L’amore ai tempi di Blinglook

di Rosario Dello Iacovo

31 luglio 2018

«Basta! Non lo sopporto più» esplode visibilmente contrariata, dopo aver letto l’sms che le è arrivato poco fa mentre ci davamo da fare sul lettone matrimoniale di casa mia. Avevo sentito il suono ma, una volta appurato che non era il mio, ho continuato a darci dentro senza farmi neanche l’ombra di un problema. Anzi, con più gusto di prima. Del resto il mio cellulare non poteva essere. Sicuro. Perché io silenzio tutto, chiamate, sms, mms, mail. Troppi bip inopportuni che in situazioni come questa possono creare degli spiacevoli inconvenienti. Per esempio, mandare a monte una sana scopata. Non è il caso della tipa che ora se ne sta sdraiata di fianco a me ansimante e sudata, perché non mi direbbe no nemmeno se mi beccasse coi pantaloni calati che faccio il servizietto a una coppia di gemelle col carré, che è il mio taglio di capelli preferito. Non dico che si butterebbe dentro per formare uno splendido trio d’attacco con me dietro le punte in cabina di regia a smistare il gioco sulle fasce, però chissà, nella vita e nel football non si può mai sapere. La palla è notoriamente rotonda, e non si può mai dire dove cazzo sceglie di andare a rotolare. Anyway, in case, I’m fucking ready to play.

Ora se ne sta qua tutta ingrugnita, come se fosse lui che le sta facendo un torto, indecisa se mandargli una risposta di fuoco o ignorarlo. Di solito lo ignora. Lui è il suo ex. Il classico tipo che tristemente non si rassegna. Dice che l’ama ancora, il coglione. Un anno dopo che l’ha mollato. Lei, le rare volte che si degna di rispondergli, si giustifica che non ha sentito il telefono, assicurandogli che vuole stare da sola, che da quando si sono lasciati – addirittura – non è stata con nessuno. Seh. Io ci crederei pure se fossi un altro. Cioè, se non fossi la prova vivente che mente. Una bugia a fin di bene, così la definisce, perché non vuole che la odi e ci tiene alla sua amicizia. L’ha detto proprio in questi termini, una volta che le ho chiesto perché non si decidesse a mettere le carte in tavola una volta per tutte. Come se poi ignorasse che il tizio non sa che farsene della sua amicizia. Per quanto finga di credere alle sue bugie e le dica che essere anche amici è fondamentale. È quell’anche la linea di compromesso sottile lungo la quale si tengono ancora relativamente insieme le loro volontà divergenti. Lui vuole altro, un progetto, un futuro, una casa insieme e dei bambini. E poi è un artista, scrive canzoni. Dice che l’amerà sempre. Poveraccio. Perciò le scrive canzoni d’amore che nella maggior parte dei casi lei liquida come patetico romanticismo. Sempre che le legga. O le ascolti, quando ai versi – l’artista – decide di aggiungere pure quattro note in croce. Io invece sono semplicemente quello che se la scopa. E non credo nemmeno di essere il solo, onesto, nonostante lei si offenda quando tiro qualche frecciatina, e si incazzi con una certa ferocia quando un segnale le rivela che lei sicuramente non è la sola che mi scopo io.

Ma tanto chi se ne fotte? Per me è una questione di pura ginnastica senza coinvolgimento. Certamente più piacevole dei pettorali sulla panca, o del crunch per gli addominali, per quanto il dispendio di sudore ed energia si collochi più o meno sugli stessi livelli. Gli vuole essere amica e magari dopo un paio d’anni di amicizia se lo riprende pure, l’artista. Tanto un matrimonio a chi volete che cachi il cazzo, quando l’altro dorme il sonno dei giusti, al momento giusto e alla profondità necessaria perché uno si dia ben da fare? Stavolta comunque decide di ignorarlo. «Perché altrimenti passo la giornata a rispondere ai suoi messaggi. E io – strusciandosi addosso con fare malizioso – oggi ho ben altre intenzioni». Mi dice mentre mi infila una mano tra le gambe alla ricerca del mio regale augello. Non so cosa le passi per la testa, ma farà bene a levarsela. Come dire, a farsene una ragione, perché io non sono un chiava chiava pronto a scattare al suo comando, come una sex machine umana che sta lì per soddisfare la sua insana voglia di sesso. Stavolta proprio non ne ho voglia di rimettermi lì a martellare, perciò svio il discorso e le chiedo come faccia a non sentirsi in colpa. In realtà lo so benissimo, nemmeno io mi sono mai fatto problemi. E infatti lei liquida la questione con un confuso e generico manifesto della libertà, nonostante la stessa si accompagni male con l’esercizio abituale della menzogna. Forse è questo il segreto del nostro, chiamiamolo, rapporto, che ce ne fotte solo di noi stessi. La potrei chiamare affinità elettiva.

Anche se negli ultimi tempi lei mi lancia dei segnali preoccupanti. Mi chiama, per esempio, anche quando non abbiamo in programma nessun meeting godereccio. Mi chiede se penso a lei, con un tono sdolcinato che non mi piace per niente. O si arrabbia se non le rispondo. Quando succede, lei sclera di brutto e insiste. L’altra sera mi sono ritrovato quarantadue chiamate non risposte e trentuno sms dal tono fra il preoccupato impanicato e il minaccioso psicato. Dopo aver congedato la tipa con la quale mi stavo attardando, le ho detto col tono più innocente del mondo che non avevo sentito il telefono. E intanto me la godevo, facendole assaggiare un po’ di quella stessa medicina amara che lei propinava in grandi quantità al povero artista che forse un giorno avrebbe sposato. «Farai bene a sentirlo la prossima volta, altrimenti sarà l’ultima» ha sibilato con un tono da serial killer che un po’ mi ha messo paura, prima di troncare la conversazione. Un’ora dopo mi ha richiamato, scusandosi in lacrime. E si era pure dovuta sorbire la sua reazione insperatamente ottimistica perché aveva scritto uno status al vetriolo sugli uomini che sono tutti stronzi di cui non ci si può fidare. Gli uomini.

In pratica, io e lei non siamo amici su Blinglook, il social network che da qualche tempo ha sostituito il defunto Facebook, ma che funziona sostanzialmente alla stessa maniera. Lo facciamo perché io, in teoria, avrei anche una fidanzata, che però vive in un’altra città. Perciò, quando vuole pubblicare qualcosa che io possa leggere lo posta visibile agli amici degli amici. Caso vuole che anche l’artista non sia fra i suoi contatti, perché a un certo punto lo ha eliminato dicendo che lui la controllava e non ne aveva motivo. Se voleva intendere che non aveva più il diritto di impicciarsi dei fatti suoi, aveva ragione. Ma temo che lo dicesse nel senso che lei non faceva niente che meritasse la sfiducia del controllo. Ho sempre ammirato la sua capacità di mentire a se stessa, è la cosa dei lei che mi piace di più. Oltre a un altro paio di cosette che taccio per discrezione. Comunque sia, sempre il fato vuole, non chiedetemi come e perché, che sto tizio abbia un discreto seguito di tipe mica male che sbavazzano intorno ai suoi testi a base di amore e suicidio. Lui però è come se non le vedesse, ama solo lei. Io invece ogni tanto ne aggiungo qualcuna fra le più meritevoli e in certi casi sono riuscito pure a mandarla in buca. Proprio stasera, un paio di queste sue fans si sono lanciate in cuoricini e commenti audaci a un suo video, pubblicato come sempre visibile a tutti. La sua equazione è stata tanto logica quanto entusiastica, ma altrettanto inconsapevolmente illusoria: “Si è ingelosita”. Perciò aveva afferrato il cellulare, impegnandola in una estenuante conversazione nella quale le aveva ribadito col cuore in mano che non esisteva altra donna oltre lei.

Dopo avermelo raccontato, poi mi ha chiesto con una vocina tutta intimidita: «Posso venire da te?». Io ero stanco per la sgroppata precedente e non me ne fregava un cazzo, ma come dire ho ragionato come la formichina che sono diventato, piuttosto che il cicalone che sono sempre stato. Metto il grano in cascina in estate perché l’inverno è lungo e freddo. Perciò le ho detto: «Vieni». Dopo uno straordinario che mi è parso interminabile, si è addormentata fra le mie braccia come un angioletto. Poco dopo, il solito bip mi avverte che le è arrivato un messaggio. Non resisto alla tentazione, apro e leggo: «Ti amo, pensami stanotte». Sono addirittura tentato di rispondergli, ma non ho voglia di passare tutta la notte col culo attaccato al suo cellulare. Perciò lo cancello, e faccio finta che sia una di quelle volte in cui ha deciso di non rispondergli.

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di Rosario Dello Iacovo Inviato su Racconti

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