Il miracolo di San Tornello

Di Rosario Dello Iacovo

Dopo il miracolo lampo tutto in una notte del Meazza di Milano, San Tornello sbarca a Napoli. Si gioca a porte aperte per i soli abbonati Napoli – Spezia, quinta giornata di ritorno del campionato di serie B prevista per oggi alle 15 allo stadio San Paolo. I tornelli finalmente ci sono, ma quanta fatica per il fatidico sì, arrivato dall’Osservatorio del Viminale solo ieri sera.
Un’attesa che la città ha vissuto con la comprensibile apprensione di chi manca da troppi anni dal calcio che conta, ma con una calma non scontata alla vigilia e probabilmente incentivata dai buoni risultati della squadra. Il secondo posto alle spalle della Juve, il rassicurante ruolino di marcia anche a porte chiuse e senza tifosi al seguito, come nella vittoriosa trasferta di Trieste, lo testimoniano senza timore di smentite.

«Accolgo con piacere la notizia della riapertura dello stadio – dichiara il consigliere comunale del Prc Sandro Fucito –, ma a patto che segni una ripresa del progetto ‘La scuola allo stadio’ finora disatteso dalla nuova Ssc Napoli, nonostante sia previsto dalla convenzione per l’utilizzo del San Paolo fra il Comune e la società di De Laurentiis. All’emergenza violenza si risponde soprattutto con iniziative di carattere sociale e formativo».

La questione è stata sollevata per l’ennesima volta dallo stesso Fucito, presidente della commissione scuola, nell’ultima seduta del consiglio comunale dello scorso 13 febbraio. Il progetto a cui fa riferimento è datato agosto 2002, con l’approvazione di un emendamento alla convenzione fra il Napoli dell’allora presidente Naldi e il Comune. Quattrocentoventi biglietti gratuiti per gli studenti napoletani per ogni partita interna degli azzurri, oltre che una serie di attività nelle scuole e nello stesso stadio San Paolo, in grado di valorizzare il calcio come risorsa sociale. Cinque mesi dopo la Juventus ha presentato a Bruxelles un progetto dai contenuti molto simili.

Fra i quarantotto istituti napoletani che hanno partecipato per due anni all’iniziativa, ci sono la più volte vandalizzata Bordiga di Ponticelli, la Lombardi del Rione Sanità, il Vittorio Emanuele dei Quartieri Spagnoli, l’Archimede di Barra, l’Istituto professionale Miano di Scampìa. Scuole di periferia o del centro storico, dove l’abbandono scolastico raggiunge percentuali allarmanti.
Uno degli obiettivi del progetto era proprio quello di riportare tra i banchi ragazzi dal vissuto difficile, dare loro dei riferimenti e incentivarne il senso della comunità. L’iniziativa veniva discussa a scuola, poi gli studenti visitavano lo stadio incontrando i calciatori parlando con loro non solo di questioni riguardanti il calcio, ma soprattutto di temi più disparati come la violenza nella società, l’uso del casco e le campagne per la legalità. Al San Paolo poi si teneva la fase finale dei tornei scolastici, uno stimolo enorme per chi solitamente gioca su spelacchiati campetti o nelle piazze cittadine.

Con la nascita del nuovo Napoli di De Laurentiis il progetto però si è arenato. «Ho più volte sollecitato l’assessore competente Ponticelli e lo stesso Sindaco – spiega Fucito – che mi hanno garantito di aver chiesto spiegazioni al Napoli senza ottenere risposta. Per questo la riapertura del San Paolo deve essere l’occasione per rilanciare un’iniziativa utile e necessaria per aprire un ponte fra i giovani, lo sport e le istituzioni».

Dello stesso parere è l’assessore regionale all’Istruzione del Prc Corrado Gabriele, per il quale «Dopo le ultime ondate di violenza, gli stadi sembrano essere percepiti come delle vere e proprie palestre di intolleranza, esistono invece tutti i presupposti per sviluppare proficue sperimentazioni, che mirino a renderli dei luoghi di aggregazione, capaci di incidere sul fenomeno della dispersione scolastica incanalando virtuosamente il malessere delle giovani generazioni, che in questi tempi di precarietà vivono una costante ansia di collocazione sociale». La parola ora passa al Napoli perché, precisa Gabriele: «È necessario che ognuno faccia la sua parte per rendere fruibili gli strumenti della convenzione. In questo modo si aprirà anche la possibilità di estendere l’accordo ad altre società sportive della nostra Regione».

Il Manifesto 7 marzo 2007

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