A Milano c’è il mare

di Rosario Dello Iacovo

Dall’ultimo piano di una torre di vetro e cemento guardo il mare. Lo immagino approfittando della giornata tersa, che mostra la linea degli Appennini cingere a sud la pianura Padana. Eccoli, come il Vesuvio e la Costiera. Lì nel mezzo, dove non vedi, c’è il mare. Anche dall’altro versante si può fare lo stesso gioco con le Alpi. Oggi Milano è una penisola, una lingua di terra che si estende fra due masse d’acqua immaginaria. Pochi lo sanno. Vivono troppo in basso o hanno poca immaginazione. Oppure non hanno mai guardato Milano così dall’alto, come oggi faccio io. L’essenziale è invisibile agli occhi, dice la volpe al Piccolo Principe. La volpe ne sa. Infatti, uccelli volano. Mi piace pensare che siano gabbiani. Il fruscio delle macchine al ritmo della domenica pomeriggio può simulare addirittura la risacca. Onde leggere vanno e vengono, ipnotiche, lasciando un tenue strato di schiumetta sulla battigia. Io mi godo la brezza che spazza il cielo e rincorre nuvole basse e leggere. Non portano pioggia. Chiare e allungate procedono in parallelo lungo la linea di costa. A Milano oggi c’è il mare. Anzi, credetemi, ce ne sono due.

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