Per quelli che ancora provavano a sopravvivere

di Rosario Dello Iacovo

La volta che gli passò la voglia di scrivere si guardò allo specchio e disse: “E mo’?”

Aveva trascorso gli ultimi tre mesi a farlo. Non aveva voglia di fare altro. Non sapeva fare altro. Non avrebbe potuto nemmeno se avesse voluto.

Era un fiume in piena. Un temporale di emozioni che doveva per forza trovare la via d’uscita da qualche parte. Fuori dalle nuvole dense, basse, scure, minacciose, che si affollavano sopra la sua testa come presagi di morte. Sui cattivi pensieri che non riusciva più a far tacere.

Poi a un tratto il nulla. Provò a chiedersene la ragione. Non trovò risposta. Eppure le nuvole erano ancora lì, come avvoltoi. Sempre più bassi, sulla sua testa priva di difese. La scrittura gli apparve per quello che era: il rifugio estremo di un uomo solo. E a volte non basta scrivere per nascondere il viso. A volte niente ci può proteggere dal dolore. “La guerra non puoi farla con un temperino spuntato, soldato di stagno”, disse a se stesso con tenerezza, mentre si abbracciava e le gambe gli apparvero incapaci di reggere il peso.

La sera prima si era già accorto che non aveva nemmeno più voglia di leggere. Bukowski, Welsh, Bunker, John King, Ellroy, Carlotto, Benni, Lucarelli. Iniziava, leggeva qualche pagina, e passava a un altro. Poi chiudeva il libro e apriva quello successivo. Non trovava quello che stava cercando. Non gli apparvero più così brillanti. Niente, del calore che gli sarebbe servito. Neanche il conforto. Le parole cessarono di essere un modo per razionalizzare il mondo. O anche solo per sopportarlo.

“Chi sono i miei scrittori preferiti?”, si chiese. “Uomini soli”, fu la risposta. Come lui, e con molto più talento, provavano a sfuggire ai loro demoni raccontandoli al mondo. “Chissà se il vecchio Hank ha mai pensato che scrivere non serve a niente”, si ritrovò a chiedersi guardando la pioggia cadere triste e sottile sulle strade della periferia qualunque che vedeva appena oltre il suo balcone.

Fu una notte di vero tormento, quella in cui si ritrovò tra le mani la sua vita senza sapere dove condurla.

L’alba non gli fu di aiuto. La vide sorgere plumbea e cinica. Indifferente al destino di un pianeta ostile che si preparava alla battaglia.

Il rumore delle giunture metalliche lo avvertì che la sua guerra era finita. Lui l’aveva persa. Gettò via il temperino spuntato e si sdraiò. Poi aspettò che gli avvoltoi calassero e non oppose resistenza.

Fu un attimo e divenne cibo, per quelli che ancora provavano a sopravvivere.

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di Rosario Dello Iacovo Inviato su Racconti

5 commenti su “Per quelli che ancora provavano a sopravvivere

  1. il mondo dell’arte lo immagino sempre popolato di muse… secondo me stanno litigando per prendere il posto accanto alla tua scrivania.

    Una curiosita’: di solito scrivi su carta con penna o al computer?

      • Io vado a carta e penna, almeno andavo. Amo l’atto stesso dell’inchiostro che da’ vita alle parole. Per un periodo ero “incapata” con tutte le forme di scrittura sperimentale, dai futuristi a ginsberg-kerouac.
        Il momento piu’ bello della creazione e’ quando inizi a “produrre” quello che non sai.
        Prendi la penna per un’ora, vediamo che succede, se ti va’… 🙂

  2. “Chissà se il vecchio Hank ha mai pensato che scrivere non serve a niente”, nn credo che scrivere non serva a niente e renda lo scrittore “solo”. Credo che chi condivide col mondo le sue emozioni, le sue sensazioni e le sue esperienze sia una manifestazione di maturità e di consapevolezza che la propria parola possa provocare un emozione a qualcun’altro…

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