Anni difficili davanti

di Rosario Dello Iacovo

La maggioranza silenziosa è un classico della storia italiana. Quell’ammasso informe che senza fiatare si è tenuto Mussolini per 20 anni, la DC per 40, e Berlusconi per altri 20. E’ sempre stato difficile dargli un volto. Perché dopo la caduta del fascismo, erano tutti antifascisti. Ai tempi di Tangentopoli, tutti a tirare le monetine agli stessi politici che avevano sostenuto in massa negli anni del pentapartito. Dopo la caduta di Berlusconi, tanti antiberlusconiani.

I social network però hanno fra i tanti demeriti, anche il merito di renderli finalmente visibili. Li riconoscete dalle frasi scolpite nella pietra del luogo comune, come: “I poliziotti sono padri di famiglia”, “Se i manifestanti fossero stati a casa, non gli sarebbe successo nulla”, “Protestare sì, ma mai con la violenza”. E magari sono gli stessi che esultano, se le rivolte infiammano la Spagna o la Grecia. Essere padri di famiglia dovrebbe dare una sensibilità particolare anche nei confronti dei figli degli altri, non sparargli un lacrimogeno in faccia, come è accaduto a Napoli lunedì.

Alla maggioranza silenziosa sfuggono sempre i particolari essenziali. In questo caso, l’ampiezza dello scontro in atto fra i veri pochissimi potenti (e quelli che purtroppo nei fatti sono i loro eserciti privati) e il resto della popolazione mondiale. Oggi si manifestava in 23 paesi della comunità europea su 27, ma la maggioranza silenziosa preferisce appuntare la propria attenzione su questioni di principio, astratte, sulle foto che sarebbero sempre false e strumentali e mai testimonianze di un livello di violenza ormai inaccettabile, che colpisce perfino ragazzini di 13 anni come in Spagna.

Una volta, studiare, lavorare duramente, dava la possibilità concreta di migliorare la propria condizione, fare un mutuo, comprarsi una casa, poter avere una famiglia, un futuro. Alla maggioranza silenziosa invece sfugge che la società in cui viviamo ha ucciso prima di tutto la speranza. Nulla garantisce un riparo sicuro dalla precarietà. I ricchi diventano sempre più ricchi e i loro figli sono i potenti di domani. Il ceto medio in dieci anni si è dimezzato. Nuove forme di intollerabile povertà colpiscono le classi popolari a una velocità spaventosa. Dal sud si è ripreso a emigrare allo stesso ritmo degli anni sessanta, quelli della grande migrazione interna che riempì di meridionali le periferie delle grandi e piccole città del nord.

Anni difficili davanti, cantavano profeticamente gli Assalti Frontali qualche tempo fa. Come dargli torto? Soprattutto quando l’italiano medio continua a mostrare, di fronte alla brutalità del nuovo ordine mondiale, la sua storica attitudine ad andare in soccorso dei vincitori. Mai dei vinti.

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