Approvata la legge regionale campana per il diritto allo studio

di Rosario Dello Iacovo

E’ stata approvata, dopo meno di un’ora di consiglio e con i voti di maggioranza e opposizione, la legge regionale campana per il diritto allo studio. Attesa da 20 anni e fortemente sollecitata negli ultimi 3 da un’ampia mobilitazione studentesca, passa con un emendamento finale del capogruppo di Forza Italia, Antonio Bianco, che accoglie le critiche del Cardinale Giordano in materia di parità fra scuola pubblica e privata, con un adeguamento al quadro legislativo nazionale. “Un emendamento che non stravolge la legge, per questo l’abbiamo votata pur esprimendoci contro alcuni articoli – dice Franco Specchio dei comunisti italiani -, ma del resto era una scelta obbligata, la maggioranza non aveva i numeri per l’assenza dei consiglieri dell’udeur dall’aula”. Il Pdci ha spinto, invece, per l’inserimento di misure di sostegno agli operatori che si occupano dell’inserimento scolastico di immigrati e rom.

E’ una nuova frontiera, “una legge di cittadinanza sociale”, come la definisce il governatore Antonio Bassolino, che presenta molti aspetti positivi in linea teorica, garantendo un accesso totale al diritto allo studio ed estendendo i benefici anche alla formazione extrascolastica. La questione che adesso si apre, però, è quella della sua effettiva applicabilità, un provvedimento così ambizioso necessiterà di ingenti finanziamenti e, per ora, appaiono del tutto insufficienti i 40 milioni di euro stanziati, di cui 30 dal Governo e 10 dalla Regione, secondo un piano di ripartizione che assegna alle istituzioni locali un intervento pari ad almeno il 25% dell’intera cifra.

Più nel dettaglio la legge prevede l’istituzione di borse di studio già dalle scuole materne per gli studenti il cui reddito familiare è sotto i 30.000 euro annui, divisi in 3 fasce: fino a 10000, da 10001 a 20000 e da 20001 a 30000; agevolazioni sui trasporti, che in verità erano già state garantite da una vertenza studentesca dello scorso anno con l’Assessorato ai trasporti; l’introduzione di una “carta studenti” che dovrebbe garantire sconti sull’acquisto di libri, dischi, biglietti per concerti, cinema, rappresentazioni teatrali, mostre e musei; la formula del comodato d’uso per i libri di testo, che verrebbero messi a disposizione dello studente e restituiti alla fine dell’anno scolastico.

“E’ una buona legge, che tiene conto della condizione economica dello studente e della sua possibilità reale di esercitare il diritto allo studio – afferma Roberto Iovìno coordinatore regionale dell’Uds – ma un minuto dopo la sua approvazione ci siamo messi al lavoro per aprire una serie di vertenze che garantiscano a quello che adesso è un guscio vuoto, di riempirsi di contenuti e possibilità”. La questione delle risorse si conferma, quindi, centrale. Basta confrontare le cifre con quelle dell’analoga legge dell’Emilia Romagna, che stanzia per le sole borse di studio 30 milioni di euro, con una partecipazione della Regione che arriva al 50%, per rendersene conto. Critica invece la posizione degli “studenti in movimento” che sottolineano come non sia prevista alcuna forma di gratuità per gli studenti provenienti da famiglie con un reddito inferiore a 5000 euro annui. “Una legge sul diritto allo studio che non rispecchia le richieste originali degli studenti, per ora siamo sullo 0 – 0”, recita il loro comunicato. E in effetti la partita è ancora tutta da giocare.

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