Elezioni Politiche 2008: Good bye Arcobaleno

di Rosario Dello Iacovo

Dopo la disfatta bisogna parlarsi chiaro.

Bisogna essere duri adesso nella critica a Sinistra. Lo spettacolo indecoroso di guerra civile fra ceti politici, al quale stiamo assistendo, conferma che nelle intenzioni di molti l’arcobaleno era un semplice escamotage elettorale. Per cui, dopo la catastrofe c’è il ritorno al proprio orticello, che però questa volta davvero non si sa quale sia e soprattutto se esiste più. Il tracollo della politica di opinione fatta da partiti di soli dirigenti ha determinato la peggiore delle sconfitte. In questo scenario la scomparsa di una Sinistra politica in Italia può diventare la regola e non l’eccezione. Niente ci dice che il catastrofico risultato elettorale sia l’inizio della rinascita. A volte quando si tocca il fondo si inizia semplicemente a scavare.

Per questo prima delle elezioni pensavamo che fosse venuto il momento di un confronto vero, del quale quell’Arcobaleno nato in fretta e furia poteva essere un primo passaggio, ma non certo il punto d’approdo. Una tappa Capace di innescare prima ancora che una dinamica ricompositiva, un’indagine sul campo. Perché su punto si deve essere chiari, a costo di essere feroci nell’autocritica: la sinistra non conosce il Paese. Ne ha una percezione ideologica, conservatrice, che annaspa fra la nostalgia e la memoria. Parla di operai che non la votano. Parla di ambientalismo e non è capace nemmeno di avviare la raccolta differenziata nel Comune di Napoli. Parla di precari senza avere soluzioni credibili, né come opposizione, né tanto meno quando è forza di governo.

Poi ci sono i territori, dove quasi dappertutto la sinistra è una comunità autoreferenziale . Che sia quella radical-chic di un certo ceto politico con al seguito il suo codazzo o quella sociale, più o meno slegata dai partiti, il suo distacco dalla società reale è drammaticamente evidente. Questa sinistra rappresenta oggi solo se stessa ed è bene dirselo, quando invece deteneva il primato assoluto dell’egemonia culturale e una visione per l’intera società.

Dentro questo scenario si resta in piedi solo dove c’è un certo radicamento. Facciamo un esempio che riguarda tre esperienze politiche diverse.

A Giugliano il candidato a sindaco Antonio Poziello raggiunge in assoluta controtendenza il 12,5%, una manciata di voti in meno del sindaco uscente del PD. A Giugliano c’è uno dei circoli di Rifondazione più grandi d’Italia. A Pomigliano d’Arco l’Arcobaleno si attesta intorno all’8,5%, qui trainato dalla figura carismatica di Tommaso Sodano. Il terzo esempio è vecchio di due anni, ma riteniamo che sia del tutto pertinente e non oggetto di sostanziali modifiche: l’elezione di due consiglieri municipali disobbedienti a Napoli nelle liste di Rifondazione. Poggiani e Passeggio sono risultati i più eletti a Scampìa e Stella San Carlo nelle comunali del 2006, beneficiando delle battaglie del centro sociale Insurgencia il primo e del lavoro del comitato di quartiere l’altro. E un esempio fuori regione ci viene da Andrea “Tarzan” sempre dell’area della disobbedienza, primo eletto con oltre 2000 preferenze a Roma alle Comunali 2008.

In sintesi dove c’è partito, inteso nel senso di “Organizzazione”, i risultati premiano la proposta politica. Dove invece c’è voto d’opinione i comportamenti elettorali sono ondivaghi, poco fidelizzati e tragicamente tendenti al ribasso.

La Sinistra, mensile campano di approfondimento politico

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