L’ultima notte del mondo

di Rosario Dello Iacovo

Notte. Buia e non ci sono stelle. Tacciono. Hanno deciso di assistere mute.

Domani sarà tutto finito.

L’ultimo giorno dei Five years. David, del resto, ci aveva informato che sarebbe accaduto. Ma nessuno gli aveva dato retta, scambiando la profezia dell’uomo delle stelle, mandato inutilmente insieme a Paul Weller a insegnare l’eleganza al mondo, per puro estro artistico. Fantasie. Cazzate.

Invece, domani sarà tutto finito.

Perciò, le madri abbracciano i figli. I figli però rincorrono amori appena sbocciati, per consumarne ogni istante residuo. I padri siedono in salotto, con le tende tirate e le luci spente, a pensare a quelli perduti, un giorno qualunque di tanti anni prima. Altre madri invece mollano tutto e scappano da giorni sempre uguali che qualcuno ha avuto la faccia tosta di chiamare assurdamente vita.

Per tutta la vita.

Il mondo si agita, come una bandiera che sventola impazzita al vento. E infine si strappa, affidando i brandelli ai flussi d’aria che soffiano, risucchiano, scartano da un lato, poi dall’altro, si infilano nei buchi, nelle fessure, nelle valli, nei canali increspando l’acqua in superficie, nei campi facendo rotolare rovi e balle di fieno, sulla cima dei ghiacciai, ormai poco perenni, provocando valanghe che scendono a valle travolgendo ogni cosa. Chissà se domani ci saremo ancora, sembrano chiedersi i venti. Almeno noi. Mentre tornano indietro e creano mulinelli, come un bambino che sorride saltellando su una gamba sola e gli occhi chiusi verso l’orlo del precipizio.

Nelle piazze delle città e dei villaggi, milioni di uomini si riuniscono in una grande preghiera collettiva che vorrebbe strappare al pianeta la promessa di un’ora ancora. Ma il pianeta se ne fotte, e se ne sta lì a osservare indifferente la clessidra rovesciata che lentamente esaurisce ogni granello del tempo che resta.

Uno dopo l’altro.

Qualcuno approfitta delle case vuote, delle porte spalancate, delle casseforti aperte, per regalarsi l’ultima illusione di uguaglianza possibile. Una notte da ricchi e poi accada quel che accada. Riempiono sacchi, aiutati da quelli che proprio non ce l’hanno fatta a uscire di casa. “Prenda anche questo”, “Ha guardato sotto il materasso?”, “Nel quarto piede del letto c’è una mazzetta di denaro arrotolata, l’ha vista?”. Dialoghi surreali si inseguono con lingue e accenti diversi a ogni latitudine. Mentre i ladri ringraziano e abbracciano i benefattori.

Poche ore ancora, per l’ultima notte del mondo.

Gli ubriachi bevono gratis, fino a esaurimento scorte, insieme ai proprietari dei bar che ballano sui banconi, ebbri dell’assenza di speranza. Nella certezza che finalmente non c’è proprio più il futuro, né conti da pagare. Nessun fornitore si presenterà domani alla loro porta. E allora afferrano il denaro in cassa e lo lanciano sulla testa degli avventori, ma questi non fanno nemmeno lo sforzo di raccogliere le banconote che si ammucchiano sul pavimento, sui tavoli, sotto gli sgabelli, tornando a essere la carta straccia che in realtà sono sempre state. “Come abbiamo fatto a non pensarci prima?”, sembrano chiedersi tutti mentre alzano calici, pinte, bicchierini di puro spirito torbato, brindando ai giorni felici che non hanno mai avuto.

Poche ore ancora, per l’ultima notte del mondo.

Tossici pippano, bucano, fumano, inalano, ingoiano coca, roba, erba, fumo, pasticche, chetamina, aspirine e coca cola, colla, mentre si passano pipette per il crack, cylum, canne, pippotti, baffi, carciofi, istrici di rotoli di carta igienica dai quali spuntano cannoni di charas e di maria. I pusher gettano tutto dalle finestre, quasi che l’inedita generosità, stavolta davvero senza tornaconto, possa regalargli uno scampolo di speranza. Uno qualunque.

Poche ore ancora, per l’ultima notte del mondo.

Sbirri e soldati mandano a fare in culo i superiori in ordine rigorosamente gerarchico. Un soldato semplice infila un elmetto su per il culo del suo caporale, che rincorre il sergente con una baionetta, che prende di mira un tenente accovacciato in trincea, che lancia una granata contro un capitano, che un attimo prima dell’esplosione infila il coltello fra le costole del maggiore, che trascinando gli ultimi scampoli di vita si inginocchia, prende la mira e con un colpo di bazooka centra un colonnello, che riesce giusto in tempo a mozzare la testa al generale che ha appena legato in cima a una testata atomica il capo di stato maggiore e il ministro della difesa. Cadendo, per un riflesso del sistema nervoso centrale, come le lucertole che tagli in due quando sei bambino e ancora si muovono, pigia il bottone rosso e li spedisce a schiantarsi su un atollo disabitato del pacifico per il test nucleare definitivo.

Poche ore ancora, per l’ultima notte del mondo.

Industriali, politici, banchieri, finanzieri, faccendieri, portavoti, leccaculo, segretari di partito, segretari sindacali, ministri (ministro della difesa escluso), onorevoli, presidenti delle camere, presidenti degli Stati, presidenti degli Enti inutili, sottosegretari, mafiosi, camorristi, ‘ndranghedisti, triadisti, yakuzisti, mafiosi russi, narcos, gangsters, antimafisti di professione, si accalcano all’ingresso di rifugi sotteranei, bunker antiatomici, camere iperbariche, caveau delle banche. Si accalcano e si scannano, aiutati dai rispettivi seguiti di puttani e ballerine. Alla fine ne resta una manciata che si barrica all’interno, illudendosi di poter sfuggire alla catastrofe.

Poche ore ancora, per l’ultima notte del mondo.

Io guardo il formicaio impazzito che è diventato il pianeta. Scuoto la testa. Poi entro in macchina e giro la chiave nel contatto. Parto. Arrivo sotto casa sua. Citofono. Lei stavolta scende senza nessuna resistenza. Arriva. Mi sorride. Le sorrido. Ci abbracciamo. La bacio. Mi bacia. Ci dirigiamo verso la collina più alta della nostra città, e io guido con una mano sola cambiando le marce con la sinistra, perché con la destra stringo la sua mentre continuiamo a sorriderci.

Infine, arriviamo in cima. E lì, facciamo l’amore. E lì, veniamo insieme stringendoci forte. Proprio nell’attimo preciso in cui il mondo sparisce. Senza lasciare nessuna traccia della sua esistenza.

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7 commenti su “L’ultima notte del mondo

  1. Bello bello bello e ascoltato con la musica come sottofondo é una cose spettacolare. Con un ottima descrizione hai fatto traformare parole in immagini nella mia mente! E hai suscitato emozioni tra cui rabbia e commozione x una Terra che ormai non é Terra ma una semplice pietra incandescente al cuore per produrre denaro! Che brutta fine che abbiamo fatto! Grazie per questo testo!

      • :)dimenticavo… mi fa molto piacere che negli ultimi giorni hai scritto 4 post 🙂 si ver ca nun tien nu cazz a fà :p

      • E che hai le scadenze come i fornitori che hai descritto nel testo?! 🙂
        P.s. hai già pubblicato qualche libro oltre ai due che stai scrivendo?

      • no, sono esigenze più personali e quindi improcrastinabili. no, scrivevo anni fa, poi ho iniziato a fare il giornalista e per cinque anni ho completamente abbandonato la narrativa. ho ripreso da febbraio di quest’anno. poi magari, smetto di nuovo. sono fatto così 😉

      • Nooo p’ammor e dij non cambiare idea. In vita mia ho solo letto pochi testi: l’uomo di vetro di Vittorino andreoli (libro che ti consiglio se non l’hai già letto) e restiamo umani di Vittorio arrigoni (testo che conoscerai sicuramente). E da quando conosciuto te leggo i tuoi testi, quindi non smettere 😉

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