Razzismo di curva?

Intervista sul «modello inglese» con Cass Pennant, ex hooligan del West Ham oggi scrittore e studioso dei tifosi

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Dall’english desease, che negli anni ’80 fece correre ai ripari Margareth Thatcher, al modello inglese: legislazione fortemente repressiva, stadi con solo posti a sedere, innalzamento vertiginoso del costo dei biglietti. È così che la patria del football hooliganism è diventata punto di riferimento per le strategie di contrasto al fenomeno della violenza nel calcio. Anche in Italia dopo la morte dell’ispettore di polizia Raciti, si fa un gran parlare di questo modello. Non sempre però con cognizione di causa, privilegiando gli aspetti repressivi a discapito del miglioramento della qualità degli stadi. Ma è tutto oro quello che luccica oltremanica, oppure la violenza si è fatta semplicemente meno visibile? Due recenti episodi sembrano confermare questa tesi.

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11 marzo, a Stamford Bridge il Chelsea ospita il Tottenham per un incontro di FA Cup. Fra le due firms (tifoserie) c’è una rivalità storica. Lo scontro che avviene nei pressi del pub Sloaney Pony a Parsons Green lascia sul campo dieci accoltellati. Vengono arrestate 34 persone. 28 aprile, il Leeds si gioca nella partita a Elland Road contro l’Ipswich le residue speranze di restare in championship, la vecchia second division. La partita finisce 1-1 e il club dello Yorkshire, che nel 2001 era arrivato in semifinale in Champions league, retrocede in terza divisione. I tifosi invadono il campo.

Del resto quello fra calcio e violenza è un binomio inscindibile sin dalla nascita del football moderno in Inghilterra. Nel 1846 a Derby devono intervenire due battaglioni di dragoni per sedare la rivolta scoppiata in occasione di una partita. Dal 1880 diventano usuali le invasioni di campo. Ma le esplosioni di violenza fino alla fine degli anni sessanta restano di carattere estemporaneo: risse che scoppiano in occasione di un goal della squadra avversaria o di una decisione arbitrale contestata.

Sono i mondiali del 1966, ospitati e vinti dall’Inghilterra, a segnare uno spartiacque. C’è la nascita dello stile skinhead, in origine apolitico e condiviso da teenagers neri di origine giamaicana e giovani della working class inglese, contribuisce a innalzare il livello della violenza e a trasformarla in organizzata. Nascono mobs(gruppi) composti da centinaia di persone che indossano ancora i colori della propria squadra. Conquistare la sciarpa degli avversari e indossarla come trofeo è un must, ma non basta e si afferma la conquista della curva rivale. Take the end: infiltrarsi senza colori, raggrupparsi e caricare facendo scappare in campo la tifoseria di casa. In quegli anni la legislazione è molto permissiva e questi comportamenti vengono sanzionati quasi sempre con una semplice multa.

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Ma fra i ’70 e gli ’80 si verifica una prima stretta repressiva che provoca la nascita dello stile casual. Via i vecchi anfibi doc martens dalla punta d’acciaio, si fa strada l’abbigliamento sportivo di Adidas, Sergio Tacchini, Fila. L’intento è quello di mimetizzarsi abbandonando l’immagine troppo visibile dell’hooligan. È in questo periodo che la violenza raggiunge il suo picco, coinvolgendo un numero minore di individui ma molto motivati. Le tragedie dell’Heysel e di Hillsborough, del 1985 e del 1989, e la nascita della Football intelligence unit rappresentano un punto di svolta. Con le leggi Football offences Act e Football disorder Act, rispettivamente del 1991 e del 2000, la violenza viene allontanata dagli stadi inglesi.

Cass Pennant è uno degli ex leader della Icf del West Ham. Cass ha lasciato la scena da tempo diventando un autore di best seller sull’hooliganismo. In questi giorni stanno iniziando le riprese del film tratto dal suo ultimo libro, Cass, un lavoro autobiografico che ripercorre la sua vicenda personale.

Cass, la battaglia fra Chelsea e Tottenham dimostra che la violenza continua a esistere nel calcio inglese?

Non potrà mai sparire completamente. Da un lato ci sono vecchie ruggini che tornano a galla e dall’altro i giovani vogliono farsi un nome. Solo che oggi le autorità sono sostenute dalle leggi. Le firms continuano a farsi vedere, ma mai più di un paio di volte a stagione. Personalmente non sono più coinvolto, ma anche il West Ham ha riformato l’Icf, così come gli Sheffield United la Bbc. Nello scontro fra Chelsea e Tottenham l’età delle persone coinvolte è compresa fra 35 e 55 anni, vecchie facce. Alcune di loro sono citati.

Che differenze ci sono fra ieri e oggi?

Allora c’era un enorme numero di persone coinvolte perché era di moda andare alla partita ed essere coinvolti. C’era la musica, l’abbigliamento, uno stile di vita condiviso dalla maggioranza dei giovani fra i 15 e i 25 anni. I loro coetanei oggi non hanno una moda creata da loro, nessuna scena musicale come quella Oi dei Cockney Rejects, dei Cock Sparrer e così via. Oggi i ragazzi vivono diversamente il calcio, magari trascorrendo un weekend nella città dove vanno in trasferta, andando in discoteca, visitando una città vicina prima della partita. Sono pochi quelli rimasti fedeli al culto delle firms di hooligans.

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Qual è la top firm in UK ora?

Il controllo da parte della polizia costringe a fermare per una stagione o due quelle ancora attive, lasciando un’altra firm a tentare di prendere il loro posto e se ci riescono devono a loro volta fermarsi. I Cardiff ha ancora un potenziale ma sono fermi, Manchester Utd sono relativamente fermi ma sono sempre stati attivi, West Ham hanno cominciato a reclutare nuove leve. Queens Park Rangers, fino alla morte di uno steward dell’Aston Villa, erano un club sottovalutato ma molto attivo. Bristol City, Nottingham Forest e Wolves sono abbastanza attivi.

A proposito del West Ham, l’East End di Londra ha oggi dei quartieri a maggioranza musulmana con una forte presenza asiatica, ha conseguenze sulla sua tifoseria?

Paradossalmente il tifo per il West Ham conta meno tifosi neri di quando il National front e il Bnp erano attivi da queste parti. Ma questo avviene per il costo elevato dei biglietti piuttosto che per razzismo. Il club fa molto lavoro in comunità come è giusto che sia perché il 60% della popolazione è di etnia asiatica, ma questo non ha molto successo. Quindi rimane tutto sommato un club principalmente bianco.

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In Congratulations parli dei problemi che hai avuto all’epoca con gli skins nazionalisti del West Side, c’è ancora razzismo?

No, era il 1978-80 e non c’erano leggi con cui fare i conti dalle autorità. Oggi ci sono leggi e politiche dei club per sradicare il razzismo dagli stadi. In realtà anche all’epoca la maggioranza dei tifosi, hooligans compresi, odiava la politica mischiata al calcio e la gente che cercava di usarla per i propri interessi.

Il Manifesto, marzo 2008

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