Sanità, manette e ruote esagonali

di Rosario Dello Iacovo

Conobbi Eugenio Jannelli, notissimo ortopedico del Napoli e senatore della Repubblica, quando mi ruppi i legamenti del ginocchio. Bastò una lettera del PCI che all’epoca esisteva ancora e fui visitato gratuitamente. Il suo onorario era di 250mila lire, ma la buonanima del professor Eugenio visitava gratis i pazienti che non avevano la possibilità di pagare. Mio padre era iscritto al Partito Comunista ed era cassintegrato dopo il fallimento pilotato della Remington.

Era andata così. La multinazionale americana aveva incassato i finanziamenti pubblici per incremento di impresa dello stabilimento di Viale Umberto Maddalena a Napoli, assunto 400 nuovi operai, passando da 800 a 1200 unità, e messo in produzione una nuova rivoluzionaria macchina da scrivere elettrica al posto del precedente modello manuale. Il dispositivo che avrebbe dovuto rilanciare l’azienda fu messo in produzione nei primi anni Ottanta. Nel 1982 uscì il Commodore 64 e l’anno dopo la rivista americana Time schiaffò il personal computer in copertina eleggendo per la prima volta una macchina e non essere umano, “Uomo dell’anno”.

Non sarebbe servito un genio per capire che la ruota esagonale, per quanto innovativa rispetto a quella quadrata, avrebbe perso la sfida con quella rotonda. Chi vuole una macchina da scrivere con la correzione a bianchetto automatica, quando può scrivere su un monitor e correggere tutte le volte che gli pare? Ma i geni della Remington non se ne accorsero. O meglio, avevano il progetto in cantiere, non erano pronti a riconvertire nel campo dell’informatica e incassati i soldi della benevola Repubblica italiana nata dalla Resistenza, si lanciarono con l’irruenza del kamikaze che aspetta solo la deflagrazione. Tanto non sarebbe stato il loro culo a saltare. Le parti sociali esultarono, Governo e Opposizione si strinsero la mano, i sindacati applaudirono il piano di rilancio aziendale e gli operai tornarono in fabbrica a produrre la macchina con la quale sarebbe stata scritta una gloriosa pagina della storia del progresso.

Da lì invece il fallimento fu un attimo, gli americani smisero di pagare i fornitori, andarono avanti con le scorte di magazzino e riconvertirono la mission dell’azienda. Continuarono a produrre le celebri carabine negli Stati Uniti, ma appurata la capacità di taglire il personale in Europa pensarono “why not shaves?” E così iniziarono a produrre rasoi elettrici. L’intuizione stavolta fu giusta e ancora oggi il gruppo è presente in tutto il continente europeo, affiancando al primo prodotto piastre per capelli, phon e altri aggeggi simili. La fabbrica napoletana però non riaprì.

Questo lungo preambolo porta a Paolo Jannelli, figlio di Eugenio e primario di ortopedia del Cardarelli. Jannelli era un bassoliniano della prima ora, ma col fiuto del manager aveva intuito che the times they were a-changin’ e perciò alle Regionali del 2010 non solo si era schierato con Stefano Caldoro e il Pdl, ma era diventato uno degli sponsor più attivi della sua candidatura, organizzando un celebre cocktail elettorale a a villa Lancellotti. Jannelli jr. dichiarò all’epoca in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno: «che sono da valorizzare meriti ed eccellenze già presenti in Campania. Non basta pensare infatti di distruggere tutto per ricostruire, perché in Campania non esiste solo cattiva sanità». Bene, Paolo Jannelli è stato arrestato stamattina in compagnia di dodici presunti complici per associazione a delinquere finalizzata alla concussione, abuso d’ufficio, falso e truffa in danno della pubblica amministrazione. Secondo l’accusa gli indagati dirottavano verso la clinica privata “Villa del Sole” pazienti dell’ospedale “Cardarelli” che attendevano di essere operati.

La sede della Remington Italia ora è a Basiglio, in provincia di Milano, l’ufficio stampa ovviamente nel capoluogo meneghino e al posto della fabbrica napoletana, rimasta vuota per anni e di fronte alla quale gli operai piangevano passando, ora ci sono un hotel, Divani & Divani, la Maggiore autonoleggi, i carroattrezzi di Pace che convenzionati col Comune di Napoli sono quelli che vi portano via la macchina quando la lasciate in divieto di sosta. Io a casa ho ancora un esemplare di quella Remington Rand col rivoluzionario bianchetto automatico che non avrebbe retto la concorrenza del personal computer e la lettera del PCI per Eugenio Jannelli. Chissà che un giorno non decida di donarle entrambe a Paolo. Appena esce ci faccio un pensierino, tanto esce presto, su questo ci potete scommettere l’ultimo euro che avete in tasca. Ve lo dice uno che le galere le odia.

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