati, provenienti da donazioni personali di simpatizzanti e qualche microfono. Un danno, però, per le iniziative di Officina, ed è proprio questa la chiave di lettura degli occupanti: “Privare il posto di strumenti essenziali per l’attività politica”, come ribadisce Gigi.

Se si aggiunge che il centro sociale è ubicato a pochi metri da una caserma della finanza e nella stessa strada si trova una nota agenzia di polizia privata, si deduce che i ladri in questione sono interessati più all’ebrezza del rischio che al ricavato, oppure che la vicenda presenta degli aspetti tanto inspiegabili quanto inquietanti. Così come inquietante è la campagna che una fetta di stampa cittadina conduce, quotidianamente e con piglio feroce, contro una delle poche esperienze, capace di ridare vita a un pezzo di degradata periferia napoletana, con la concretezza dei fatti e senza alcun tipo di finanziamento pubblico.

“La questione dell’autonomia per noi è essenziale – dice con convinzione Claudia, una giovane militante – farsi imbrigliare in certe dinamiche istituzionali eliminerebbe il vero quid politico di quest’esperienza che è e resta antagonista”. Il modello Leoncavallo e la sua rete di autoreddito, così come le tante altre esperienze di comodato d’uso, fitto e concessione istituzionale non trovano cittadinanza a via Gianturco, la parola d’ordine è sempre quella: resistenza.

In assoluta indipendenza, quindi, il centro sociale elabora il programma delle iniziative invernali, dopo la riuscitissima “festa del raccolto”. Venerdi scorso, grazie anche alla contemporanea proiezione del film “Fame chimica” e all’esibizione di Zulù dei 99 Posse e Papa J, oltre un migliaio di attivisti e simpatizzanti ha affollato Officina 99, per un interessante confronto sulla legalizzazione e l’autoproduzione delle droghe leggere, come strumenti efficaci per combattere le grandi organizzazioni criminali e le politiche proibizioniste.

Il 25 novembre ci sarà una performance teatrale finalizzata al reperimento di fondi per le spese legali dei molti attivisti coinvolti nei processi di Genova e Cosenza. Poi il 27 la 4° edizione del “linux day”, giornata di mobilitazione nazionale a favore dell’utilizzo del sistema operativo open source, simboleggiato dal pinguino. Un’iniziativa che si colloca dentro il percorso intrapreso da 3 anni dall’hacklab, una riflessione sul free software e sulla libera circolazione dei prodotti del genio umano. La comunicazione è uno degli elementi centrali dell’attuale identità di Officina 99, non a caso il centro sociale ospita Radiolina, radio pirata che trasmette in fm sui 104.95 mhz e su web all’indirizzo http://www.autistici.org.

Per tutte le iniziative è prevista una sottoscrizione di 3 euro “flessibili”, poco più delle 5.000 lire richieste nel 1991, nonostante siano passati 13 anni. “Perché gli stipendi più bassi non sono cresciuti granchè da allora. L’Italia vive un grave disagio sociale, precariato diffuso e un futuro ancora più incerto, come messo in luce dall’esproprio di sabato scorso a Roma”, conclude Gigi. Gli si può dare torto?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...