“Ma che fine avevi fatto?” Storia tragicomica della dittatura di facebook sulla socialità dei nostri tempi

Oggi, dopo due settimane, mi loggo sui due account personali che avevo disattivato qualche settimana fa. L’ho fatto per diffondere la notizia che in questi giorni ho aperto la pagina facebook di questo blog. Dopo pochi minuti avevo in box una decina di messaggi privati di persone che mi chiedevano allarmati che fine avessi fatto. Passi per chi mi conosce solo on line, ma la cosa è stupefacente per quelli che invece mi conoscono davvero. Per inciso, questi ultimi sono la maggioranza e spesso mi conoscono da anni.

L’altro giorno ho incontrato un amico. Stavamo pianificando degli eventi di musica elettronica e doveva darmi delle informazioni da un paio di settimane. Alla mia domanda: “E allora?”, la sua candida risposta è stata: “Non ti trovavo più su facebook”. Bene, lo conosco da circa quindici anni. Ha il mio numero di telefono, così come l’ottanta per cento di quelli che mi hanno mandato i messaggi stamattina dopo la mia miracolosa riapparizione on line.

Una mia amica che insegna alle medie mi ha raccontato un aneddoto esemplare. “Perché non hai preso l’assegno da G.?”, ha chiesto a un suo alunno. “Perché non l’ho trovato su facebook”, la risposta agghiacciante.

G. e P., i protagonisti di questa storia, abitano a cento metri di distanza e naturalmente hanno ognuno il numero di telefono dell’altro.

Davvero basta cancellarsi da facebook per diventare una specie di morto che cammina? Posso capire che un dodicenne, per il quale internet è la condizione normale nella quale è cresciuto, abbia questo approccio. Ho molta più difficoltà quando registro lo stesso comportamento da parte di persone adulte che in molti casi conosco davvero da tantissimo tempo.

Come è potuto accadere che facebook abbia trasformato così radicalmente la nostra vita e il nostro modo di comunicare? Che la gente ti rimproveri perché, udite udite, hai cliccato “Rifiuta” a un evento? Non si tratta più di un atteggiamento marginale e minoritario, come avveniva nei primi anni delle comunità virtuali. Ma di uno standard che ormai coinvolge la maggioranza delle persone.

Vi do una notizia che probabilmente vi stupirà: se qualcuno si cancella da facebook non è morto. Anzi, spesso gode di ottima salute.

Annunci

8 commenti su ““Ma che fine avevi fatto?” Storia tragicomica della dittatura di facebook sulla socialità dei nostri tempi

  1. Ormai scopri di aver fatto i peggior torti possibili, di cui naturalmente tu nin ti sei neanche accorto, proprio su facebook tramite un link o una parola che qualcuno interpreta nel modo sbagliato e che ripeto tu persona savia avevi magari condiviso solo per scherzare! 🙂 condivido il gode di ottima salute finale senza si vive lo stesso…anzi si vive meglio spesso 🙂 gran bel post!

  2. Terribile. Noto anche io una consistente sfilacciatura ulteriore dei – già flebili – rapporti interpersonali. Molto molto triste e molto molto peggio di un fenomeno come msn perché qui sei spinto a comunicare anche quando l’altro è off-line, in ogni momento della giornata tra bacheche, messaggi, inviti etc… Troppe possibilità che si riducono a nessuna e poi vabbè – ci sono i fatti pigrizia e taccagneria. L’unica cosa per cui è veramente comodo è che ti riallacci facilmente con gente che non vedi da anni ma per quella che vedevi più spesso è una vera tragedia.

    • secondo uno studio, la mente umana riesce a gestire 150 contatti al massimo su fb. avendone mediamente molti di più, finiamo per dimenticarci completamente una persona se non ci scriviamo per un paio di giorni. dopo di che, il fatto che amici reali che conosco da 15 anni non si facciano vivi perché non sono su facebook mi sembra davvero paradossale. inspiegabile.

      • Dando un’occhiata banale, a me sembrerebbe che solo quelli che si vedono praticamente tutti i giorni, o almeno con una periodicità fissa (es.1-2 volte a settimana) si contattano con insistenza attraverso tag etc proprio perché si rimandano link e foto di cose che hanno vissuto insieme o di cui hanno parlato dal vivo in qualche occasione. Gli altri possono anche andare a farsi benedire. Secondo me il punto è che facebook è più esclusivo di quanto sembri inclusivo nel senso che il sistema tende inconsciamente ad avvantaggiare i gruppetti e stop. Chi è relativamente isolato, nel senso di al di fuori da una comitiva prestabilita, può anche fare allegramente la muffa…

  3. Ricordiamoci che nel regolamento di iscrizione su facebook è previsto che tutti i dati postati e personali dell’utante Nik compreso su facebook sono di proprietà di facebook e se vuole si può vendere tutti i nostri dati, post, foto, video, ecc…………………………..è stato smentito quello che ho scritto da facebook.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...