Te la diamo noi la secessione, anzi l’indipendenza

Indipendenza del territorio continentale delle ex Due Sicilie, non riconoscimento della Repubblica italiana, disobbedienza civile e lotta non violenta. Queste le caratteristiche principali che ci illustra nell’intervista Antonio Iannaccone, portavoce dell’FLN – Fronte di Liberazione della Napolitania.

di Rosario Dello Iacovo

Non chiamateli leghisti del Sud: otterreste risposte al vetriolo. Per quanto a un primo sguardo la loro proposta politica, la rottura dell’unità nazionale, possa essere accomunata a quella del Carroccio. La diffusione di massa di facebook e degli altri social network sta portando alla luce un variopinto universo che mette al centro della propria riflessione il Sud. Un Neomeridionalismo (per quanto il termine sia improprio e non circoscriva tutte le opzioni in campo, come vedremo nel corso dell’intervista) che spesso esprime posizioni divergenti sulle forme di lotta, sull’organizzazione, sulla tattica e la strategia, e che finora non è riuscito a trasformarsi in opzione politica dal largo seguito. Tuttavia, siamo di fronte a un fenomeno inedito apparentemente in crescita sul quale è opportuno indagare.

Le nazioni vanno e vengono: soggetti storicamente determinati, avrebbe detto Karl Marx. Se da un lato la globalizzazione tende a imporre dei centri di potere sovranazionali, dall’altro non solo è forte la resistenza degli stessi stati-nazione, ma c’è anche in Europa una tendenza alla moltiplicazione delle piccole patrie. I fenomeni non sono necessariamente in contraddizione. Anzi, a partire dalla dissoluzione della ex Yugoslavia, non è azzardato affermare che alcuni di questi processi siano incentivati proprio da chi vuole ridurre il mondo a una sola dimensione del comando, disarticolando le vecchie compagini nazionali; oppure da Stati che vogliono ritagliarsi un maggior peso specifico sul piano dei rapporti di forza internazionali. Impero vs Imperialismo, è a mio avviso la dialettica entro la quale si svolge questa vicenda.

Antonio Iannaccone è un napoletano di quarantasette anni residente in Lombardia. Portavoce dell’FLN, il Fronte di Liberazione della Napolitania. Napolitania non è solo il nome di un asteroide scoperto nel 1970 (1876 Napolitania), ma anche il nome col quale si indica il territorio continentale delle ex Due Sicilie, escludendo quindi la Sicilia. L’intervista a Iannaccone è la prima tappa di un viaggio che mi sono riproposto di fare nei prossimi mesi. Un viaggio nel quale cercherò di limitare al minimo indispensabile i miei giudizi personali, un percorso che vuole mostrare ciò che si vede piuttosto che gli occhi di chi guarda.

Quindi voi siete i leghisti del Sud?

No, anzi lo considero un insulto. Principalmente per due ragioni: non sono razzista, né ho come meta una poltrona romana. Ho detto le stesse parole a un esponente della lega nord del mantovano, il quale è rimasto veramente scosso quando gli ho fatto capire la mia vera lotta per l’indipendenza della Napolitania.

Cos’è l’FLN, da quanto tempo esiste e che scopi si prefigge?

Il FLN – Fronte di Liberazione della Napolitania è la prima compagine indipendentista della nazione napolitana, dopo la costituzione delle bande di patrioti detti briganti che lottarono dal 1861 al 1870 nel tentativo di cacciare l’invasore. Nasce come movimento popolare e non è parte della partitocrazia italiana, rigettando lo stato oppressore come è chiaramente specificato nello Statuto. Il movimento nasce il 20 febbraio 2011 dopo un’aperta riunione indipendentista tenuta all’Hotel Cesare Augusto a Napoli e si è poi velocemente strutturato fino a sfociare nel I congresso Nazionale FLN tenuto a Civitella del Tronto il 12 novembre 2011. Le idee del movimento sono imperniate su due grandi personaggi: Angelo Manna che intuì la costituzione di una compagine tutta meridionalista come il Fronte del Sud e Nicola Zitara il quale osò pensare di costituire un comitato di Liberazione Nazionale. Dopo una sua mail capii l’importanza delle sue idee. Il fine per cui si costituisce è per denunciare agli organi internazionali la situazione di continua e opprimente colonizzazione che da 151 anni subiamo, per liberarci dalle catene a cui ci tiene legati lo Stato italiano e che usa la nostra vita per interessi che non sono quelli napolitani. Per questo motivo ci impegniamo a lottare contro il sistema partitocratico italiano sprofondato malamente in un parlamentarismo volgare ed inetto che blocca il raggiungimento dei diritti umani dei popoli che dovrebbe rappresentare. Vogliamo assicurare una giustizia sociale oggi inesistente e che in particolare la nazione napolitana grida a gran voce, indicando nell’indipendenza l’unica via d’uscita.

In cosa differisce l’opzione indipendentista da quella meridionalista?

Apprezzo la domanda, perché purtroppo molti ancora confondono i due termini. Personalmente ritengo il meridionalismo morto a maggio dell’anno scorso, quando i partiti meridionalisti si presentarono divisi alle competizioni elettorali, facendosi una lotta spietata e senza quartiere, pur presentando le stesse idee su una presunta macroregione autonoma all’interno dello stato italiano. Oggi le cose non sono cambiate, anche se il meridionalismo si è trasformato in neomeridionalismo, cioè nuovo, quindi mi hanno dato ragione sulla morte del meridionalismo di una volta, che poi rimane quello vero. Ma l’indipendentismo ha osato passare le paure meridionaliste di una possibile scissione geopolitica dal resto d’italia ed ora è la vera e unica strada per la nostra rinascita.

Cosa pensate delle altre formazioni che si occupano del “Sud”?

Ci sono stati grandi meridionalisti nel passato che hanno combattuto per un “Sud” migliore e pur essendo arrivati in parlamento non ci riuscirono. Cosa ci dovrebbe far pensare che nel burrascoso neomeridionalismo odierno ci possa essere qualche personaggio migliore di Giustino Fortunato, Gaetano Salvemini, Guido Dorso, Antonio Gramsci, Francesco Saverio Nitti, Don Luigi Sturzo, lo stesso Angelo Manna che con la sua celebre interpellanza parlamentare è stato l’ultimo vero meridionalista in parlamento? In ogni caso, ci sono molti comitati che si occupano localmente dei problemi della Napolitania e noi cerchiamo di interagire con tutti quelli con i quali possiamo stilare dei file denuncia da indirizzare agli organi internazionali.

Che forme di lotta adottate?

La nostra è una lotta fondata sul Diritto Internazionale e ci appelliamo agli uffici competenti delle Nazioni Unite e anche del Consiglio d’Europa. E’ questa una strada intrapresa anche da altri movimenti indipendentisti di altre nazioni senza stato poiché i movimenti di liberazione sono legittimati ad esistere. Il Diritto all’autodeterminazione dei popoli prevale sul diritto interno di qualsiasi stato vanificando anche la prima parte dell’articolo 5 della costituzione italiana. Intendiamo organizzarci anche con una lotta gandhiana, cioè non violenta e di disobbidienza civile.

Che seguito ha la vostra proposta politica?

La nostra proposta politica è ben recepita dalla moltitudine delle persone con cui riusciamo a parlare, e molti stanno affluendo alle nostre fila, pertanto riteniamo che siamo sulla strada giusta. Ci manteniamo con contribuzioni volontarie e i vari Comitati Locali crescono secondo le possibilità dei Patrioti e del territorio.

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2 commenti su “Te la diamo noi la secessione, anzi l’indipendenza

  1. La lega è stata capace (mi chiedo se non sia stato fatto a posta) anche di delegittimare le altre, sacrosante, istanze di indipendenza, tanto che oggi se parli di indipendenza dallo stato italiano, sei un leghista a prescindere, se ti va bene; poi se stai simpatico alla gente, ti ci aggiungono anche borbonico. Mai che vedessi qualcuno ammettere che forse i più leghisti di tutti sono proprio gli “italianisti”, visto che il nazionalismo italiano è basato di disvalori repressivi e razzisti.

    Il meridionalismo, quello di oggi più che mai, commette il chiaro errore di mettersi a difesa di una realtà “inferiore” anziché di una realtà “diversa”. E storicamente credo si sia commesso lo stesso errore, anche se resta il lavoro ottimo svolto da diversi meridionalisti storici. Ma il meridionalismo finisce lì. Non ha avuto seguito e quasi ogni sua versione politica post-fascista è stata più o meno una pagliacciata.

    La lotta di liberazione nazionale per l’indipendenza è fondamentale, a mio avviso, più dell’indipendenza (politica) stessa. Credo che i presupposti e le basi su cui si fonda tale lotta possano arricchire il tessuto sociale con una coscienza e un’emancipazione sociale tali da creare il terreno fertile per quella classe dirigente e per quella pretesa di diritti e giustizia che finora è stata soffocata in una condizione di minorità coloniale. L’indipendenza, in questo senso, è un qualcosa che va interiorizzato, dal singolo così come dall’intera società oppressa: la consapevolezza di sapere di potercela fare da soli e il conseguente attivismo affinché si trovino soluzioni valide che si basino sulle proprie forze e siano per la propria gente e la propria terra. È uno shift di mentalità, in pratica. Necessario.

    Trattare il problema per quello che è, cioè quello che si spiega col binomio sfruttatore-sfruttato, colonizzatore-colonizzato, è per me l’unica via. In ogni altro modo si finisce per il cercare un’eguaglianza in un sistema che è nato e si basa sulla diseguaglianza. Inoltre, quella eguaglianza è costantemente cercata sulla base di presupposti errati: che l’emancipazione dei napolitani e dei siciliani stia nell’evolversi in settentrionali (chiaro risultato del senso di inferiorità costruito in questo stato), ritenuti la versione “corretta” dell’italiano. La nostra gente deve prendere coscienza del fatto che essa costituisce un’entità ben definita che può camminare da sola e non ha bisogno di nessuno; e soprattutto non ha bisogno di diventare qualcun altro: ha solo bisogno di giustizia e libertà per essere grande così com’è.

    L’indipendenza politica resta comunque necessaria. Non è detto che si debba sfociare di nuovo in soluzioni ottocentesche da stato-nazione, ma è necessario, per me, distruggere ogni traccia dello stato italiano come insieme di leggi e istituzioni. O per lo meno, sganciarsi completamente da quel sistema di potere corrotto che è più erede della realtà “borgesca” che possiamo trovare descritta nei promessi sposi, che altro.

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