Quando c’erano le elezioni

vota comunista

di Rosario Dello Iacovo

Quando c’erano le elezioni, io mi mettevo là per ore e mi guardavo i risultati con mio padre. Era a metà degli anni settanta, e mio padre era comunista. Perciò se la rideva sotto i baffoni da operaio nel 1975 e nel 1976, quando il PCI sembrava sul punto di andare al potere. I manifesti dei comunisti erano belli, perché avevano solo il simbolo del partito. Al massimo un Berlinguer e sotto c’era scritto: vota comunista. Mio padre li attacchinava. Ma perché ci credeva, mica perché lo pagavano.

Quando c’erano le elezioni c’era un compagno più vecchio che gli chiedeva sempre se avrebbero messa la bandiera rossa quella notte sul balcone della sezione. Quando c’erano le elezioni, l’aria profumava di speranza. Me lo ricordo, anche se ero solo un bambino. O forse proprio perché ero un bambino. Non sapevo niente di compromesso storico, di sacrifici e nemmeno della linea intransigente del partito sulla lotta armata. Mi bastava lo sguardo concentrato di mio padre via via che arrivavano i risultati. Mi faceva capire che era una cosa importante.

Crescendo, lo sapevo che non c’erano più le elezioni, ma comunque andavo a votare lo stesso. Prima quello stesso PCI che dalla fine degli anni settanta aveva iniziato il declino, e poi Rifondazione. Lo facevo perché sentivo di doverlo fare, come fosse un dovere di famiglia, ma senza la trepidazione che avvertii un giorno di primavera negli occhi di mio padre, quando a un conoscente che gli chiedeva per chi avrebbe votato, si limitò ad alzare il pugno.

Quando c’erano le elezioni, i comunisti non mettevano nemmeno i nomi dei candidati sui manifesti. Oggi, invece, buona parte di quel che resta di quel sogno si presenta in una lista che ha il nome di un tizio. Uno che vuole il giudizio unico per i reati di mafia. Pure quando i cosiddetti mafiosi e i camorristi c’hanno diciott’anni e sono cresciuti allo Zen e a Scampia. Dove non è cresciuto Ingroia. Uno che nemmeno si ricorda quando c’erano le elezioni. Ne sono certo.

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5 commenti su “Quando c’erano le elezioni

  1. Non è il tuo genere, ma una delle più belle canzoni politiche del folk revival degli anni 70 è il ciclo delle ballate del Gioan, dedicate da Ivan della Mea a Gianni Bosio, che restituisce esattamente lo stesso ricordo, lo stesso senso di quel giorno nella comunità popolare. E la prima è dedicata alla delusione dei giovani comunisti il 18 aprile. Ivan ricorda: aveva otto anni “e du oecc pien de famm per vede’ … e indi oecc de tusan ghera la guerra, bandiera rossa, Gioan, te se ricordet… Un’altra alle elezioni successive, quelle della legge truffa, con la madre donna di Chiesa che si ribella al diktat del prete e vota socialista per amore dell’altro figlio (Luciano, poi tra i padri dell’operaismo italiano)

  2. Pingback: Quando c’erano le elezioni: i ricordi del figlio di un operaio comunista « Blogging Around My Soul | fascisteria

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