Il Napoli alla corte di Zola

Non è l’Europa vera, quella che i tifosi napoletani sognano da tempo e hanno solo intravisto con l’Intertoto e i preliminari di Coppa Uefa lo scorso anno, ma l’amichevole dell’8 agosto a Londra con il West Ham di Gianfranco Zola ha il suo fascino. Almeno a giudicare dalla corsa alle prenotazioni che si è scatenata dopo l’ufficializzazione della partita. Charter, voli di linea, partenze da Napoli, Bari, Ciampino, addirittura Pisa e Orio al Serio, ovunque si riesca a trovare un posto con le compagnie che volano verso gli aeroporti londinesi.

Ma non solo, c’è chi si metterà in viaggio col camper, in furgone, in macchina, lungo le strade che in questo caso portano tutte a Londra. Saranno almeno mille i sostenitori partenopei al seguito per la Bobby Moore Cup, dedicata alla memoria dell’ex campione del West Ham, capitano della nazionale inglese che vinse la Coppa del mondo nel 1966. Il trofeo viene assegnato in un’unica partita ed è la seconda volta che gli hammers se lo contendono con una squadra italiana, dopo la vittoria per 2-1 contro la Roma nel 2007.

La partita sarà un ottimo test, soprattutto per i londinesi che esordiranno in campionato una settimana dopo sul campo dei Wolves, ma anche una piccola vetrina internazionale per le due formazioni escluse dalle competizioni europee. Il Napoli per non aver saputo bissare lo stratosferico girone d’andata. Gli Hammers per aver accumulato troppo ritardo proprio nella prima parte della stagione. L’ottimo lavoro di Gianfranco Zola ha prodotto un onorevole nono posto che però non è bastato per l’Europa. Manca oltre un mese alla sfida e in pieno calcio mercato tutto può ancora accadere, ma allo stato attuale alla pirotecnica campagna acquisti del Napoli il West Ham risponde con il solo Luis Jimenez, in prestito dall’Inter. Tuttavia il recente cambio di proprietà tutto made in Islanda del club londinese, passato dal magnate Bjorgolfur Gudmundsson alla banca Cb Holding, lascia spazio a eventuali altri colpi di mercato.

A Napoli sono in fibrillazione soprattutto i tifosi delle curve. Alla base le aspirazioni internazionali di una generazione col ricordo sbiadito di Maradona, cresciuta con avversari come Lanciano, Sassari e Gela. Ma anche la fama degli Irons, dal nome originario del club, Thames Ironworks, nato come dopolavoro dell’omonimo cantiere navale nel 1895. Sì, perché se sul piano strettamente calcistico il West Ham non è uno dei protagonisti del calcio inglese e il suo palmares annovera soltanto tre FA Cup e una Coppa delle Coppe, è altrettanto vero che la  tifoseria è fra le più famose al mondo. Barack Obama ha rivelato recentemente la sua passione per la maglia claret and blue.

Fra i motivi del successo libri, film, documentari, che alimentano la leggenda di un sodalizio dai tratti spiccatamente popolari. Al centro di questo caso mediatico c’è la figura di Cass Pennat, ex hooligan di origini caraibiche, a cavallo degli anni Settanta e Ottanta uno dei leader della disciolta ICF, l’Intercity Firm, la più famosa gang di thugs d’oltremanica. Oggi Cass è un uomo di 51 anni che ha voltato pagina e scrive libri sulle tifoserie inglesi, otto dal 2002 a oggi, mentre l’omonimo film che racconta la sua complessa vicenda esistenzale è uscito nel 2008. È facile trovarlo col suo banchetto lungo Green Street, la strada che dalla stazione della metro di Upton Park conduce al Boleyn Ground, resa famosa dal film Green Street Hooligans. Stavolta non per tendere imboscate ai tifosi avversari, ma solo per vendere libri e gadgets dei tempi che furono.

Speciale Napoli a cura del Corriere del Mezzogiorno, inserto del Corriere della sera del 6 luglio 2009

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