L’Anticamorra di Sinistra

di Rosario Dello Iacovo

Roberto Saviano l’ha detto che nel dibattito elettorale in corso c’è un grande assente: la criminalità organizzata. Questa affermazione per molti aspetti incontestabile, soprattutto se riferita ai due maggiori partiti in lizza, non vale però per tutti. Ne sa qualcosa Tommaso Sodano, senatore di Rifondazione e capolista campano dell’Arcobaleno per Palazzo Madama alle politiche di aprile, che in una mattina di marzo si è visto recapitare una busta con otto proiettili e una lettera di minacce. Sei calibro 38 e due calibro 22, una miscela intimidatoria sospesa fra la potenza devastante degli uni e la precisione chirurgica degli altri.

Sodano sulla gestione del ciclo dei rifiuti ha da tempo ha una posizione tanto netta quanto scomoda. E parlare di rifiuti nella nostra regione vuol dire parlare di camorra, direttamente, senza inutili giri di parole. Per questo l’anonimo estensore del messaggio minatorio gli scrive: «Te ne devi andare da Pomigliano», una città «che deve essere libera dai comunisti», in caso contrario «sono costretto da forze maggiori ad ucciderti».

Anche Saviano per i clan «deve morire». Il suo Gomorra ha l’imperdonabile colpa di aver squarciato il velo dell’omertà, imponendo che si parlasse là dove i poteri criminali volevano solo il silenzio che sta alla base dei buoni affari.Ma quello che più di tutto ha contribuito a determinare lo stato di “reclusione” sotto scorta in cui è costretto oggi a vivere, è stata la sua invettiva anticamorra lanciata dal palco che l’assessore regionale del Prc, Corrado Gabriele, ha voluto per due anni a Casal di Principe per inaugurare l’anno scolastico. Intollerabile per Iovine, Bidognetti e soci che qualcuno permettesse alla società civile di riappropriarsi di quella piazza, che le voci si alzassero con forza, provando a spazzare il bisbiglio complice su cui si regge il potere dei clan.

Proprio a Casal di Principe il 19 marzo del 1994 veniva ucciso dalla camorra don Giuseppe Diana. A quattordici anni dalla sua morte, nonostante arresti eccellenti e maxiprocessi, quel territorio è ancora profondamente segnato dal potere dei boss. Lo conferma lo scioglimento dei Comuni di Marcianise e San Cipriano d’Aversa deciso dal Consiglio dei ministri per condizionamenti camorristici nell’attività amministrativa. Lo confermano gli undici arresti eccellenti e il sequestro di beni per un valore stimato di circa 20 milioni di euro, eseguiti dal Gico della Guardia di Finanza e dalla Direzione investigativa antimafia di Napoli su mandato della Direzione distrettuale antimafia partenopea.

In questo contesto chi parla diventa automaticamente un nemico. Per questo le mafie non amano la sinistra. È storia antica e nota. Scritta col sangue di cui sono bagnate le sue bandiere. Da Portella delle Ginestre a Peppino Impastato, da Ciccio Vinci e Rocco Gatto uccisi in Calabria negli anni settanta dalla ‘ndrangheta, fino all’eccidio di Pio La Torre. La sinistra non va d’accordo con i mafiosi, perché quando i suoi militanti sono minacciati non se ne vanno, quando i poteri criminali allungano le proprie mani sulla società come se fosse “cosa loro” non tacciono e denunciano. La sinistra non abbassa la testa, esprime un’alterità irriducibile alla logica mafiosa, perché questa altro non è che l’idea del capitalismo senza regole al suo massimo livello di sviluppo.

La Sinistra, mensile campano di approfondimento politico

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