Il metodo perfetto

di Rosario Dello Iacovo

Verso la fine di quel viaggio in Irlanda feci pure la mia prima esperienza criminale. Lì c’erano questi supermercati enormi che non avevo mai visto a Giugliano, anche se ora paradosso del destino ce ne sono un sacco e sono praticamente tutti lì. Erano il paradiso artificiale delle merci, si trovava di tutto: dal cibo, all’abbigliamento, ai libri, ai dischi.

Nei pomeriggi liberi andavo spesso in uno di questi a O’Connell Street, che è la strada principale di Dublino. Ero attratto dai libri in inglese perché pensavo che mi avrebbero aiutato nell’apprendimento della lingua e avendo ereditato da mia madre la passione per i gialli di Agatha Christie, cercavo quelli che avevo già letto in Italiano. Solo che, trascurabile particolare, non avevo i soldi per comprarli. L’idea di rubarli si fece strada in un attimo e per quanto la prospettiva allora mi atterrisse, iniziai a elaborare un piano. Pensare di rubare è già un mezzo furto, mi dissi per dare più forza alle mie nuove e rivoluzionarie convinzioni personali. Osservando in giro avevo notato che non c’erano grandi controlli, non era come adesso con tutte queste poco democratiche misure antitaccheggio, ma comunque ogni volta che dicevo a me stesso: “Ora!”, non avevo poi il coraggio di varcare fisicamente la soglia del supermercato. Certo non per remore morali nei confronti del furto, quelle appartenevano a un Luca bambino che non c’era più, ma solo per il ben più materiale timore delle conseguenze.

Quante volte mi ero immaginato in fuga col maltolto sotto il braccio, felice, fischiettando con arroganza e disinvoltura in faccia alla gente che camminava nella direzione opposta. Non so se fosse una protocoscienza di classe appena accennata o semplice feticismo delle merci. Era comunismo prima che diventassi comunista o consumismo di una qualsiasi pecora nel gregge?

Qualsiasi cosa fosse, quel giorno non riuscì a tenere al guinzaglio il mio desiderio. Mi guardai intorno più volte e con una decisione così repentina da non contemplare ripensamenti, mi fiondai col cuore che faceva tum-tum-tum sull’unico poliziotto della sicurezza in vista, iniziando a chiedere informazioni su come tornare al Marian College, mentre gesticolavo convulsamente indicando un’immaginaria direzione con il libro ben stretto nella mano. Funzionò, mi indicò la strada e imboccai l’uscita, perdendomi nella folla di O’Connell Street. Tuttavia non fischiettai, né con arroganza né con disinvoltura, semplicemente mi allontanai col cuore che continuava a fare tum-tum-tum, mentre gocce di sudore mi colavano lungo la schiena pesanti e dense e le sentivo bagnarmi il culo.

Quando riuscii a calmarmi, pensai però che era il metodo perfetto. Lo battezzai “dell’evidenza”, basato sul principio che se vuoi davvero nascondere qualcosa devi tenerla bene in vista. In realtà, riflettendoci, avevo commesso due errori: il primo consisteva nell’essermi guardato intorno troppo a lungo, il secondo nell’aver rivelato il luogo dove ipoteticamente avrebbero potuto cercarmi, se si fossero accorti in seguito del furto. Ma ero ancora un ladro dilettante, alle prime armi, al primo vero atto criminale della sua vita e per questo mi assolsi con tutte le attenuanti del caso.

Da allora tornai praticamente ogni giorno, affinai la tecnica, attento a non incappare sempre nella stessa guardia, accumulando così un discreto bottino che in parte generosamente distribuii ai miei compagni di viaggio. Novello Robin Hood, ormai rubavo ai ricchi supermercati per regalare ai poveri studenti.

Il metodo era ormai così perfezionato che l’anno dopo lo insegnai ad Andrea, un mio amico delle superiori, figlio di magistrato, che mi aveva accompagnato in quel nuovo viaggio a Dublino. Interpretò le mie istruzioni alla lettera, passo deciso, piglio sicuro, pancia in dentro e petto in fuori, senza un briciolo d’esitazione. Lo arrestarono prima che riuscisse a mettere l’unghia del suo alluce fuori dal supermercato.

Lo guardai smarrito mentre lo portavano via. Poi pensai che gli agenti della sicurezza tendono a notare uno che si allontana mentre stende ritmicamente le braccia con un estensore a molle da palestra. Anche se ha chiesto, indifferente, la strada più breve per il Marian College.

Il metodo perfetto, nota numero uno: se vuoi davvero nascondere qualcosa devi tenerla bene in vista. Ma dipende anche di cosa si tratta.

Testimonianza di Luca Persico, aka Zulù 99 Posse

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9 commenti su “Il metodo perfetto

  1. MANNAGG a CaPA Toj…POI DICONO CA SIMM SEMP NUJ NAPULITAN CHE JAMM ALL’ESTERO E ARRUBBAMM…..MA FA CHE E’ OVER!?!?!
    RESPECT BROS!!!! i ❤ 99

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