Intervista a Michele Gravano, segretario campano della Cgil

di Rosario Dello Iacovo

La situazione del lavoro in Campania è drammatica. Mentre si allarga il divario col nord e viene azzerata l’industria regionale, il governo vara una finanziaria che riduce ulteriormente le risorse per il sud. La situazione di allarme sociale sta raggiungendo livelli molto elevati nelle regioni meridionali, strette fra disoccupazione e mafie, fra lavoro nero e quello iperprecario delle nuove forme di flessibilità. Ne abbiamo discusso con il Segretario regionale della Cgil campana Michele Gravano, in un’intervista dai toni preoccupati e dagli “scenari ucraini”. Ma anche un tentativo di riflessione sui limiti dell’azione sindacale nei confronti della flessibilità e del paradigma del lavoro neoliberista.

Il sud arranca e questa finanziaria gli da il colpo di grazia?

Questa finanziaria è quanto di peggio poteva capitare al Sud: riduce le risorse per gli investimenti, gli incentivi alle imprese e per il sostegno all’occupazione. La riduzione delle risorse sul welfare, in particolare sulla sanità, peserà nel corso del 2005 in maniera negativa. Non c’è una terapia capace di collocare il Mezzogiorno al centro dei problemi del Paese, di considerarlo una risorsa e di avviare una ripresa, una crescita ed un rilancio dell’occupazione. Dovremo continuare nel 2005 a contrastare questa politica partendo dall’accordo sottoscritto con Confindustria, l’Abi e un insieme di associazioni.

Lei, citando recentemente il caso Ucraina, ha parlato di pericolo di rottura dell’unità nazionale in Italia, teme davvero uno scenario di questo tipo?

La vicenda dell’Ucraina è allarmante. Noi non siamo estranei a questi rischi. Il Mediterraneo, per i conflitti che sono in corso, sarà uno dei terreni di impegno stragegico della nuova amministrazione americana e non è dato per scontata la persistenza di una unità in funzione di questi obiettivi strategici. In questo senso i processi di devoluzione messi in atto dall’attuale maggioranza sono il segnale di questo pericolo. I rapporti internazionali, soprattutto quelli tra Usa ed Europa, delineano, dopo la vittoria di Bush, una nuova fase che dovrà essere seguita con attenzione, perchè i tentativi di dividere l’Europa saranno fatti con molta forza e la strategia di questa amministrazione americana è più che mai determinata

Quindi un nord che fa corsa a se e un sud in concorrenza diretta coi paesi dell’est europeo?

Per quanto riguarda la concorrenza dell’Est e l’allargamento dell’Europa, i negoziati che si apriranno con la Turchia e quelli, dopo il 2007, con la Bulgaria e la Romania sono da considerare positivi in un contesto di ripresa e di unità dell’Europa nello scacchiere mondiale. Questo allargamento comporterà dei problemi che dovranno essere mediati e governati. Quindi non contrapporrei le aree in ritardo di sviluppo storiche alle nuove. Questo dovrà comportare un’azione e anche un impegno delle forze politiche, sindacali e sociali, come la Ces, la confederazione europei dei sindacali, e i rappresentanti degli industriali in sede europea, a definire le finalità dei nuovi fondi comunitari, gli obiettivi strategici da perseguire, senza arrestare i processi in corso nelle diverse aree del sud d’Europa. L’esperienza tedesca e in parte anche quella francese sono allarmanti e non riproponibili nella situazione italiana, perchè i salari medi tedeschi e quelli francesi, anche in termini di orario di lavoro, sono notevolmente superiori a quelli italiani che sono tra i più bassi d’Europa.

La flessibilità è necessaria? Non le sembra subalternità nei confronti del modello neoliberista, che anche in presenza di piena flessibilità non produce, invece, sviluppo?

Nessuna subalternità al neoliberismo. Il lavoro a tempo indeterminato deve rimanere il rapporto di lavoro fondamentale e centrale nell’accesso al mercato. Questo non significa che altre forme di rapporti di lavoro, contrattati e regolati, non siano possibili. Ma la moltiplicazione dei rapporti determinata dalla legge 30, la precarizzazione, che è cosa diversa dalla flessibilità, è da contrastare perchè sta producendo insicurezze e guasti. Per quanto riguarda la Campania, ci sono state le esperienze coordinate dal professor Meldolesi e il tentativo, attraverso l’utilizzo dei fondi comunitari, di avviare alcune iniziative per aiutare l’emersione. Questo governo ha fatto propaganda e non ha risolto nulla. Sono più il reddito di cittadinanza e il tema del sostegno formativo vincolato al tempo indeterminato ad aver caratterizzato l’azione legislativa della Regione che non questa iniziativa sul sommerso che rimane come un problema vero che viene consegnato alla prossima legislatura e sulla quale bisogna lavorare, dopo gli errori e i guasti commessi dalla vecchia gestione confindustriale.

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