Politiche 2008: Il crollo della Sinistra Arcobaleno fra astensionismo e voto utile

di Rosario Dello Iacovo

«Ho sempre votato a sinistra, ma stavolta ero davvero indeciso. Poi il rinvio a giudizio di Pecoraro Scanio per presunti viaggi gratis e favori mi ha convinto che i miei dubbi erano fondati e ho annullato la scheda». Non è un giudizio sommario quello di Marco, trentenne napoletano laureato in Lettere, disoccupato, che tira avanti facendo saltuariamente il facchino (a nero) per eventi e concerti. «Sarà compito della magistratura – continua – stabilire se questi favori ci sono effettivamente stati. A me basta lo squarcio aperto sulle abitudini dell’ex ministro, le frequentazioni di alberghi a sette stelle, i viaggi nei posti più esclusivi del pianeta, per emettere un giudizio politico e avvertire l’enorme distanza con la mia condizione di trentenne senza lavoro che per una stanza in un appartamento condiviso è costretto a pagare 250 euro al mese mentre in città ci sono migliaia di case sfitte». La sua dichiarazione è un atto d’accusa, il venir meno di un sentimento di appartenenza, il distacco fra il paese reale nel quale, senza retorica, non si arriva a fine mese e i privilegi di quei leader che non solo si erano candidati a rappresentare questo disagio, ma che avevano anche promesso soluzioni politiche.

«Ho votato Sinistra critica e non sono pentito – dice Mario, quarantenne operaio dell’Alfa di Pomigliano –, soprattutto alla luce della guerra civile scatenatasi nel ceto politico dopo la disfatta». Non è il solo nell’ultima grande fabbrica della regione ad aver voltato le spalle all’Arcobaleno. «Col quinto livello, facendo i turni e con gli assegni familiari per due figli a carico – spiega Mario – arrivo a guadagnare sui 1300 euro al mese. Di solo mutuo, contratto a tasso variabile perché privo dei requisiti per accedere a quello fisso, da 594 euro del dicembre 2005 sono arrivato a una rata mensile di 718. Se non lavorasse anche mia moglie saremmo praticamente alla fame. Dal governo Prodi mi aspettavo delle misure concrete, invece ho potuto constatare solo una sostanziale subalternità alla confindustria, da qui il mio voto di protesta». La questione sociale e salariale si conferma quindi centrale nel fallimento elettorale della proposta dell’Arcobaleno. Ma non solo.

«Sono un ecologista convinto – dichiara Gennaro, studente fuorisede di 21 anni a Napoli –, ho sempre votato per i Verdi e ho partecipato alla mobilitazione contro l’inceneritore di Acerra. Tuttavia alla luce del disastro-rifiuti nella nostra regione e al flop della raccolta differenziata in città non sono più così convinto dell’opportunità di quella scelta. Per cui non sono proprio andato a votare, stanco della logica del meno peggio. Tornerò a farlo solo quando ci sarà una sinistra degna di questo nome a rappresentarmi».

La questione sicurezza poi sembra essere un altro degli scogli sui quali sui quali si è infranta la proposta dell’Arcobaleno. Almeno secondo Giulia, casalinga sessantenne residente nel centro storico di Napoli. «Non sono razzista e ho sempre votato Pci prima e rifondazione poi – spiega –, però la sinistra non si rende conto delle situazioni che si creano nei quartieri popolari, dove fra criminalità locale e la difficile convivenza con alcune fasce di immigrati, siamo praticamente costretti a chiuderci in casa. L’indulto è stato un errore condiviso da quasi tutti i partiti politici, ma la Sinistra ha finito per pagare il prezzo più alto perché i suoi dirigenti quando parlano di criminalità ed emigrazione lo fanno come se vivessero sulla Luna, per questo ho votato Pd». In altre parole: non servono il buonismo e l’approccio ideologico, ma la presenza costante e reale nei territori per creare dei luoghi di confronto in grado di favorire il contatto fra abitudini diverse e diffondere la cultura della legalità.

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