Il tram numero 3

di Rosario Dello Iacovo

La ragazza seduta davanti a me armeggia a lungo col cellulare. Scrive, legge, cancella. Scrive ancora, e poi cancella di nuovo. Non trova pace. Io sono in piedi e mi reggo alla maniglia per mantenere l’equilibrio, mentre il tram numero 3 prosegue a scossoni la sua corsa dalla periferia sud al centro di Milano. Dietro, un gruppo di rumorosi adolescenti. Parlano tutti con accento milanese, ma hanno facce arabe. Uno è nero, altri rivelano tratti inconfondibilmente meridionali. Un paio sono biondi con gli occhi chiari: c’è pur bisogno di una norma perché esistano eccezioni. Tutte insieme sono le facce di una metropoli multietnica dove mescolarsi è la regola. Molti hanno il doppio taglio, coi capelli rasati di lato e dietro, e un bizzarro cespuglio che circonda la parte superiore della testa. Mi ricordano i ragazzi di Secondigliano. Parlano ad alta voce tra loro decidendo il locale dove andranno stasera. Afferro un paio di nomi, non mi dicono niente. Poi capisco che stanno provando a farsi notare da un quartetto di ragazzine in tiro che sono qualche fila più avanti. Tacchi altissimi, jeans e leggins attillati, chiome bionde che mostrano un po’ di ricrescita. Sfoggiano vestiti firmati. Troppo costosi, fanno a cazzotti con le loro facce di periferia. Ma veri o falsi che siano, non c’è differenza. Faranno il loro effetto in un sabato sera qualunque di una Milano che così popolare l’avevo vista solo in un paio di vecchi film in bianco e nero. Di fianco c’è un ragazzo magrebino con due enormi borsoni termici. Dentro, le birre che venderà stanotte nelle strade della movida, un occhio ai clienti e l’altro ai ghisa che pattugliano le strade a gruppi di tre. Solo la ragazza davanti a me non si accorge di nulla. Non vede quell’umanità di periferia nella quale io invece mi confondo. Digita frenetica i tasti del suo cellulare, poi si ferma un attimo a guardare, cancella. La sua inquietudine è come un’onda che si propaga e finisce dritta contro la mia fragile corazza bucandola. Mi ferisce. Il suo mondo sta andando in frantumi e lei non può farci niente. Se ne sta piegata in avanti, fasciata da una minigonna che indossa senza entusiasmo e lascia intravedere le gambe sottili. Precipitano in un paio di stivali di pelle alti fino al ginocchio. Il cappotto grigio di tessuto con un motivo spinato accentua la posa drammatica del corpo quando, finalmente, trova il coraggio di premere il tasto invio. “Non te ne andare, senza di te sono perduta…”, riesco a leggere prima che la scritta scompaia dal display. Non avrei dovuto farlo, ma ce l’ho praticamente davanti e stasera tutto il dolore del mondo è come se fosse il mio. Anche il suo. Lo sento farsi strada nitidamente finché non mi colpisce alla bocca dello stomaco. Ripone il telefono, ma solo per tirarlo fuori di nuovo pochi istanti dopo. Controlla se ha risposto, non succede niente. Allora lo rigira tra mani che non riescono a stare ferme, come se quel pezzo di plastica e microchip le possa rivelare lui dov’è, cosa fa, con chi è. Perché non è qui con lei in un sabato qualunque, quando si dicevano che non sarebbe mai finita? Sembra chiederselo impaurita quando si gira e la montatura rettangolare degli occhiali incornicia occhi bellissimi, chiari e tristi. E’ una lacrima l’ultima cosa che vedo, mentre arriviamo alle colonne di San Lorenzo. Poi scendo. Fuori centinaia di persone si accalcano nello spiazzo. Un vociare diffuso mi accompagna lungo i marciapiedi che conducono in direzione dei Navigli, ma è come se non ci fosse nessuno. Chiudo il giubbotto, alzando la cerniera fino al collo. Calo il cappuccio. Il vento mi sferza il viso, e mi perdo nella notte di una città che non è la mia.

Chissà tu cosa stai facendo.

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di Rosario Dello Iacovo Inviato su Racconti

7 commenti su “Il tram numero 3

  1. sì scrivo e.. no, non ho un blog. Diciamo che scrivo, così, a tempo perso.. e, quindi, non ho mai nemmeno pensato di aprire un blog.
    Ho scritto qualche racconto.. e, poi, essendo appassionata di giochi di ruolo, la scrittura è fondamentale

      • sì ho notato che sono racconti “propri”..
        interessante, allora, sarà continuare a seguirti. Sono curiosa 😉

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