Rapporto Svimez 2012, al sud desertificazione industriale, crollo del Pil, dei consumi, ed esodo

di Rosario Dello Iacovo

Giorgio Napolitano parla della necessità di mobilitare il Mezzogiorno come risorsa e del problema dei giovani, che faticano a trovare lavoro. Ma oltre le parole di circostanza, il rapporto Svimez 2012, presentato stamattina, mercoledì 26 settembre 2012 presso il Tempio di Adriano a Roma, è letteralmente agghiacciante. Tuttavia, non sorprende. L’aveva già detto l’Istat e, commentandolo, avevo parlato di catastrofe sociale https://rosariodelloiacovo.wordpress.com/2012/05/22/rapporto-istat-2012-al-sud-e-catastrofe-sociale/

Al sud, la disoccupazione ha superato il quarto di popolazione attiva, attestandosi al 25,6% nel 2011. In sostanza, più di un abitante su quattro è disoccupato. La percentuale del centro-nord si ferma al 10%, meno della metà e, nonostante la crisi, vicina ai livelli ritenuti fisiologici nel mercato del lavoro.

Anche il Pil a sud va a picco, facendo registrare un secco -3,5%. Il dato fa il paio con quello dei consumi che a fine anno subiranno una contrazione del 3,8%. Ma il dato veramente allarmante è quello relativo agli investimenti, con un crollo del -13,5%. Quest’ultimi diminuiscono in maniera sostanziale, con un -5,7%, anche al centro-nord, ma restando ben al di sotto del 50% del dato delle regioni meridionali.

Lo Svimez parla senza mezzi termini di “una profonda e continua de-industrializzazione”, con il rischio concretissimo della “scomparsa di interi comparti dell’industria italiana nel Sud”. Negli ultimi quattro anni, dal 2007 al 2011, sono 147mila i posti di lavoro persi nel settore industriale del Mezzogiorno, il triplo rispetto al centro-nord. Crollano anche gli investimenti fissi lordi, che registrano una contrazione del 4,9% nel 2011.

Al ritmo attuale al sud occorrerebbero 400 anni per recuperare il gap che lo separa dal nord. In termini di Pil pro capite, il Mezzogiorno nel 2011 ha confermato lo stesso livello del 57,7% del valore del centro nord del 2010. In un decennio il recupero del gap è stato soltanto di un punto e mezzo percentuale, dal 56,1% al 57,7%. In valori assoluti, a livello nazionale, il Pil è stato di 25.944 euro, risultante dalla media tra i 30.262 euro del centro-nord e i 17.645 del Mezzogiorno.

Nel 2011 la regione più ricca è stata la Valle d’Aosta, con 32.602 euro, seguita da Lombardia (32.538), Trentino Alto Adige (32.288), Emilia Romagna (31.524 euro) e Lazio (30.884 euro). Nel Mezzogiorno la regione con il Pil pro capite più elevato è stata l’Abruzzo (21.980 euro). Seguono la Sardegna (20.080), il Molise (19.748), la Basilicata (18.639 euro), la Sicilia (17.671), la Puglia (17.102) e la Calabria (16.603). La regione più povera è la Campania, con 16.448 euro.

Esodo di massa. Negli ultimi dieci anni, dal 2000 al 2010, oltre un milione e 350mila meridionali sono stati costretti a emigrare. Napoli città è stata storicamente, anche negli anni della grande migrazione, una città che alimentava relativamente poco i flussi migratori. Oggi invece il capoluogo partenopeo guida la classifica con un netto -115mila, seguita da Palermo con -20mila, Bari (-16mila) e Catania (-11mila). I meridionali si dirigono soprattutto verso la Capitale e le città del nord Roma (+73mila), Milano (+57mila), Bologna (+24mila), Parma (+14mila), Modena (+15.700mila), Reggio Emilia (+13mila), Bergamo (+11mila)”. La parte del leone la fa la Lombardia, dove nel 2010 è approdato in media quasi un migrante su quattro, seguita dall’Emilia-Romagna.

E c’è ancora chi parla di questione settentrionale…

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