Più russi di chiunque altro al mondo

di Rosario Dello Iacovo

Guardo la Juve per gufarla e, non so perché, mi vengono in mente la Dinamo Kiev e il pallone degli anni settanta. Quei tempi che i russi erano russi, i tedeschi tedeschi, gli inglesi inglesi, e se giocavi contro gli jugoslavi era un tripudio di “ic” finali. Cazzo che tempi: i vecchi tempi.

In verità, nei primissimi anni della mia infanzia qualche straniero c’era ancora. Fu proprio in quel 1966 in cui nacqui che, in seguito alla rovinosa disfatta ai mondiali d’Inghilterra, l’Italia chiuse le frontiere. Sarà un caso, ma avevano tutti nomi italiani. O forse, erano quelli che già giocavano da noi prima che l’Inghilterra, la nazione che aveva inventato il pallone, vincesse il suo unico Mondiale, dopo aver snobbato per manifesta superiorità le prime edizioni.

Ma torniamo ai russi. All’epoca erano russi. Incontestabilmente. In verità lo Shakhtar Donetsk è ucraino, però è la squadra di una zona particolarmente russificata: il Bacino del Donec. Questo Shakhtar Donetsk è la squadra migliore del campionato ucraino. Ma solo da qualche anno, da quando il magnate Rinat Akhmetov ha assunto la guida del club, spendendo una barca di soldi per strappare lo scettro nazionale alla Dinamo Kiev.

Anche la Dinamo Kiev è ucraina, ed è la squadra che mi ricordo negli anni settanta. Ma all’epoca, russo e sovietico erano praticamente sinonimi, soprattutto se avevi un padre operaio e comunista che quando diceva Russia si scioglieva in un brodo di giuggiole. Gli luccicavano gli occhi, cazzo. Avreste dovuto vederlo. Forse dipendeva dal fatto che Russia era meno cacofonico di Urss. In ogni caso, anche gli ucraini erano russi. Non c’era alcun dubbio in merito. Almeno a casa mia. E la gloriosa Dinamo Kiev era la seconda squadra che si tifava da noi. Dopo il Napoli, of course.

C’era Oleg Blochin, un’ira di Dio che segnava goal a raffica. E poi? Non me ne ricordo nessun altro, perché l’allenatore Valeri Lobanovski era un teorico del concetto di squadra. Il collettivo, cazzo. Oltre che il profeta di misteriosi metodi d’allenamento, che facevano di quei giocatori delle macchine da guerra. I reazionari gridavano al doping. Mio padre non ebbe mai dubbi: era l’ennesima prova della superiorità del modello sovietico che si avviava a larghi passi verso il sol dell’avvenir.

La Dinamo Kiev vinse pure la Coppa delle coppe nel 1975, e pure la Supercoppa contro il Bayern campione d’Europa. La sfida Russia, anche se la Dinamo era ucraina, contro Germania, assunse a casa mia dei tratti da seconda guerra mondiale. Poco ci mancò che la vittoria fosse festeggiata col coro dell’Armata Rossa che cantava l’Internazionale. O forse accadde davvero, ma io ero distratto. Perché, sotto sotto, se proprio dovevo pensare alla seconda guerra mondiale, che era finita solo ventuno anni prima che nascessi, con la mente andavo immediatamente a quell’Inghilterra – Germania del 1966. A quella rete fantasma che l’arbitro convalidò su indicazione del guardalinee russo.

Two world wars and one world cup!

Perché mi piaceva l’Inghilterra? Vi chiederete voi. Perché da bambino leggevo i fumetti Supereroica, che nonostante fossero stampati in Italia dalla Dardo Editore, vedevano i buoni nei panni degli alleati e i cattivi in quelli dei tedeschi e dei giapponesi. I cattivi erano dei veri pezzi di merda, e io li ripagavo con l’odio più vero che un bambino riuscisse a esprimere. Gli italiani, pur essendo alleati dei cattivi, apparivano più raramente e comunque, quasi sempre, in storie di ardimento e coraggio. Ricordo un episodio in cui la Decima Mas a bordo dei maiali, dopo aver tagliato le reti, entrava nel porto di Taranto e piazzava l’esplosivo che fece colare a picco varie navi britanniche. Beh, mi girarono i giovani coglioni mica poco.

Lo ammetto in piena confessione antipatriottica: l’Italia mi stava già sul cazzo.

By the way: era una vera fabbrica di fascisti quel buon Supereroica. Come abbia fatto poi a diventare comunista davvero non ve lo so spiegare.

Lì, in sostanza, nacquero le mie due più grandi passioni, quelle che mi porto dietro ancora oggi: l’Inghilterra e la seconda guerra mondiale. Gli inglesi avevano quegli elmetti a piatto fondo rovesciato, in napoletano accupputo, e le divise che mi facevano proprio impazzire. Gli ufficiali invece il berretto, e fumavano sempre la pipa con inconfondibile aplomb britannico. Anche sotto i bombardamenti della Luftwaffe, loro, se ne fottevano: fumavano la fottuta pipa senza nemmeno scomporsi. Al massimo, sorseggiando una buona cup of tea, che le esplosioni facevano appena increspare in superficie. Per non parlare dei supereroici aviatori della Raf a bordo degli Spitfire nella supereroica battaglia d’Inghilterra.

There were ten german bombers in the air. Nine, eight, seven… and there were no fucking german bombers in the air.

E in culo al gran Maresciallo dell’aria Goering e ad Adolf Hitler.

Dove ero rimasto? Ah, sì: ai russi che poi non erano russi, ma ucraini, ma siccome erano i dieci undicesimi della nazionale sovietica, erano più russi di tutti. Dopo il compagno Stalin, naturalmente, che nonostante l’abiura di Kruscev, in Italia godeva di un largo seguito trasversale, nel quale – sia pur non ufficialmente – si includeva con soddisfazione mio padre. Al punto che aveva dei baffoni praticamente uguali. Ma non lo avrebbe ammesso, erano gli anni della penetrazione nei ceti medi e del socialismo per via parlamentare. Seh, credeteci. Comunque l’Urss, aka Russia, era la seconda squadra di mio padre dopo l’Italia. La mia era l’Inghilterra, ma non lo avrei mai ammesso perché mi avrebbe tolto il saluto negli anni a venire, bollandomi come nemico del movimento operaio, anche se avevo appena nove anni. Erano i fottuti anni settanta, dovete capirlo.

E stasera? Scopro che i russi non sono più russi, ma nemmeno ucraini. In buona parte, sono brasiliani. Uno, Willian, ha addirittura un’acconciatura afro da black power e un tocco vellutato che infrange sulla traversa all’ultimo minuto i miei riti gufistici antigobbi. Non sarebbe finita così ai vecchi tempi. Non ci sono più i russi di una volta. Anche se ucraini, erano più russi di chiunque altro al mondo.

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2 commenti su “Più russi di chiunque altro al mondo

  1. E io mi ricordo di un Russia italia 1 a 0 mandata in onda in differita. Era estate o giu di li e non mi dimentico la faccia appaurata di zoff davanti a 100mila persone. Poi mi so ricordato di quello seduto sotto da me con i figli tutti griffati quando ho accompagnato mio figlio a vedere cska inter. Mio figlio li voleva sputare in faccia.
    Io al padre

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