Il mio sangue o la sua vita

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di Rosario Dello Iacovo

Sveglio da due ore, ingaggio un’impegnativa battaglia con una grossa zanzara. Ricorre alle tattiche della guerriglia, lei. Appare nel mio campo visivo, ne sento il ronzio, ma quando provo ad afferrarla si dilegua in fretta, pronta a riprovarci alla prossima occasione. È una guerra di nervi, fra me sdraiato che fingo di dormire e lei che si adagia silenziosa da qualche parte. Giusto il tempo di riposarsi, o di farmi assopire, per ripartire coi suoi raid che fanno scattare la mia contraerea. Intanto leggo i giornali in rete. L’Egitto è in fiamme, la gente crepa come mosche, che evidentemente sono meno furbe delle zanzare, ma gli italiani in vacanza a Sharm o a El Alamein se ne accorgono grazie alla televisione. O almeno così ci raccontano, raggiunti al telefono da intrepidi reporter seduti alle loro scrivanie con aria condizionata di Roma e di Milano. Così, giusto per rendere un po’ più amaro il mio risveglio, in questo mondo nel quale spesso mi chiedo cosa cazzo ci stiamo a fare. Certo non più utili della mia zanzara. E poi nemmeno lo sapevo che a El Alamein si andasse in vacanza. Ero rimasto alla battaglia e agli atti di immortale coraggio di poveracci che qualcuno aveva mandato lì a morire, come se fossero cazzi loro. Mica interessi altrui. Almeno io e la mia zanzara ci affrontiamo per motivi a entrambi chiaramente comprensibili: lei per il mio sangue, io per evitare le insopportabili reazioni allergiche che mi provocano le punture. Ad armi sostanzialmente pari, lei con la sua rapidità e la figura snella ed elegante di un caccia lanciato in picchiata sulla preda; io con la mole appesantita da mesi di immobilismo paludoso partenopeo, ma capace con un solo gesto della mano di adottare soluzioni ben più drastiche dei suoi pizzichi arroganti. Il sole intanto sorge, una macchina dei carabinieri irrompe a sirene spiegate nella quiete mattutina del Rettifilo. Il cielo sopra di me è di un bell’azzurro carico, come succede quando la notte lascia progressivamente spazio al giorno. Le previsioni del tempo dicono fornace. Fino alla fine del mese. E così, indeciso se accendere il condizionatore o accontentarmi del vento tiepido del ventilatore, aspetto il prossimo ronzio. Per una posta chiara: il mio sangue o la sua vita.

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