Digressione

Immagine di Rosario Dello Iacovo

Davide Boni, presidente del consiglio regionale lombardo, leghista di area maroniana, è indagato per corruzione. Una vicenda di mazzette e centri commerciali. Tangenti per un milione di euro al partito, secondo i pm. “Estranei”, invece per Il tesoriere del movimento, Francesco Belsito, che esclude qualsiasi coinvolgimento della Lega. Estraneo e disponibile a chiarire la sua posizione anche Boni che affida ai social network uno scarno comunicato che suona come difesa d’ufficio.

Il titolo più bello è quello del Fatto Quotidiano, “Ti ricordi mazzette verdi”. Repubblica sceglie un più neutrale “Lombardia, le tangenti della Lega. Indagato Boni, presidente del Pirellone”. Il Corriere, che è pur sempre di casa a Milano, apre con “Caso Tangenti, Bossi: vogliono sfasciarci”. Il Giornale sceglie invece un approccio insolitamente britannico: “Caos al Pirellone, indagato Davide Boni”. È il commento di Formigoni alla sinistra che chiede di andare a votare, “Abbaiano a vuoto, continuiamo a governare”, a riportare la testata berlusconiana su un terreno più congeniale. Ma fa di meglio la Padania, che in prima pagina censura la notizia, preferendo aprire con pensioni contrapposte ai mafiosi e in taglio basso un eloquente “Napoli, raffica di arresti: la solita malasanità che paghiamo noi”. Come dire: la Lega non ha nulla da temere, Monti ruba le pensioni al popolo padano, permettendo ai mafiosi di risiedere al nord, mentre gli sprechi del sud ricadono sulle tasche dei padani.

Nella Lega è un coro di “Al giudice! Al giudice!” che rimanda alle esternazioni dell’ex premier, segno che il processo di berlusconizzazione del partito è profondo e tocca in uguale misura vertici e dirigenti locali. Da Bossi padre a Salvini, passando per il capogruppo alla Camera, Giampaolo Dozzo e Matteo Salvini, la linea è comune e oscilla fra la vendetta politica e quella giudiziaria. In sostanza per i padani l’attacco è legato all’opposizione al governo Monti e all’emendamento sulla responsabilità civile dei magistrati presentato una settimana fa dal leghista Gianluca Pini. Solo il Trota tace e si aggira inquieto parlando al telefono più del solito, come riferisce Repubblica.

A grattare la scorza però s’intravede la questione delle due leghe, bossiani contro maroniani, che viene ripresa da Marco Cremonesi sul Corriere e troverebbe conferma nelle parole di un bossiano di ferro come il sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo: “Se io fossi in lui mi dimetterei da presidente oggi stesso, anche per essere più libero nella difesa”. Lo stesso Cremonesi riporta una dichiarazione anonima che lascia poco spazio ai dubbi sull’esistenza di un sistema di potere collaudato: “L’essere indicati per certe posizioni, soprattutto di sottogoverno, prevede la gratitudine nei confronti di chi ha contribuito all’indicazione”.

Quali ripercussioni avrà la vicenda sul futuro della Lega? Per Bossi non ci sono dubbi: “Prenderà ancora più voti. Chissenefrega dei giudici”. Intanto sulla pagina facebook di Boni fioccano messaggi di solidarietà, con qualche crepa che fa riferimento a Penati e all’assimilazione del partito padano nel sistema. Ma il commento più significativo arriva sul profilo personale del presidente del Pirellone, da tale Andrea Incantalupo, ritratto in compagnia dello stesso Boni, che scrive: “Innocente o colpevole la mia amicizia non cambierà anzi aumenterà”. Il commento riceve tre “mi piace”, i vertici della Lega possono dormire sonni tranquilli, la colpa è dei giudici e della malasanità napoletana.

Lega Ladrona? Tutta colpa dei giudici e della malasanità napoletana

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