Il cammino della speranza, quando a emigrare illegalmente eravamo noi

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di Rosario Dello Iacovo

L’immagine è un fotogramma della scena finale del Cammino della speranza, un film del 1950, tratto dal romanzo “Cuore negli abissi” di Nino Di Maria, che io ho visto in tv negli anni settanta. Lo stavo cercando da tempo, perché al di là della commozione che suscitò nel mio animo da bambino di allora, sapevo che poteva contenere delle indicazioni utili all’uomo che sono diventato.

Facendo un compendio dalla voce di wikipedia, la storia è questa:

Sicilia, in seguito alla chiusura di una solfatara nei pressi di Favara, un gruppo di minatori prima tenta di occuparla, poi resisi conto dell’inutilità della lotta si affidano a tale Ciccio Ingaggiatore, che per l’allora enorme cifra di 20.000 lire a persona si offre di farli emigrare illegalmente in Francia, presentata come una sorta di paese dei balocchi. Messa insieme la cifra vendendo mobili di casa, corredo e qualsiasi altra cosa abbia valore, i minatori partono.

A Roma, denunciati da Ciccio che si rivela un bieco truffatore, ricevono il foglio di via, ma non avendo più nulla in Sicilia decidono di strapparlo e proseguire. In Emilia vengono assunti da un fattore per sostituire, senza saperlo, i contadini locali impegnati in uno sciopero, con i quali finiscono per scontrarsi. Alcuni di loro sono così demoralizzati da decidere nonostante tutto di tornare indietro, gli altri proseguono verso il confine italo-francese.

Dopo una serie di drammatici avvenimenti, una tormenta di neve, duelli rusticani, morti per congelamento, il gruppo superstite riesce finalmente a varcare la frontiera, ma viene intercettato da due pattuglie di doganieri, una francese e l’altra italiana. Il loro status di clandestini è immediatamente evidente, ma gli agenti commossi dalla loro povertà e inteneriti dal sorriso di uno dei bambini, li lasciano passare invece di arrestarli.

Al film furono originariamente negate le agevolazioni fiscali previste per la cinematografie nazionale, perché aveva l’imperdonabile colpa di presentare l’Italia per quello che era: un paese di poveri emigranti.

Riepilogando:

– Emigrare dall’Italia alla Francia è illegale, ma la miseria e la fame sono più forti della legge;

– Per emigrare ci si deve affidare a un trafficante di uomini;

– In viaggio si accumulano fogli di via, scontri, feriti, morti;

– Lungo la strada, pur essendo ancora nel tuo paese, in Emilia la popolazione locale ti ritiene lo sporco, violento e cattivo immigrato crumiro e terrone che va a rubare il lavoro e a far abbassare il suo salario.

Oggi nel 2013, a 63 anni da quel 1950 nel quale uscì il film, vi ricorda qualcosa?

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2 commenti su “Il cammino della speranza, quando a emigrare illegalmente eravamo noi

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