Perché la sinistra meridionale odia il meridionalismo e lo confonde tout court con il revanscismo borbonico?

di Rosario Dello Iacovo

Napoli Monitor è un bel giornale. Lo leggo sempre con piacere e una volta mi ha pubblicato anche un articolo sulla lotta contro la discarica di Chiaiano. Volevo includerlo nel blog, ma non lo trovo più. Peccato, mi piaceva. Forse anche un altro qualche tempo prima, del quale però mi sfugge argomento e periodo.

Ho letto perciò con un certo stupore, misto a imbarazzo, il pezzo che racconta la conquista della Coppa Italia da parte del Napoli.

«Se, come si è detto, ai giocatori del Napoli la vittoria della coppa è fruttata un cospicuo premio partita, i tifosi si sono dovuti accontentare dei prodotti gentilmente “offerti” dall’autogrill Prenestina, zona Roma est». L’attacco mi lascia già perplesso.

Alla trasferta a Roma hanno partecipato almeno trentamila tifosi del Napoli, forse di più. Statisticamente in una folla di così grandi dimensioni può accadere, e accade, che si verifichino episodi simili. Ai cortei succede con una certa regolarità. Lì però si tratta di “esproprio”. Qui, di una poco comprensibile nota saliente, con la quale avviare addirittura l’articolo. Vorrebbe essere ironica. Non mi sembra ci riesca. Anzi, confina pericolosamente con la terra del luogo comune.

Tra l’altro, chi frequenta le curve napoletane sa che da qualche tempo i gruppi della tifoseria organizzata si battono contro queste pratiche, ritenute poco in linea con la mentalità: la pietra angolare del pensiero ultras a Napoli.

«La prima, quella del tifo, è stata nettamente vinta dai napoletani. Capaci come sempre di introdurre all’interno dello stadio una quantità smisurata di fumogeni, torce, botti e così via…». In sostanza, i napoletani vincono perché introducono botti illegali all’interno dello stadio. Non si capisce bene se dovrebbe essere motivo di vanto o di riprovazione morale. Io non l’ho capito.

Ma il meglio viene poco dopo, quando a proposito dei fischi all’inno di Mameli si parla delle reazioni di: «un incredulo Schifani, forse non a conoscenza dell’insofferenza sempre crescente che si respira in città nei confronti della madrepatria, condita da un forte senso di appartenenza alla città – allo stadio assai più forte che altrove – che peraltro sedicenti gruppi meridionalisti cercano, anche in curva, di cavalcare (per fortuna senza grosso successo) con la loro retorica del brigantaggio e del calimerismo (siamo tutti piccoli e neri)».

A questo punto lo stupore si trasforma in sconcerto. Mi ricordo della buonanima di Gramsci e spero che non esista un aldilà dal quale possa essere informato dell’articolo. Mi ricordo di Salvemini, di Nicola Zitara, dei Quaderni Calabresi. Di tutte quelle esperienze e riflessioni meridionaliste coi piedi ben piantati a sinistra che però nella sinistra meridionale non trovano mai davvero diritto di cittadinanza.

Una volta, a un’assemblea per un’eventuale iniziativa contro il 150° anniversario dell’unità d’Italia, feci un intervento lungo e articolato. Parlavo di interessi capitalistici a proposito del processo unitario. Della necessità di un mercato unico. Della rapina ai danni del Banco di Napoli (442 milioni, i due terzi del denaro circolante in Italia) come momento topico di quell’accumulazione originaria che Marx descrive con dovizia di particolari nel capitolo XXIV del Capitale e sta alla base dell’industrializzazione del nord. Della politica fiscale. Della ultra repressiva legge Pica, mentre in Italia vigeva lo Statuto Albertino. Di un paese a “reciprocità asimmetrica”, costruito insieme dalle forze più reazionarie del Nord e del Sud, con il benestare di Inghilterra e Francia. In sostanza, di quei concetti che poi avrei espresso nella canzone “Italia Spa”, contenuta nell’ultimo disco della 99 Posse, della quale sono in buona parte l’autore. Bene, fui liquidato come “comunista borbonico” (io che come Shakespeare ai re taglierei la testa) e l’iniziativa non si fece.

A questo punto la domanda sorge spontanea: Perché la sinistra meridionale odia il meridionalismo e lo confonde tout court con il revanscismo borbonico? Perché si esulta per la sinistra abertzale basca, per quella catalana o quella irlandese, ma si rifiuta ogni ipotesi di riflessione sulle ex Due Sicilie? Erano uno Stato sovrano, ricordiamolo. Proprio dal punto di vista di quel diritto internazionale invocato spesso e volentieri a proposito di altre cause sparse per il pianeta. E se i Borbone erano tiranni, i Savoia non furono certo sovrani illuminati. Erano due facce della stessa medaglia, quella che fece del processo unitario una mera annessione e non certo quel meccanismo di riequilibrio sociale che sognavano i più radicali fra i patrioti italiani.

Se avete dubbi chiedetelo a Michelina Di Cesare, fucilata a Mignano Monte Lungo, il 30 agosto 1868 a soli ventisette anni. Il suo corpo, insieme a quello dei suoi compagni, venne denudato ed esposto nella piazza del paese.

Je vuless addivintare ‘nu brigante, e voi da che parte state?

Questo è l’articolo di Napoli Monitor.net

Italia Spa, 99 Posse, Cattivi Guagliuni. Testo di Rosario Dello Iacovo e Luca Persico

Nun è quistione d’Unità
si nuje l’avevemo fà o si era meglio lascia’ sta
l’Ottocento fu un secolo di rivolta
di giustizia popolare sull’uscio della porta
pronta ad entrare
in procinto di portare uguaglianza e diritti
terre e libertà per tutti
ma l’italia che avete fatto voi
l’avete fatta nel modo peggiore
spacciando fratellanza e seminando rancore
ignorando lo stupore
sul volto dei contadini fucilati
dei paesi rasi al suolo delle donne violentate
ignorando con dolo le aspirazioni di uguaglianza
giustizia e fratellanza
per le quali a milioni sono stati ammazzati
creando senza pentimento un paese a misura d’ingiustizia
un patto scellerato tra Savoia e latifondisti
e ancora nun v’abbasta mò facite ‘e leghiste
e mentre abbascio addu nuje chiudono ‘e ‘spitale
e i laureati s’abbuscano ‘a jurnata cu ‘na vita interinale
v’amma sentì ‘e parlà di questione settentrionale?

RIT.
a L’ITALIA S.P.A. E’ UNA REPUBBLICA FONDATA
SULLA DISEGUAGLIANZA ‘O MALAFFARE E ‘A
CORRUZIONE PERCIO’ LE VOSTRE LEGGI E IL VOSTRO SENSO
STATO PE NUJE SO SEMP STAT SUL NA PROVOCAZIO
SULAMENTE CA VUJE NUN PROVOCATE CU ‘E
MA V’ARRUBBATE O SANGHE A DINT’ E VENE
PERZONEE A NUJE NUN CE LASSATE NESSUN’ALTRA
SOLUZIONE CHE RADUNARCI IN BANDE PRONTE PER
L’INSURREZIONE

Chiariamo bene
nnuje ‘o rre Burbone ‘o schifamm ‘a pazz
ma ce ne passa p’o cazz pure ‘o tricolore e del deliri
patriottico
di ogni singola nazione
‘a bannera nosta è semp ‘a stessa
è rossa
rossa comm o sanghe d’o brigante d’o palestinese d
militante
del partigiano con le scarpe rotte
che attende in agguato nella notte
d’o libico dell’algerino dell’egiziano
e di ogni essere umano
e il Sud a cui noi guardiamo è il Sud del mondo
il risultato geopolitico di un malessere profondo
l’urlo che viene dai dannati della terra
tra l’incudine dei dittatori
e la risposta umanitaria della guerra
perciò invece ‘e festeggià i 150 anni dell’azienda
gettiamo le basi di una vera unità
che guardi anche oltre il confine nazionale
di una terra compresa tra le Alpi e il mare
guardi al Mediterraneo in rivolta
e ad ogni singolo barcone
che in mezzo a questo mare cerca una speranza nella
notte

RIT.

quando il veleno brucia nella terra dei fuochi
quando i tumori che contiamo sono ancora troppo pochi
quando è sempre la mia gente che continua ad emigrare
a voi sembra normale parlare di questione settentrionale?
di esigenza di delocalizzare di costi da contenere?
pronti a dare la colpa all’immigrato
quando è il vostro lavoro che è emigrato
dove la vita di una persona
ha un valore più vicino allo zero straniero
dove i diritti non valgono un cazzo
dove è ancora più infame il potere del palazzo
e poi voi vi meravigliate
se la gente fa semplicemente il movimento inverso
ed insegue il lavoro dove può venderlo a miglior prezzo?
e non solo vi meravigliate
ma vi arrabbiate e non considerate
ca nuje cca tenimmo trentamila tunnellate di munnezza
ammuntunate
e pronte pe’ ne fa tutte barricate
e n’ati trentamila v’e vuttammo a catapulta
dint ‘e ville addò campate

RIT.

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13 commenti su “Perché la sinistra meridionale odia il meridionalismo e lo confonde tout court con il revanscismo borbonico?

  1. Capisco il tuo sconcerto. Volendo classificare me stesso, cosa che non faccio spesso perché non amo il concetto stesso, credo di essere sempre stato coerentemente un socialista di sinistra (per questo ho subito amato alla follia le analisi Zitara, forse), ma nella sinistra italiana tutta, non solo quella seduta col culo sotto il sole caldo delle nostre latitudini, non mi sono mai riconosciuto. Non ho bisogno di usare parole mie per dire quanto danno abbia fatto e quanto gioco di noi si sia presa la sinistra italiana: le analisi precise e puntuali del succitato maestro sono più che sufficienti a mandare in mille pezzi la sinistra italiana, generalmente incapace da un lato, nolente dall’altro, di cogliere la dicotomia sfruttato/sfruttatore, la questione coloniale e tutte quelle problematiche correlate che una sinistra vera e attenta dovrebbe mettere al centro della propria agenda di lotta quotidiana. E invece trovo proprio nella sinistra italiana il più grande nemico quotidianamente, a causa delle mie idee indipendentiste, che vengono puntualmente tacciate di “reazione” senza il beneficio di una discussione. Questa per me è chiusura mentale bella e buona e mi spiazza trovare persone disposte a discutere di questi temi in maniera pacata e interessata di più a destra che a sinistra.

  2. Diciamocelo,Napoli è una città sterminata, fucina di idee ed arte, che tutti vollero e di fatto nessuno seppe tenere.
    Lo storico Fernand Braudel affermò: ” nessuno è mai riuscito a governare Napoli”.
    A questa affermazione, aggiungo quella di Dumas padre:”Roma e Venezia si riuniranno all’Italia ma chissà se Napoli non sfuggirà all’Italia. Facile prender Napoli, difficile il conservarla.”
    E allora Napoli postunitaria svilita, mutilata, arginata, ghettizzata per indurne la rassegnazione alla perdita del suo ruolo di capitale e farle accettare quello di mero capoluogo di provincia.
    Napoli testa di ponte di quel sud delegittimato della sua sovranità, della sua capacità di autodeterminazione, di tutta la dignità dell’individualità.
    Napoli da tenere a bada, Napoli che deve dimenticarsi di essere e ricordarsi solo, appena, di esistere.
    Napoli pericolosa perchè trascinante, Napoli cassa di risonanza da bucare, per spegnere l’eco, per attutire il rumore.
    Napoli svilita e travestita di folklore, come ogni suo gesto – per esorcizzare la paura che fa la sua folla, da sempre anarchica, dissacrante, irriverente.
    Napoli polveriera spacciata come piccola tabacchiera, per non doverci metter mano, perchè confrontarla significherebbe ridiscutere tutta quanta l’Italia…ah, l’Italia! Sacra patria, dal sacro inno…fischiato.

  3. Guarda,io penso che un vero meridionalismo,non puo che essere di sinistra,chiaramente,per un ragionamento logico,l’antagonismo alla lega e alla destra nord centrica(vedi il berlusca di milano) alla borghesia conservatrice del sud,che insieme alla mafia,sono le due faccie della stessa medaglia e soprattutto una richiesta di equità e giustizia. fanno si che il vero meridionalismo è quello rivoluzionario…un giorno parlando con un neo-borbonico,lui mi diceva che il meridionalismo non deve essere ne di destra ne di sinistra,alloraio gli risposi, dicendo che io stavo con quelli di sotto, dove sta il sud….saluti da parigi

  4. Perché Napoli e il nostro popolo non sono mai “diventati” una nazione? è una cosa su cui mi interrogo da un pò, per via del lavoro che faccio (e che vorrei fare). Se gli ucraini, i cechi, gli slovacchi, i finlandesi, che mai avevano avuto (se non in epoche particolari e dove si riconoscevano nella religione) formazioni statuali né tradizioni letterarie simili al vernacolare napoletano (che, ricordiamolo, è già nei placiti capuani) sono riusciti a diventare nazioni, perché noi, che avevamo uno stato, ed eravamo e siamo riconosciuti in modo distinto e separato per la nostra cultura (lo vedo in Russia), non ci siamo riusciti?
    Ecco, Rosà, il problema non è solo la sinistra, che continuerà a morire di legalitarismo e perbenismo, con tanta grande ignoranza, ma capire perché è successo che la nostra coscienza si stia forse iniziando a sviluppare solo ora, e come provare a dare una veste rivoluzionaria e sovversiva a questo.
    Lo so, sono noioso 🙂
    Un saluto da Leningrado

  5. Quello che la sinistra ufficiale, anche la più illuminata, non riesce a capire (e ne vedo la prova anche in questo, pur illuminato, scambio di idee) è la cosiddetta “questione borbonica”. In tal senso il testo dei 99 Posse è di una banalità e di un conformismo deprimente. Mettere in uno stesso caderone i cosiddetti “briganti”, l’algerino, il libico e non so chi altri – ritenendo tutti costoro partecipi di una medesima lotta – è falso e intellettualmente disonesto, oltre a denotare una confusione mentale e ideologica spaventosa.
    Qui non si tratta di una problema di dinastie regnanti. Piaccia o non piaccia, nel 1860 fummo condannati a rinnegare, insieme con Francesco II, anche noi stessi. Da allora sembra che gli storici del Sud non facciano altro se non razzolare nel passato del Mezzogiorno per trovarvi le cause della nostra “arretratezza” economica, civile, culturale, posta come un dato di fatto acquisito e indiscutibile. Si può dire di tutto: perfino i duchi bizantini di Napoli possono essere incolpati per non aver fatto la loro parte. Purché non si parli della storia recente e recentissima: non sia mai che vengano fuori le vere responsabilità, dei contemporanei del Nord e del Sud!

      • Io mi chiedo, piuttosto, perchè il meridionalismo debba essere di sinistra.
        Quello che la colonizzazione sabaudo-nordista andò ad abbattere furono principalmente i valori cristiani che tanto erano radicati nel meridione. La sinistra ha proseguito quello sporco lavoro e continua ad attentare ai valori cristiani, alla famiglia, a una certa morale che qualcuno può considerare anche retrograda e bigotta, ma che rappresenta le nostre radici.

      • Dici? La Magna Grecia era politeista. Il cattolicesimo al Sud è ibrido e pieno di riferimenti pagani. Io non le vedo queste radici cristiane, sono arrivate dopo, noi siamo greci.

  6. e tu pensi che, per riprenderci quanto ci è stato sottratto con la forza, dovremmo tornare al politeismo di 2000 anni fa? 😀
    Ti ricordo che, nel mezzo, c’è stata anche la dominazione romana, le invasioni dei Visigoti, dei Vandali, quelle dei Saraceni, gli Spagnoli, i Francesi… il che mi porta a pensare che di greco ci è rimasto davvero poco…

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