Piazza telematica di Scampia, più che virtuale, fantasma

di Rosario Dello Iacovo

Quali segreti impenetrabili si nascondono dietro la piazza telematica di Scampìa? Il sindaco Iervolino ne ha annunciato in settimana l’imminente apertura, ma per noi le porte sono rimaste inspiegabilmente chiuse. Vicenda davvero singolare: una struttura in procinto di inaugurare che viene invece blindata allo sguardo (indiscreto?) della stampa. Stranezze della politica.

La piazza telematica c’è, o meglio: l’edificio che dovrebbe ospitarla esiste, ma quello che c’è dentro sembra essere una questione privata, un affare di famiglia potremmo dire, se solo l’espressione non rimandasse maliziosamente alle vicende di cronaca. Un’anomalia, quindi, per quello che dovrebbe essere uno dei punti principali del progetto di riqualificazione della periferia nord. In teoria, perché nella pratica le cose vanno spesso in un’altra direzione, soprattutto a Scampìa.

Quella della Piazza Telematica è una storia antica. Si parte dall’avveniristico progetto datato 1995, i lavori iniziano tre anni dopo e vengono completati nel 2003. Il costo complessivo è di 3 milioni di euro, finanziati nell’ambito del “progetto pilota urbano” dell’Unione Europea e in parte dal CIPE. Nel 2003 la struttura viene affidata alla “Seterna Spa”, una società comunale che gestisce i servizi sociali e di cui è amministratrice delegata Alessandra Bocchino. Da allora il vuoto con la risibile eccezione di un corso di “taglio e cucito” sovvenzionato dalla Regione, che dovrebbe partire. Poi i corsi di “alfabetizzazione informatica” e di “ceramica” dell’associazione “Piazziamoci”, uno sforzo certamente encomiabile, ma che resta circoscritto all’ambito del volontariato e non a quello dell’intervento istituzionale.

Una contraddizione stridente col progetto che invece prevede, su due piani, un’area di accoglienza e informazione, un’area commerciale destinata ai negozi, uno spazio di socializzazione e svago con un internet cafè e una bibliomediateca, sportelli di orientamento scolastico e servizi ad alto profilo tecnologico per le imprese e l’associazionismo. 50 postazioni internet, 2 sale per video conferenza, strumenti di supporto al business.

Un’opera ambiziosa. Per questo ci mettiamo in viaggio per Scampìa con la speranza di comprendere perché la struttura resta ancora chiusa. Così, in compagnia del consigliere circoscrizionale dei DS Antonio Musella, ci rechiamo in Via Labriola, dove si trova l’edificio. L’accesso al pubblico non è consentito, ma otteniamo dalla guardia giurata un colloquio con un responsabile. Dopo un’attesa di circa 10 minuti il cancello automatico finalmente si apre. Entriamo.

Dalle finestre fanno capolino volti sorpresi e sguardi preoccupati. Un’atmosfera da film horror e noi nell’insolita parte dell’acchiappavampiri sulle tracce del conte Dracula. Non abbiamo paletti di frassino, ma poco importa perché poco dopo la nostra impressione trova conferma: non siamo graditi. Un addetto alla segreteria telefona alla direzione centrale della “Seterna”, in via Ponte di Tappia. Dall’altro lato del filo il funzionario Maurizio Molinari è categorico: “non è possibile visitare la struttura, non mettetemi in difficoltà”.

Quali siano queste difficoltà non è lecito saperlo. Nemmeno le assicurazioni di voler mostrare l’altra Scampìa, quella che dovrebbe vivere nella normalità dello sviluppo, nella legalità, sortiscono l’effetto sperato. Forse perché quest’altra Scampìa semplicemente non esiste o perlomeno non abita qui nella piazza telematica? Dietro i 2700 metri quadri di questa struttura, che fonti ben informate definiscono “già obsoleta”, c’è il vuoto? I dubbi sono forti, soprattutto alla luce di quanto constatatiamo in prima persona. L’ingresso è disadorno, nessuna postazione visibile, qualche computer qua e là negli uffici lungo il corridoio che percorriamo, mentre vengono chiuse frettolosamente le porte al nostro passaggio.

Ci congediamo. Fuori è un’altra giornata di guerra, ma questa volta la camorra non c’entra è solo ordinario degrado. Nella notte di martedi un corto circuito ha distrutto i contatori dell’Enel della vela D, fiamme alte fino al terzo piano, una tragedia sfiorata. “E’ terribile vivere nelle vele, si gela d’inverno e si soffoca d’estate – dice malinconico Antonio Musella – io avevo un contratto di sei mesi, ci sono rimasto 21 anni”. Forse è il caso di fare presto, Scampìa non ha più tempo per sognare il futuro.

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