Nel ricordo di Giggino: compagno, occupante di Officina 99, fratello

A Giggino di Officina 99 che stamattina se n’è andato. Non era mai uscito dal coma dopo un incidente stradale. L’ultimo di una macabra serie che in questo 2012 sta devastando la sfera dei miei affetti personali. Che ti devo dire uagliò? Di quante cose potremmo parlare? Di quando eri rappresentante d’istituto al Galiani, ai tempi in cui lo frequentava mio fratello? Che sarà stato, l’ottantuno? L’ottantadue? L’ottantatré? O di quando ti ho ritrovato appena poco dopo che occupammo quel vecchio edificio di una periferia qualunque, diventato poi Officina 99? Delle mille e mille volte che abbiamo fatto la porta insieme, o delle altre che venivo da avventore e continuavo invece a fermarmi in quella gabbia di metallo all’ingresso a parlare con te? Del Ciaramell’s, il whisky del centro sociale al quale, prendendoti in giro, avevo affibbiato il tuo nome? Facciamo così, parliamo di quello che vuoi. Ma ti prego parlami, dimmi che non è vero, nella solitudine di questa pianura padana nella quale le mie lacrime non significano niente per nessuno. Solo il dolore di uno straniero in fuga, mentre qui oggi la terra trema e provoca altri lutti. Troppi per sopportarli tutti.

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