Il mondo dove hanno vinto loro

discount

di Rosario Dello Iacovo

I discount sono posti tristi e non fanno nessuno sforzo per nasconderlo al mondo.

Non lasciatevi ingannare: coi supermercati tradizionali hanno solo una vaga parentela. Sono il brutto anatroccolo, il figlio sfigato, il ragazzo imbranato con i vestiti fuori moda che nessuno invita alle feste. Dentro non ci trovate la famiglia felice degli spot pubblicitari, i grandi spazi, l’allegria dei bambini aggrappati ai carrelli e tenuti a bada a stento dai continui richiami dei genitori.

Non li trovate, perché i discount sono posti tristi, dove si aggirano quasi esclusivamente, fra prodotti sconosciuti ed etichette attaccate alla rinfusa: vecchi, immigrati, poveri, donne e uomini soli. Anche le offerte speciali sono tristi. Spesso devi lasciare la borsa all’entrata, per riprenderla poi all’uscita restituendo il numero che ti hanno dato. Questo perché, nonostante le cose costino veramente poco, nei discount si ruba o si presume che i poveri rubino in misura maggiore degli altri.

In realtà, si ruba anche nei supermercati, ve lo posso assicurare, però lì non ti trattano da ladro preventivamente, quando in teoria sei ancora un cliente a cui dovrebbero leccare il culo. Nei discount invece non sei mai un cliente, perché il solo fatto che vai a fare la spesa fuori dal paradiso terrestre dei marchi conosciuti fa di te un paria fuori casta.

A priori.

Oggi sono stato in un discount nei pressi della stazione centrale. Da tempo mi riproponevo di andarci e già che c’ero, lungo il tradizionale percorso che da via Foria porta verso casa mia dalle parti del Rettifilo, ci sono entrato.

Un posto tetro, al primo piano interrato, luce artificiale e personale in linea con la clientela. Un dickensiano mondo di sotto, nel quale mi sono sentito subito a mio agio. Così ho preso a girare, con lo spirito dell’antropologo urbano, ma anche quello del povero, del migrante, della donna e dell’uomo solo. Del ragazzino coi vestiti fuori moda che nessuno invitava alle feste. Bisogna entrare nel personaggio perché il dolore del mondo ti si riversi addosso in un giorno qualunque d’inverno e ti faccia male davvero.

Perciò eccola lì, la vecchietta che fa fatica a distinguere i prezzi e infila con le mani tremanti, con parsimoniosa lentezza, i pochi prodotti nel carrello. Di fianco, tre muratori, ancora con gli abiti da lavoro, invece riempiono i loro fino all’orlo, di vino al metanolo, pasta da trenta centesimi al chilo, merendine di dubbia provenienza per i loro bambini, mentre parlano del cantiere, ridono sguaiatamente e prendono per il culo il capo che però non c’è.

Starà facendo la spesa in un supermercato del mondo di sopra.

Una donna dell’est mi chiede in un italiano stentato delle informazioni sui liquori che però io non so darle, perché non conosco nemmeno una di quelle marche. Ha sui cinquantacinque anni, i lineamenti duri e le mani ispessite dalla fatica, ma degli occhi di un colore così brillante che sembrano restituire per un istante un tocco di umanità all’ambiente. Le sorrido scusandomi.

Poi si avvicina un ragazzo, evidentemente un suo connazionale, e le spiega tutto. Io come sempre resto lì affascinato ad ascoltare il suono di quelle parole che non capisco, ma che mi immagino scritte in cirillico. Come il tatuaggio che ho sul braccio. Come le scritte a caratteri cubitali che dicevano, oltre la cortina di ferro, che avremmo vinto noi. Così forte che anche mio padre ci credette a lungo.

Invece hanno vinto loro. Siamo in un buco sotto terra a comprare gli scarti di un sistema che si chiama capitalismo. E ce li facciamo pure bastare. Così, saluto la signora e il ragazzo, infilo le poche cose che ho preso, pago e mi incammino verso casa.

Fuori piove, è una sera di pioggia qualunque, del mondo dove hanno vinto loro.

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4 commenti su “Il mondo dove hanno vinto loro

  1. Stupendo il punto di vista usato per descrivere il discount, effetivamente è la sensazione che prova quando si fa la spesa là dentro. A proposito di gente dell’est: consiglio un bel libro di Paolo Rumiz “Trans Europa Express”. E’ il viaggio che l’autore fa dalla punta della Norvegia verso il mar Nero passando per l’Europa di mezzo, molto bello…

  2. bellissimo pezzo (100% stile Rosario)!
    l’unica cosa che posso dire (che non so però quanto possa confortare) è che conosco abbastanza il “sistema” della Grande Distribuzione e dei supermercati del “mondo di sopra” che tengono in scacco tutti i produttori che hanno scelto di lavorare con loro e che, sono ormai costretti a differenziare la produzione in 3 macro categorie:
    1) marchio bello, patinato, pubblicizzato fino alla morte
    2) marchio privato (private label) : tutti i prodotti a marchio Coop, Carrefur, Auchan ecc (sono gli stessi prodotti di sopra ma, non avendo l’aggravio di campagne pubblicitarie ed avendo contratti firmati ad inizio anno, possono essere venuti con margini maggiori, a prezzi più bassi
    3) i prodotti per i discount: sono sempre gli stessi, ma sembrano peggiori..

    in poche parole, pochi si accorgono che gli indirizzi dei produttori di pasta, conserve, detersivi ecc sono sempre gli stessi…! dal 15 al 17 gennaio a Bologna ci fanno anche una fiera… il “MARCA”.. ho detto tutto!!! 😉

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