L’Incoscienza di Zeno

di Rosario Dello Iacovo

Un pacchetto ogni sei ore, vuol dire in media una sigaretta ogni 18 minuti. Quando da ragazzino a scuola lessi la Coscienza di Zeno non fumavo ancora e mi sembrava assurdo che potesse esistere un vizio al quale non si riuscisse a sottrarsi. In ogni caso non sarebbe toccato a me, poco ma sicuro. Tanto più che avevo del fumo un ricordo spaventoso. Qualche anno prima era morto il nonno di uno dei miei amici di infanzia di un paio d’anni più grande di me e i suoi genitori erano alla veglia funebre. Restò solo a casa e io gli facevo compagnia. A un tratto tirò fuori con aria sorniona una sigaretta e la accese, chiedendomi se volevo fare un tiro. Accettai, aspirando con l’avidità dell’incoscienza e il mondo iniziò a girarmi intorno vorticosamente come non era mai successo prima. La sensazione di assoluto malessere e spaesamento durò un paio d’ore, dopo di che promisi a me stesso che non sarebbe mai più accaduto.

E in effetti tenni fede alla parola data non toccando più sigarette nel corso dell’adolescenza. Poi arrivò l’ultimo anno di liceo e io, diciassettenne, stavo finalmente imparando a spezzare il guscio di una timidezza così esasperata da risultare inspiegabile. Una patologia che mi aveva accompagnato negli anni difficili del passaggio dall’infanzia all’età adulta, segnati da una serie di vicende personali e familiari non particolarmente felici che non mi avevano messo nella condizione migliore per correre in quella palestra della competizione sfrenata che erano gli anni Ottanta. Poi crescendo iniziai a guarire.

Gli ultimi tre anni di liceo furono segnati dall’irruzione di tante cose nuove e diverse che resero la vita una scoperta continua, un’avventura così piacevole che la timidezza sarebbe stata una palla al piede per correre incontro al futuro. Andavo a casa di un compagno di classe e ascoltavamo i dischi di suo fratello più grande. Il classico campionario dell’epoca, i grandi gruppi degli anni Settanta, Pink Floyd, Led Zeppelin, Deep Purple, Genesis, Santana e anche una misteriosa musica punk, della quale avevo sentito parlare vagamente in una puntata di Mixer quando andavo ancora alle scuole medie. A casa di Giovanni scoprii che potevi ascoltare il primo omonimo disco dei Clash (nelle due diverse versioni Uk e Usa) scuotendo sì la testa in segno di vitalità giovanile e ribellismo d’ordinanza, ma senza trapanarti la guancia con uno spillone e i capelli sparati in un disperato assalto al cielo, come avevo visto non senza raccapriccio a undici anni nella trasmissione di Minoli. Poi arrivò Combat Rock e i Clash divennero una band di successo mondiale, era il 1982 e all’idolo di sempre Edoardo Bennato, a Pino Daniele e Springsteen si erano già aggiunti gli AC/DC e l’Heavy Metal.

La vera svolta arrivò l’anno successivo, l’ultimo del liceo, quando insieme ad alcuni miei amici del quartiere (non ero più timido, quindi dopo l’infanzia avevo finalmente di nuovo degli amici) aspettavamo lo scoccare della mezzanotte per sparare poi a tutto volume Hell’s Bells nello stereo della vecchia Fiat 124 di Eduardo, ribattezzata “Cotogna”, mentre alzavamo al cielo una bottiglia in onore dello scomparso cantante della band australiana, Bon Scott. Fu allora che iniziò la mia storia d’amore con la sigaretta, fedele compagna di viaggio oltre le colonne di Ercole di quella Piazza Carlo III che era stata a lungo il confine del mio mondo. La sigaretta fu il falò definitivo sul quale bruciai i residui della mia timidezza, il mio sentirmi inadeguato della prima adolescenza, un rito di passaggio col quale mi lasciai definitivamente alle spalle gli anni peggiori.

Da allora ho sempre fumato, aumentando progressivamente la dose, senza pormi realmente il problema di smettere. Da qualche anno, dopo aver varcato la soglia di un pacchetto al giorno ho smesso tre volte. La prima con l’agopuntura, la seconda con i cerotti alla nicotina e la terza con le analoghe gomme da masticare. Il quarto tentativo invece è tanto recente quanto fallimentare, naufragato il secondo giorno mentre entravo dal tabaccaio con la sigaretta elettronica “accesa” in bocca, aspirando così forte da renderla pericolosamente incandescente. In tutti i e tre i tentativi inizialmente riusciti ho smesso per tre mesi, ma ogni volta ricominciavo, doppiando il pacchetto giornaliero che mi sembrava eccessivo appena qualche anno prima.

Adesso posso dire che mi manca poco ad accendere la sigaretta successiva con il mozzicone di quella precedente, come in vita mia ho visto fare solo a mio nonno che di pacchetti ne fumava quattro al giorno e ha continuato a fumare di nascosto anche dopo essere guarito da un tumore a settanta anni, dieci prima che morisse. Mio nonno aveva le dita gialle di nicotina dei fumatori accaniti. Se chiudo gli occhi lo rivedo sul balcone di casa con la sigaretta in bocca e lo sguardo assorto chissà dove. Era uno che parlava poco, ma in compenso fumava veramente tanto.

Dal canto mio sono oltre i due pacchetti al giorno e ogni giorno penso che vorrei smettere, ma dico sempre che ora non è il momento. Aspiro con forza, nervoso, guardo assorto chissà dove e penso a Zeno Cosini, troppo inetto per essere vero. Se qualcuno ha notizie del Dottor S. gli passi il mio numero, male che vada si vendicherà pubblicando le mie memorie. Non sarebbero una cattiva lettura, almeno questo posso mettervelo per iscritto.

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3 commenti su “L’Incoscienza di Zeno

  1. da accanito fumatore ho sempre pensato che la frase smettere di fumare contiene in sé un qualcosa di sbagliato e dannoso, io penso che non si smette di fare una cosa o di assumere una sostanza, lo si può anche fare per carità, ma ciò richiede una dose di volontà violenta, quello che secondo me è vero, è la sostituzione, smettere è un concetto tranciante, meglio puntare sul sostituire le sigarette come altre cose con altre sostanze e altri comportamenti che non producono danni alla salute, e qui è il dramma, sostituire è un fatto complicato perché mette in discussione non solo la persona come fumatore, ma la persona in sé!

  2. Non si sa quanto sia innoqua e tendenzialmente sono una persona diffidente dai rimedi alternativi, ma come fumatore incallito, nella scelta di quello che potrebbe essere un “male minore”, fumo questa sigaretta elettronica da un anno e mezzo http://www.vaporeblu.it Ho recuperato fiato, non ho più la gola infiammata, la tosse é sparita! Adesso non mi resta che convincere mia madre a cambiare perché l’esperienza é nettamente inferiore alla sigaretta tradizionale, ma é efficace!

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