La macchina del fango, la fabbrica del mercenario e il Minculpop del regime Aureliano

di Rosario Dello Iacovo

La strategia è semplice e vincente, soprattutto in una città in cui il pallone ha vissuto anni bui dopo i trionfi dell’era Maradona. Prendi un giocatore che vuoi cedere, fai circolare attraverso la stampa amica che sia lui a voler andare via. O se davvero lui vuole andarsene, trascura le responsabilità del club e della sua politica degli ingaggi e dei diritti d’immagine. Scarica tutto sul giocatore e fa in modo che la macchina del fango lo dipinga come un mercenario. A Napoli, dove il calcio è vissuto con una passione che supera la fede, la tecnica è così vincente che andrebbe ripresa nei manuali di comunicazioni di massa. Nonostante faccia ridere la definizione di “mercenario”, in un calcio che da decenni ha come unica stella polare il dio denaro, e mercenari lo sono praticamente tutti.

Prendiamo come esempio i telecronisti tifosi di Mediaset premium e Sky. Raffaele Auriemma, Lello per gli amici, la voce del Napoli per la pay tv del biscione, esibisce come copertina del suo account personale su Facebook una foto che lo ritrae in compagnia di De Laurentiis. In sostanza, lo paga Berlusconi, ma visto che il parere del club è praticamente determinante per la scelta del telecronista amico si può dire, con una certa dose di cinismo e spirito realistico, che la foto lo ritrae col il suo vero (e indiretto) datore di lavoro. Lui e Carlo Alvino sono le quinte colonne del club, gli assi lungo i quali marcia la macchina del fango che si scatena contro quei giocatori che lo stesso De Laurentiis decide di vendere. Sono loro e altri giornalisti ad aver messo alla gogna Quagliarella, Lavezzi e ora Gargano, rei di volere più soldi.

Per i nostri simpatici telecronisti tifosi, il denaro è esecrabile, salvo che non lo incassi DeLa. Mercenario chi va via, ma mai mercenario il presidente. Anzi, è un benefattore, che in cambio di miseri cento euro per un distinto per gli ottavi contro il Chelsea (l’Inter e il Milan che la Champions l’hanno vinta partono da settanta), ha riportato il Napoli nell’Olimpo del pallone. Quello minore, s’intende. Quello dove un terzo posto e una Coppa Italia scatenano i cortei per la città e i tuffi nelle fontane. By the way, cento euro buttati, perché poi gli azzurri a Stamford Bridge ne prendono quattro e tornano a casa, senza che la stampa locale smetta di magnificare l’impresa. Altrove, un’impresa coincide con una vittoria. A Napoli va bene anche una sconfitta eroica.

Ai tempi di Quagliarella, con l’acquisto di Cavani, i tifosi credevano di avere un attacco atomico. L’hanno creduto fino alla fine di agosto. Poi la favola è finita con la cessione alla Juve, e il napoletano medio, notoriamente credulone e manovrabile, si è immediatamente accodato alle accuse costruite su misura all’attaccante originario di Castellammare di Stabia. Mica come i milanisti, che dopo la cessione di Ibra e Thiago, hanno preteso e ottenuto la restituzione dei soldi dell’abbonamento. Certo, poca roba, un centinaio. Ai piedi del Vesuvio, invece, non è venuto proprio in mente a nessuno di aver pagato per un prodotto diverso da quello che hanno trovato nel pacco. Come ringraziamento per l’attaccamento alla squadra, poi, il presidentissimo fece dono alla tifoseria del nuovo Henry, anzi, del nuovo Balotelli, Dumitru e del 35enne Lucarelli che arrivò a Napoli già rotto. Giusto perché nessuno potesse dire che lui non fosse un uomo generoso.

Si dice che Quagliarella fosse stato venduto a luglio ai russi dello Zenit, ma che abbia rifiutato il trasferimento. Quindi, in sostanza, Cavani non è mai arrivato come rinforzo per l’assalto al tricolore, ma semplicemente come sostituto. Va da sé che il suo straordinario rendimento in campo ha mitigato l’amarezza dei tifosi partenopei. Ma qualcuno fra i più avveduti non ha potuto evitare di chiedersi dove sarebbe arrivato il Napoli di due anni fa, terzo in zona Champions alla fine, se avesse potuto contare anche su Quagliarella o su un attaccante di pari valore. A gennaio, invece, arrivò Mascara a fine carriera.

Stessa storia per Lavezzi e adesso per Gargano. Entrambi “mercenari” ed entrambi attaccati alla prima occasione utile dai telecronisti amici. Il caso è esattamente quello di Gargano, che stasera ha pubblicato sul suo twitter la sua versione dei fatti, che suona così: “Vorrei dire alla gente che non conosce la verità, che non ho lasciato Napoli per paura di essere una riserva. E la lettera è stata scritta dalla società! Sono stanco di gente che parla per parlare senza sapere la verità. Ringrazio chi invece capisce la mia situazione senza rancore”. Immediata la risposta piccata di Auriemma: “Come mai Gargano ha deciso di sputare il rospo adesso che l’Inter se la passa male?”. In tempi così rapidi che nemmeno l’addetto stampa del club.

Leggete questi nomi: Vidal, Vucinic, Criscito, Ivanovic, Diarra, Cissokho, Meireles, Jovetic, Pazzini. Fanno parte delle liste che Mazzarri ha redatto l’anno scorso e quest’anno, o si tratta di calciatori più volte accostati al Napoli. Bene, nonostante la cessione di Lavezzi non ne è arrivato nemmeno uno. Al loro posto il rinforzo Pandev, che però già giocava a Napoli l’anno scorso, il giovane talento a costo zero Insigne, e i comprimari Gamberini, Mesto, El Kaddouri. Avete letto qualche articolo nel quale questa lista viene ricordata al presidente? Io no, ma forse mi sono distratto.

Ora, non c’è bisogno che qualcuno mi spieghi che il calcio moderno è solo una questione di soldi e di mercenari, ma possibile che a così pochi tifosi del Napoli venga in mente che i primi mercenari sono i padroni del pallone, ovvero i presidenti, e subito dietro di loro la pletora di giornalisti sportivi locali che invece di informare sono di fatto il Minculpop del regime Aureliano?

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4 commenti su “La macchina del fango, la fabbrica del mercenario e il Minculpop del regime Aureliano

  1. Non seguo il calcio perché lo trovo, ormai, non credibile e morto! Ma quello che hai descritto é un calcio che andrebbe raccontato ad unamassa più ampia, ma purtroppo sono tutti “amici”!!
    Come ad esempio il migliore in campo di sky, a mio parere, é una cosa pilotata; nel senso che ha la potenzialità di far salire e scendere le potenzialità di un giocatore a vista dei tifosi….

  2. Pingback: Tutti i mercenari dell'industria del pallone | Napoli Monitor

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