Ciao Carla, a pugno chiuso. Continueremo la tua battaglia!

Alla fine Carla se n’è andata, ma solo dopo aver lottato a lungo contro un male che l’aveva colpita da anni. Ha lottato tutta la vita Carla per ottenere giustizia per suo figlio Valerio, assassinato dai fascisti davanti ai suoi occhi il 22 febbraio del 1980 a Roma. Aveva solo diciannove anni.

“Mi chiamo Carla Verbano e sono la mamma di Valerio Verbano, ucciso nel 1980 in casa davanti ai miei occhi da tre fascisti dei NAR. Aiuatemi a scoprire la Verità”, così recita la descrizione della sua pagina pubblica di facebook. Il modo migliore che abbiamo per ricordarla e onorare la sua morte è quello di continuare la sua battaglia, grazie alla quale le indagini sull’omicidio sono state riaperte nel 2011.

La vicenda di Valerio è una delle più nere della storia oscura di questo paese.

Wikipedia la riassume così: Il 22 febbraio del 1980, alle 12.44, tre giovani armati e coperti da un passamontagna entrano in casa Verbano, al quarto piano di via Monte Bianco 114 nel quartiere Monte Sacro, dichiarando ai genitori del giovane di essere suoi amici; armati di pistole con silenziatore, dopo essere entrati immobilizzano i genitori nella loro camera ed attendono Valerio dicendo di voler parlare con lui. Valerio non è ancora tornato da scuola; alle 13,40 apre la porta di casa ed è subito assalito dai tre. Ne segue una colluttazione durante la quale Verbano riesce anche a disarmare uno dei tre assalitori; il ragazzo tenta di fuggire dalla finestra dell’appartamento ma è raggiunto da un colpo di pistola alla schiena che gli perfora l’intestino. Morirà poi nell’ambulanza che lo stava trasportando all’ospedale.

Il giorno stesso dell’omicidio, alle 20, arriva la prima rivendicazione siglata da una formazione di sinistra Gruppo Proletario Organizzato Armato; verso le 21 ne arriva una seconda a firma dei Nuclei Armati Rivoluzionari, avanguardia di fuoco NAR. Viene poi recapitato un volantino, verso le 12 del giorno dopo, sempre a nome NAR (comandi Thor, Balder e Tir), in cui non si parla chiaramente dell’omicidio ma in modo allusivo si fa riferimento al “martello di Thor che aveva colpito a Monte Sacro”.

A Padova, dopo dieci giorni, un ulteriore volantino ancora a firma NAR smentisce il coinvolgimento del gruppo terroristico nel delitto Verbano. Gli inquirenti escludono la veridicità dell’ultimo volantino e confermano come rivendicazione più probabile la prima, telefonica, fatta dai NAR. Nella telefonata si fa riferimento al calibro 38 della pistola usata per l’assassinio, calibro effettivamente usato per l’agguato e ribadito in seguito dal bollettino ufficiale dell’autopsia del medico legale.

Valerio Verbano, seguendo una consuetudine diffusa nella sinistra extraparlamentare, aveva condotto indagini personali e redatto un fascicolo, poi detto dossier NAR, nel quale aveva raccolto molte informazioni e documentazione fotografica sull’estremismo di destra romano (NAR, Terza Posizione ed ambienti affini), con molti nomi, foto, luoghi di riunione, amicizie politiche e presunti legami con gli apparati statali.

Il 20 aprile del 1979 Valerio Verbano viene arrestato con l’accusa di fabbricazione di materiale incendiario: la perquisizione della sua casa porta al sequestro, oltre che di un’arma da fuoco, anche del materiale d’inchiesta, come poi viene indicato anche nel verbale. Sempre nell’aprile del 1979, i documenti che erano stati sequestrati dalla polizia scompaiono dagli archivi; la scomparsa viene poi denunciata anche dagli avvocati della famiglia di Valerio il 26 febbraio 1980, che ne conoscevano il contenuto e l’elenco del materiale. Valerio viene condannato il 22 dicembre 1979.

Il 22 febbraio 1980 Valerio Verbano muore assassinato per mano degli stessi terroristi di cui aveva seguito con attenzione le gesta e le collusioni con la criminalità organizzata romana, tra cui anche la Banda della Magliana. La sparizione dei fascicoli redatti da Valerio viene definitivamente accertata quando, nell’ottobre del 1980, i genitori chiedono il dissequestro dei materiali, tra i quali manca appunto quello che viene definito dossier NAR.

Dell’esistenza di questo “dossier” era a conoscenza anche un giudice che indagava sull’eversione nera, Mario Amato. La documentazione raccolta da Valerio, che era sparita prima della sua morte dall’ufficio corpi di reato, sarebbe ricomparsa tra le mani del Giudice Mario Amato che muore per mano dei NAR il 23 giugno 1980.

Alcuni pentiti dell’estrema destra rilasciano dichiarazioni in merito all’omicidio Verbano. Nel 1981 Laura Lauricella, compagna di Egidio Giuliani, personaggio di spicco della destra romana con numerosi agganci anche negli ambienti di sinistra, nell’ambito dell’inchiesta sulla strage di Bologna, racconta di un silenziatore che Giuliani avrebbe dato all’assassino di Verbano. Lo scambio sarebbe avvenuto al poligono di Tor di Quinto a Roma, Giuliani avrebbe costruito quel silenziatore e lo avrebbe dato a Roberto Nistri, membro di Terza Posizione. All’epoca dell’omicidio, però, Nistri era detenuto da più di due mesi, essendo stato arrestato il 14 dicembre 1979, mentre trasferiva un arsenale.

Nel 1982 Walter Sordi, ex Terza Posizione ed ex NAR, subito pentitosi dopo l’arresto, fa nuove rivelazioni sul delitto Verbano riportando le confidenze di un altro esponente dei NAR, Pasquale Belsito: “fu Belsito a dirmi che a suo avviso gli autori dell’omicidio Verbano erano da identificarsi nei fratelli Claudio e Stefano Bracci e in Massimo Carminati”.
Angelo Izzo, autore nel 1975 del Massacro del Circeo e nel 2005 del duplice omicidio di Maria Carmela Linciano (49 anni) e Valentina Maiorano (14 anni), noto pentito che rilascia dichiarazioni su quasi tutti i fatti criminosi dell’estremismo di destra tra la metà degli anni settanta e i primi anni ottanta, riporta le confidenze di Luigi Ciavardini: “Luigi Ciavardini mi disse che l’omicidio era da far risalire a militanti di Terza Posizione, mi disse che il mandante era sicuramente Nanni De Angelis. Per quanto riguarda gli esecutori mi disse che sicuramente si trattava di componenti del gruppo capeggiati da Fabrizio Zani; solo un pasticcione come Zani poteva perdere la pistola durante la colluttazione con Verbano”.

Tutte le precedenti dichiarazioni non trovano riscontri oggettivi e gli indiziati vengono tutti assolti, l’omicidio risulta quindi impunito.

Nel febbraio del 2011 la Procura della Repubblica di Roma ha dichiarato la riapertura delle le indagini.

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Un commento su “Ciao Carla, a pugno chiuso. Continueremo la tua battaglia!

  1. Es bastante vergonzoso que organizaciones terroristas patrocinada por la burguesía criolla local cometa esta clase de asesinato contra un joven que apenas empieza a vivir . Abajo la burguesía criolla patria o muerte venceremos.

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