La più grande vittoria che avesse mai ottenuto

di Rosario Dello Iacovo

Alla fine l’estate se ne andò. Annunciata da un tuono che scosse l’aria, la pioggia scese violenta a placare l’arsura della terra. Erano mesi che non pioveva. I bambini l’accolsero con gioia nelle strade infuocate, saltando a torso nudo nelle pozzanghere che si formarono qua e là negli avvallamenti della superficie stradale. Paolo guardò dalla finestra le grosse gocce cadere. Una folata di vento gli scompigliò i capelli. L’avvertì con sollievo, fresco dietro il collo che all’improvviso smise di sudare. Attendeva quel momento da tempo. Non vedeva l’ora che finisse.

Era una stagione nella quale di solito non riponeva grandi aspettative, ma quella era stata la peggiore della sua vita. Diverso dalla maggior parte delle persone, che aspetta l’estate come un rito di risveglio collettivo, lui la viveva con pacata rassegnazione. Come un evento ineluttabile che ciclicamente si abbatteva sulla sua esistenza, anno dopo anno. Il caldo soffocante della città, reso ancora più opprimente dal rifrangersi dei raggi del sole sull’asfalto bollente, gli mozzava il respiro. Era rimasto quasi tutto il tempo chiuso in casa da solo quell’agosto. Ma questo non assumeva le caratteristiche del fatto stagionale. Paolo si sentiva profondamente solo da qualche tempo, impermeabile al mondo che lo circondava.

La mente ogni tanto era tornata all’agosto precedente. Non troppo dissimile in verità, non era mai un mese particolarmente movimentato. Però lei c’era. Per quanto non fossero riusciti quasi mai a vedersi, la sua presenza aveva reso tutto diverso. Era sposata Caterina, un matrimonio che si teneva in piedi su figli e abitudini. Sarebbe stato troppo difficile ricominciare, spezzare quei legami che erano la sua vita, per trasportare in un’altra direzione il fardello che gli anni le avevano depositato sulle spalle. Ma erano stati l’uno per l’altro una vitale boccata d’ossigeno, una brezza fresca che avevano respirato a pieni polmoni, nonostante le difficoltà che la loro situazione comportava.

Suo marito, in realtà, sembrò quasi non accorgersi delle bugie, delle abitudini nuove e diverse che le avevano fornito la sottile copertura per i loro incontri clandestini. Dieci mesi era durato il loro amore. Poi una mattina lei gli aveva detto: “è finita”. Accolse la notizia come se gli avessero sparato. Una sensazione così realistica che la mano cercò istintivamente il foro del proiettile, mentre sentì le gambe farsi inconsistenti. Gelatina tremula, pronta ad andar giù al primo refolo di vento. Nulla poté contro le lacrime che gli bagnarono il viso. Eppure, lei non aveva mai creduto veramente al suo sentimento. Pensava di essere solo una della lista, una delle tante. Sì, perché Paolo aveva sempre avuto un certo successo con le donne. E lo aveva alimentato con l’irresponsabile compiacimento di un’adolescenza protratta che aveva varcato intatta la soglia dei quarant’anni. Piacere gli piaceva. Era un narcisistico gioco allo specchio che rifletteva lo spirito leggero con il quale aveva sempre affrontato la vita.

Ma che Caterina gli piacesse in un altro modo, gli era apparso evidente dalla prima volta che l’aveva vista. Era durato a lungo il loro girarsi intorno, consapevoli che sarebbe stata una storia impossibile. Si erano scritti, ogni tanto si sentivano, qualche messaggio. Poi un paio di caffè nei ritagli di tempo che lei era riuscita a sottrarre agli obblighi della sua vita. Nient’altro però, fino a quel primo bacio di fronte al quale entrambi cedettero con incoscienza. Una sola volta, all’inizio, ebbero la possibilità di dormire insieme, ma il destino chiarì subito che nemmeno lui sarebbe stato dalla loro parte. Si era inventata la depressione di un’amica che le aveva chiesto di farle compagnia per una notte. Suo marito non aveva sospettato nulla, accogliendo la notizia più col fastidio di dover badare ai figli e ordinare una pizza, che con vera gelosia.

Avrebbero dovuto cenare in un ristorante sul mare, ma gli venne la sciagurata idea di portarla in un posto più vicino all’albergo che avevano scelto. Lì fu solo la prontezza di riflessi di Caterina a scongiurare il disastro. Resasi conto che a un tavolo nell’angolo c’era una coppia di amici di famiglia, ritornò rapida sui propri passi, varcando la porta che aveva imboccato appena pochi istanti prima. Poi volle tornare a casa, non se la sentì di sfidare quella sorte che non si era mostrata particolarmente benigna nei confronti del loro amore. Un sentimento pulito che le circostanze inevitabilmente trasformavano in una squallida tresca, qualcosa da nascondere agli occhi del mondo, nonostante avessero entrambi la voglia di viverlo alla luce del sole.

Non aveva mai avuto il coraggio di chiederle di mollare tutto e restare con lui. Sapeva che gli avrebbe detto no, e per questo accettava la situazione pur di non perderla. Lui che non era mai sceso a patti con nessuna. Ma Caterina era la gioia di vivere. Il suo sorriso era l’amore adolescente che Paolo aveva sempre rifiutato, per inseguire mille storie che lo facevano sentire al di sopra della gente comune. Poi col tempo, mentre la gente comune metteva su casa, famiglia e avviava la propria vita sul crinale dell’età adulta, lui aveva continuato a vivere come quando aveva venti anni. Il risultato gli apparve chiaro al compimento dei quaranta: era rimasto solo.

Ma non fu per questo che si buttò anima e corpo nella storia con Caterina. Era amore vero, incondizionato. Chissà se l’avessi incontrata prima, si ritrovava ogni tanto a pensare. Ma non era certo che al tempo l’avrebbe vissuto con la stessa dedizione. Più probabilmente sarebbe finita nel bidone delle occasioni sprecate e dei rimpianti. Era pieno. Lo sentiva rollare di tanto in tanto sopra la sua testa nelle notti agitate, nelle quali il sonno arrivava misericordioso solo alla fine a lenire la sua inquietudine.

Lei gli concesse un ultimo incontro, poi sparì. Furono vani i tentativi di riannodare il filo. Poi dopo qualche mese avevano ricominciato a scriversi, ma fu categorica nel rifiutare anche una telefonata, un nuovo incontro. “Ti ho detto tutto quello che avevo da dire”, era il muro di fronte al quale s’infrangevano ogni volta le sue speranze. L’illusione che quel sentimento, che a volte gliela faceva sentire più vicina di quanto non fosse, avesse ancora la possibilità di essere condiviso. Non ci credeva che anche per lei le cose non stessero allo stesso modo, ma si rendeva conto che la sua presenza nella sua vita era destabilizzante.

Forse avrebbe dovuto andarsene e rispettare la decisione che lei aveva preso. Perciò spariva ogni tanto per qualche giorno, col solo risultato di tornare a cercarla, per aggrapparsi a ogni possibilità di non perderla del tutto. Cercò di spiegarle in ogni modo che le sue paranoie erano infondate. Voleva solo lei, non gli importava nulla di qualcuna che pur gli girava intorno. Ma lei non ci credeva, mai fino in fondo, e la sua gelosia era stata in certi casi eccessiva. Forse sarebbe stato più facile se lui fosse stato davvero quello di un tempo. Avrebbe chiuso lì la questione considerandola troppo complicata da portare avanti, per scacciare il suo pensiero con un altro chiodo. Ma non poteva farci nulla: era lei che voleva, era lei che amava.

Quando squillò il telefono di casa, Paolo guardò l’apparecchio con sorpresa. Non aspettava nessuna chiamata e lì non lo cercava più nessuno ormai da tempo. Perciò alzò la cornetta con sospetto e disse esitante:
– Pronto…?
– Casa Morelli?
– Sì, mi dica.
– Cercavo il signor Paolo.
– Sono io, lei chi è?
– Sono Claudio, il marito di Caterina.
Le parole lo gelarono. Il telefono gli sembrò pesare una tonnellata fra le mani che presero a sudare. In testa mille ipotesi. Doveva negare? Era stata lei ad ammettere tutto, o si trattava di un bluff di Claudio per scoprire qualcosa? Optò per quest’ultima ipotesi e tenne duro, deciso a mantenere il segreto.
– E, mi scusi, in cosa posso esserle utile?
– Io credo che lei lo sappia fin troppo bene: lasci stare Caterina.
– Non capisco a cosa si riferisca…
– Ho letto i vostri messaggi su facebook, mi creda non mi prenda per il culo. So molte più cose di quante lei immagina.
– E come avrebbe fatto?
– Non voglio annoiarla con i dettagli, ma ho un amico che è un vero mago coi computer. Mi ha detto che forzare un account è molto più semplice di quello che si può pensare.
– Mi permetta di dubitarne.
– Si fidi. Il mio amico mi ha detto che ha una protezione che la avverte delle intrusioni, ma lui è entrato dal computer di casa che lei usa abitualmente, quindi di questa incursione non resterà traccia, se non nella nostra conversazione.
– Sa, vero, che è un reato?
– Certo, anche se lei è l’ultima persona al mondo che può darmi lezioni di morale. Ma mi creda: io per Caterina farei tutto, anche rischiare la galera, se mi denunciasse.
– Farebbe di tutto, ma non rispettare la sua privacy…
– Non sia sciocco. Avevo il diritto di sapere. Ho letto i suoi messaggi, mi perdoni se glielo dico: è facile parlare d’amore col tono dell’adolescente e indurre in tentazione una donna sposata, alla quale il suo uomo non riesce a offrire altro che routine. Ma crede forse che a parti invertite lei avrebbe saputo fare di meglio? L’abitudine è una brutta bestia, rende le cose piatte e scontate. Si finisce col non guardare più la persona che si ha accanto come la propria donna, ma quasi come uno dei mille problemi che la vita ci mette giorno dopo giorno davanti. La vaccinazione del bambino, il suo rendimento a scuola, la rata del mutuo. Ecco, sono queste le pressioni che gravano su una persona sposata. E lei di queste cose non ne sa nulla.
– Ha preso informazioni su di me? – Gli chiese Paolo ferito e sarcastico.
– Certo, dovevo sapere chi fosse il mio avversario. Alla fine lei si è rivelato esattamente come temevo che fosse. Ha passato da un po’ i quaranta, ma ne dimostra meno di me che li compio fra due anni. Si veste da giovane e io ingrasso nell’abito forzato che indosso per lavoro. Lei ha fidanzate ventenni e io non voglio altro che invecchiare con la mia Caterina.
– Caterina mi ha lasciato diversi mesi fa, – Replicò senza riuscire a contenere l’amarezza che quella frase gli faceva esplodere dentro – e quando c’era lei non c’era posto per nessun’altra. Nessuna fidanzata ventenne, mi duole informarla. Ma se fosse stata felice non avrebbe nemmeno pensato di accettare le mie avances. Forse non è stato il tono da adolescente che lei tira velenosamente in ballo, ma solo amore. Amore, una parola di cinque lettere della quale ho improvvisamente scoperto l’essenza più vera, che forse farebbe bene a ripassare. Anch’io vorrei invecchiare con lei, non per considerarla una rata del mutuo, ma la ragione per la quale apro gli occhi al mattino.
– Bella frase romantica. Tipica di chi parla in astratto di una cosa che non ha mai vissuto. Si svegli tutte le mattine di fianco a una donna per anni, poi mi dirà se sottoscrive ancora le sue parole con lo stesso ardore. – Disse sarcastico.
– Se quella donna dovesse essere Caterina non ho alcun dubbio. – Rispose Paolo con convinzione.
– Temo che il suo desiderio non possa realizzarsi. Lei non è stupida, con me ha tutto: una casa, una rispettabilità, un futuro certo. Inoltre, sa che andarsene la metterebbe dalla parte del torto agli occhi della sua stessa famiglia, e lei non darebbe mai una delusione a suo padre. Senza tener conto della reazione dei nostri figli. Io farò finta che non sia successo nulla, ma lei stia alla larga o mi vedrò costretto a prendere dei provvedimenti gravi e urgenti.
– Mi sta minacciando? – Lo sfidò Paolo.
– Le sto dando un consiglio ragionevole. Lei non è nessuno e io ho amicizie molto in alto. Posso renderle la vita impossibile in questa città.
– Bene. Allora visto che senza Caterina la mia vita è già impossibile, io non le prometto nient’altro che lasciare a lei la possibilità di scegliere. Finché avrò la forza e lei me lo permetterà continuerò a combattere per il nostro amore, che non ha conti in banca come il suo, non ha la regolarità di una vita che viaggia sui binari sicuri del privilegio per nascita, ma solo la forza di una passione che ci ha fatto essere una cosa sola per dieci mesi. Sarà Caterina a scegliere, e se dovesse scegliere di restare con lei, come temo, la faccia sentire amata qualche volta. Comprarla, come fa da sempre, non l’ha mai resa felice. – Disse Paolo tutto d’un fiato e si rese conto che per la prima volta stava mettendo sul piatto tutto quello che aveva. Avrebbe lottato, probabilmente avrebbe perso, ma non avrebbe avuto rimpianti. Questa gli sembrò la più grande vittoria che avesse mai ottenuto.
– Sono le sue ultime parole?
– Sì, le migliori che ho detto in tutta la mia vita.

Poi mise giù il telefono e andò sul balcone, dove le lacrime si confusero facilmente con la pioggia che cadeva copiosa annunciando la fine dell’estate.

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di Rosario Dello Iacovo Inviato su Racconti Contrassegnato da tag

4 commenti su “La più grande vittoria che avesse mai ottenuto

  1. Conoscevo la tua disponibilità all’eloquio,meno certezze avevo,invece,sulle tue qualità di scrittore di prosa,e di racconti nella fattispecie !!!!!! Non finisci mai di sorprendere……I miei rallegramenti sentiti con l’augurio di sempre più riconoscimenti artistici: Con affetto Italo !!!!!!!!!!!!!

  2. “e tanto e’ ll’ammore ca ‘a sciorta m’a miso int’ ‘e mmane…”

    amare tanti amori diversi, amarsi in modi diversi… chissa’ se la ama piu’ Claudio o Paolo, chissa’ Caterina chi ama di piu’… Il cuore esplode a tutti e la felicita’ resta un miraggio.

    Un altro grande racconto, Rosario.

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