Napoletani, figli di un Dio minore?

di Rosario Dello Iacovo

Sono davvero così brutti, sporchi e cattivi questi tifosi del Napoli? La domanda è lecita, se per la prima volta nella storia appare sempre più probabile che la finale di Coppa Italia, da tempo fissata a Roma, venga spostata a Milano. Il caso sta montando già da qualche giorno. Troppe richieste di biglietti e problemi di ordine pubblico, con Napoli e Juve apparentemente allineati e molto possibilisti sul cambio di sede.

Il presidente del sodalizio azzurro, Aurelio De Laurentiis, in linea con il suo abituale nuovismo, vorrebbe giocarla non solo a Milano, ma addirittura a Parigi o Londra. La Gazzetta di stamattina fa rientrare il caso. Secondo il foglio rosa la finale si giocherà come previsto a Roma. Ma ora tocca a Gianni Petrucci buttare altra benzina sul fuoco. «Stiamo valutando la possibilità di non concedere lo stadio Olimpico per la finale di Coppa Italia», così il presidente del Coni in una dichiarazione resa all’Ansa poche ore fa.

Ma guardiamo la questione con più attenzione. Napoli dista dalla capitale duecento chilometri. Milano ottocento. La questione si inverte se si considera la distanza di Torino dalle due sedi attualmente in ballo. Un problema di non poco conto, che potrebbe limitare il numero di napoletani presenti alla partita, quantificato nelle originarie previsioni in circa 40mila. Certo, da Napoli comunque si muoverebbero in tanti, ci sarebbero in ogni caso migliaia di tifosi partenopei emigrati al nord. Tuttavia non si capisce perché si debba concedere a bocce ferme un vantaggio così plateale alla Juve, in virtù dei soli 142 chilometri che separano Torino da Milano.

I rapporti fra la tifoseria azzurra e le romane sono certamente burrascosi. Segnati da incidenti, in certi casi anche gravi. Ma non si può dire che siano migliori quelli con i supporters delle due squadre di Milano. Inoltre, proprio da Milano viene lo zoccolo duro degli ultras bianconeri attualmente egemone in curva. Così come noti sono i legami trasversali con la tifoseria milanista post-fossa che vanno oltre il calcio in senso stretto e si articolano nella zona grigia delle relazioni interessate con le rispettive società. Sconcerta perciò l’atteggiamento conciliante di De Laurentiis.

Poco meno di diecimila biglietti in più possono giustificare un cambio di rotta tanto inedito quanto radicale? La finale si gioca tradizionalmente nella capitale, anche quando sono impegnate squadre romane e il trofeo consegnato dal presidente della Repubblica. Perciò in queste ore si rischia di scrivere un pericoloso precedente, che oggi varrebbe per Napoli – Juve, ma domani potrebbe essere utilizzato per qualsiasi sfida fra quelle definite ad alto rischio. La sensazione dei napoletani è quella di essere figli di un Dio minore. Né più né meno come l’amaro in bocca lasciato qualche anno fa dalla bufala di un treno mai devastato, che però ha privato i tifosi del Napoli per un’intera stagione della possibilità di andare in trasferta. Sarebbe opportuno che qualcuno dicesse no. Chi, se non i vertici del club?

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