I’m the changingman, built on shifting sands

di Rosario Dello Iacovo

Ascolto Modern Classics di Paul Weller e leggo, nel silenzio di una domenica pomeriggio d’agosto che sarebbe assoluto se non fosse per la tangenziale. Ma nemmeno là c’è tutto sto viavai. E non è solo questione che qui in casa non c’è nessuno: è proprio il palazzo che è vuoto. Pure gli altri che affacciano sul cortile, al centro del quale c’è solo la mia macchina che arrostisce indifferente ai trentasei gradi dell’estate più calda di sempre. Prima ho buttato un occhio alle previsioni. Domani trentanove, dopodomani quaranta, da qualche parte al sud quarantatré, e via di questo passo per le prossime due settimane. Le estati più calde di sempre si susseguono ormai con regolarità preoccupante.

Quest’anno stiamo battendo anche quella terrificante del 2003. Pure allora ero solo in città e in giro non c’era veramente nessuno. Scrissi una cosa che mi piacerebbe rileggere. L’ho cercata a lungo su google, ma non sono riuscito a trovarla. Scrivendo solo on line non conservo mai niente e così, quando ogni tanto azzecco e mi cancello da un sito, perdo tutto. Faceva caldo nel 2003. Lei aveva quattordici anni. E se un preveggente qualunque mi avesse parlato di noi, mi sarei beatamente messo a ridere. Perciò, vivevo a cuor leggero la pur triste condizione di un’estate solitaria. Solo il condizionatore mi fece compagnia. Poi, come accadeva una volta, arrivarono i temporali di fine agosto, e io li accolsi in piedi sul balcone senza opporre resistenza, lasciandomi bagnare dalla pioggia che finalmente scese a placare la mia arsura e quella della terra. Ricordo l’odore di polvere e io che dicevo a me stesso: “Resisti, è quasi finita”!

C’è da preoccuparsi di estati così, dicevo, ma la gente non se ne strafotte proprio. Anzi, la gente è proprio contenta perchécosìvaammare, pure se quest’anno stanno ancora tutti quanti qua a fare i fumenti nel traffico, accontentandosi delle domeniche a Licola e allo scoglione a Marechiaro. Col traffico, ovviamente. Io invece non ci vado, odio il mare pendolare, quello che vai la mattina e torni la sera. Nonostante mi fossi ripromesso qualche mese fa di diventare nero come la notte e granuloso come una statua di sale. A parte una volta all’Arenile e un paio a Milano, acqua non ne ho vista proprio. E anche in quel caso si trattava di cloro e piscine, perché, come saprete, a Milano non c’è il mare. Anche se io una volta l’ho visto dall’undicesimo piano di un palazzo dalle parti di piazza Abbiategrasso. Circondava la città da due lati e si spingeva fino alle Alpi e agli Appennini.

Anche l’estate scorsa sono stato in città da solo. Vabbè, non proprio da solo, almeno la prima settimana. Poi arrivò la prima avvisaglia del ciclone che avrebbe spazzato impietoso le illusioni sulle quali si cullava allora la mia vita. Firenze, Bologna, Milano? Certo. Poi andiamo in Salento? Sicuro. Un salto a Londra? Why not? Alla fine? un beato cazzo. La cupa forza della repressione calò sul desiderio come una scure. Solo telefonate interminabili. Anzi l’ultima, che come le estati più calde di sempre aspettava solo quella successiva per diventare la penultima. Per quanto fosse saggio, non ce la facemmo proprio a dirci addio.

Poi arrivò il mio compleanno, e trascorsi anche quello da solo. Ma a finale cosa volete che me ne fottesse? Una spesa alla Coop, un pranzo insieme, un giro in scooter. Attimi rubati alla secolare cultura del divieto che mi feci bastare. Mi sarebbero bastati anche solo cinque minuti. Figuratevi i molti di più che comunque riuscimmo a condividere, mentre il condizionatore dava silenzioso refrigerio ai nostri corpi abbracciati.

Questo agosto invece trascorre senza aspettative. Di nessun tipo. So che non accadrà nulla che mi cambierà la vita. Andrò a Brescia, a Gallipoli, in Calabria e in Irpinia per lavoro e questo è quanto. Anzi, a fine mese mi iscriverò di nuovo all’università perché pare che mi convalideranno tutti gli esami sostenuti fino al 1992, quando a due esami dalla laurea decisi di mollare. E ancora oggi non so perché. Poi verrà settembre e dopo ottobre. Arriverà la pioggia, le giornate continueranno ad accorciarsi, toglieremo l’ora legale. Forse col lavoro si tirerà avanti fino a fine anno e poi lo stop. Intanto andrò avanti coi due libri che sto scrivendo.

E dopo che farò? Mi sono chiesto l’altro giorno mentre guardavo le vette del Pollino ascoltando con le cuffie The Changing man di Paul Weller, che per inciso sto ascoltando pure ora. Boh, forse torno a Milano, però questo probabilmente già a settembre. Quando invece sarò libero da impegni forse me ne vado per un po’ di mesi a Londra. Ci sto pensando da tempo e più ci penso più mi sembra l’unica cosa che può tirarmi fuori dal pantano. E allora chiudo gli occhi e mi rivedo diciottenne che sbarco ad Harwich. Poi prendo il treno per Londra e alla vista delle prime case a schiera mi innamoro per sempre. Stavolta invece atterrerò a Gatwick. Poi prenderò un bus per Victoria canticchiando:

I’m the changingman – built on shifting sands
I’m the changingman – waiting for the bang-
To light a bitter fuse

E sarà la seconda cosa migliore che avrei potuto fare nella mia vita.

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di Rosario Dello Iacovo Inviato su Racconti

10 commenti su “I’m the changingman, built on shifting sands

  1. Queste tue pagine sono tra le mie letture stabili di questa estate infernale. Il fatto che io trovi in ciò che scrivi qualcosa che riconosco, che è o era realtà anche per me un istante o un secolo prima di diventare letteratura nella tua mente è solo uno dei motivi per cui leggo qui. Credo che tu scriva bene. Sai raccontare, tenere desta l’attenzione fino alla fine. Sai narrare, te lo dico senza stare troppo a discettare di stili e influenze o che so io, anche se la letteratura che tu stesso dichiari di amare e la musica col suo pulsare e la città col suo stridere sembrano darti il ritmo sulla tastiera. Il mio è il semplice parere di una lettrice che chiede solo di non essere annoiata e di sentire che chi scrive lo fa perché ama raccontare e non solo per mettersi in mostra. Penso che a te piaccia raccontare. E così torno a leggerti, in questa diabolica estate.

    • Amo scrivere e in questo periodo è un’esigenza insopprimibile. Ti ringrazio per l’apprezzamento.

      Posso chiederti come hai trovato il blog? Mi incuriosisce sempre vedere un tot di visualizzazioni quotidiane e non sapere chi sono i lettori e come sono arrivati qui.

  2. Credo di poter dire che in quel tot ultimamente ci sono io con una certa frequenza e sono arrivata qui cercando blog WordPress che in qualche modo si occupassero di Napoli. Ti ho riconosciuto però, sapevo del tuo rapporto con i 99 Posse dei quali, almeno nei primi anni, seguivo le gesta.

  3. Leggo da qualche settimana il tuo blog. E prima di leggerlo ho sempre quella sensazione di Jamm a vere’.
    Tieniti sempre vicino l’esigenza di scrivere. Che io tengo l’esigenza di leggere

  4. e che si fa dopo aver letto questa cosa?!?si possono dire tre cose vere: scrittura fluida che va in profondità con una naturalezza incantevole, è stupendo chi ha i coglioni di ricominciare come per gli esami e poi…..bisogna farsi prestare la barca dei 24 grana per uscire dal pantano;)

  5. A chi fare gli auguri per la conclusione degli studi, all’ io narrante, a quello narrato o all’ autore? Per non sbagliare li faccio a tutti e tre ma all’ autore nu poco ‘e cchiù 😉 Mi laureai nel ’92, dopo un corso di studi regolare e soddisfacente eppure, ricordo, non vedevo l’ora di finirla con la vita da studente. Capisco che tu voglia chiudere quella porta lasciata aperta. E questo orrore che chiamano estate dovrà pur finire. Non vedo l’ ora che sia autunno, un buon autunno, per te e per me. Intanto continuo a leggerti, pescando a caso tra i tuoi bei racconti.

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