Rapporto Istat 2012: al Sud è catastrofe sociale

di Rosario Dello Iacovo

Un fantomatico dossier della Cia che circolava in rete qualche tempo fa ipotizzava rivolte per fame al Sud, anche armate, a partire dal biennio 2013-2014. La veridicità del documento è molto dubbia. Tuttavia il Rapporto Istat 2012, presentato stamattina nella Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio, conferma con la solidità dei numeri una situazione catastrofica in via di rapido peggioramento.

Al Sud quasi una famiglia su quattro è nell’area della povertà. Il 68,2% dei poveri italiani vive nel Mezzogiorno. In sostanza sette poveri su dieci vivono al Sud. Le regioni che mostrano un maggior livello di criticità sono Basilicata, Sicilia e Calabria, dove nel 2010 l’incidenza di povertà raggiunge i livelli più elevati. Qui, più di una famiglia su quattro, rispettivamente il 28,3%, il 27% e il 26%, vive sotto la soglia.

L’indice di povertà relativa resta invece stabile a livello nazionale, attestandosi intorno al 10-11% negli ultimi 15 anni. Ma ciò avviene soprattutto attraverso il ricorso al risparmio accumulato, ora in rapida erosione. Un’Italia spaccata in due, quella mostrata dal Rapporto Istat 2012. Le cifre lo dicono drammaticamente: al nord solo il 4,9% dei nuclei familiari è sotto la soglia della povertà, al sud la percentuale sale al 23%. Un rapporto di uno a cinque per difetto.

Gli occupati in Italia sono aumentati tra il 1995 e il 2011 di 1,66 milioni di unità (+7,8%) ma la crescita si è concentrata nel Centro Nord, mentre il Sud ha fatto un passo indietro (da 6,4 a 6,2 milioni di lavoratori).

Ma non solo. Al Sud la situazione è catastrofica anche per i servizi sociali, nel contesto di un generale peggioramento delle condizioni di vita che tocca indici di particolare acutezza per operai, giovani e donne. Nelle regioni meridionali si spende male, ma soprattutto poco. 1833 euro in media per ogni italiano nel 2010 da parte del Servizio sanitario nazionale. Ma si passa dai 2.191 di Bolzano ai 1.690 della Sicilia. 37 i posti letto per ogni 1000 anziani residenti nel Nord. Poco meno di dieci per quelli residenti al Sud. Un rapporto che sfiora l’uno a quattro. Se il maggior grado di apprezzamento per i servizi sanitari si riscontra in Piemonte, Valle d’Aosta, Trento, Veneto, Emilia Romagna e Toscana, il più basso in Campania e Sicilia.

Un ultimo dato deve far riflettere con particolare attenzione. La spesa sociale nel 2009 è diminuita di un punto e mezzo percentuale al Sud, ma contemporaneamente si incrementa del 6% nel Triveneto, del 4,2% nel Nord-Ovest e del 5% al Centro. Per i servizi sociali la forbice è compresa fra i 26 euro per abitante dei comuni calabresi ai 280 della Provincia Autonoma di Trento. Otto volte inferiore a quelli del Nord da parte dei Comuni meridionali. Gli asili nido pubblici sono presenti in 8 Comuni su 10 del Nord-Est, ma solo in 1 su cinque al Sud.

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4 commenti su “Rapporto Istat 2012: al Sud è catastrofe sociale

  1. l’istat quando fa le indagini a larga scala si avvale di supporto telefonico, alla consolle non ci sono dipendenti pubblici, ma ragazze e ragazzi con contratti di collaborazione esterna che prendono cifre imbarazzanti, a che pro dico questo?Perchè quando si tocca il fondo ormai abbiamo imparato a scavare e ad accontentarci anche delle briciole in assenza di idee nuove sul piano economico e politico

  2. E da chi aspetta ancora che questo stato un giorno cambi, vorrei sapere come intende ottenere il potere necessario a farlo, senza ovviamente incappare nei due ostacoli che da sempre lo impediscono: a) morire (ammazzato, ovvio), b) essere assorbito dal sistema.

    C’è bisogno di interventi radicali, intensivi e su larga scala, il tutto in un tempo brevissimo, data la gravità delle cose. E per farli, ci vuole la libertà di farli (che non c’è).

    Giusto per vedere se per una volta qualcuno dice qualcosa che mi riesce a convincere, perché i c.d. meridionalisti politici di oggi sono più populisti di Berlusconi e tutto il resto della classe politica dell’occupante.

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