Resto umano, in memoria di Vittorio Arrigoni *

di Rosario Dello Iacovo

La prima volta che ti ho sentito nominare
dovevi intervenire telefonicamente da Gaza
prima di un concerto dei 99 Posse a Brindisi
io non sapevo nemmeno chi fossi e pensavo fossi vecchio
lo so
è una cosa che fa ridere
ma non chiedermi perché Vittò
sono quelle associazioni strane che ti vengono
e non le sai spiegare
poi ho visto la tua pagina e le tue foto
la tua immagine un po’ guascona
e mi sei risultato subito simpatico
parlavi di bombe e di morti
riuscendo a farlo con leggerezza
da una connessione internet spesso scroccata
fra un black out e l’altro
con la corrente che un po’ andava e un po’ veniva
e io la tua pagina la leggevo
mi sorprendevo a farti domande
a chiederti spiegazioni
io
che sono un arrogante di merda che non chiede mai niente a nessuno
chiedevo perché mi piaceva il modo in cui rispondevi
sembravi me e i miei amici quando parliamo della partita del Napoli la domenica sera
avevi un tono leggero
canzonatorio
come se la morte non potesse nemmeno sfiorarti
e pure adesso che invece ti hanno ucciso
guardo la tua foto coi piedi nell’acqua
e la bandiera palestinese che stringi con forza
e sei leggero
ma c’è una cosa che stride con la tua leggerezza
quelle mani serrate mi dicono che ci tenevi a quella gente
ai bambini di Gaza che ti adoravano
ai vecchi coi quali ti fermavi a fumare il narghilè
ai militanti di tutte le fazioni
agli adolescenti coi quali giocavi a pallone
e che ora ti piangono su youtube
strano e paradossale destino
possono gridare al mondo tecnologicamente il loro apartheid
mentre muoiono sotto il fuoco di armi tecnologicamente avanzate
ma il mondo per loro non muove un dito
non se ne frega un cazzo
pure gli eroi nostrani con la scorta
che sono costretti a vivere nascosti
così dicono
ma poi trovano sempre il tempo di presenziare a un party al Quirinale
a un festival della letteratura, a uno di giornalismo
e a gridare pieni d’orgoglio che la libertà dell’Occidente
si difende sotto le mura di Gerusalemme
perché difendere le ragioni dei vincitori apre molte porte
circoli letterari
riviste
interviste prestigiose
tu invece avevi pure provato a difendere quelle dei vinti
me lo ricordo
ci avevi provato a dire che sotto quelle mura si muore ogni giorno
di segregazione e di tortura
di fame e di miseria
di diritti negati e voglia di vivere
ma non avevi avuto risposta
per fortuna forse
aggiungo
il tuo tono canzonatorio sarebbe stato troppo in contrasto
con la sceneggiatura lugubre degli eroi di casa nostra
che su camorra e cosa nostra hanno costruito fortune
fermandosi sempre un passo prima di spiegarci
chi muove davvero i fili
oltre ai poveracci di altre Palestine
a cui la vita insegna a essere bestie feroci sin da bambini
e così io sono qua
guardo la tua foto e un po’ sorrido e un po’ piango
e in questo sono fedele al tuo insegnamento
resto umano, troppo umano
e sogno una flotta di bandiere palestinesi che restituisca
un sogno e una terra a quella gente
tu però non sei alla testa
defilato infili i piedi nell’acqua e te la ridi
godendo degli schizzi e del vento che ti scompiglia i capelli
anche tu umano, troppo umano.

* Da questo mio omaggio a Vittorio, scritto la notte in cui appresi che lo avevano ucciso, è tratto l’omonimo brano della 99 Posse contenuto nel disco Cattivi Guagliuni. Luca (Zulù) ha poi provveduto a estrarre delle frasi e aggiungerne altre per ricavare il testo definitivo. A lui, il nostro ricordo. E a noi, il suo insegnamento.

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“Napulitan”, il singolo, il video: Intervista a Zulù dei 99 Posse e Valerio Jovine

di Rosario Dello Iacovo

È uscito in questi giorni il video di Napulitan. Il secondo singolo di Sei, sesto disco di Jovine, reggae band napoletana, con il feauturing di Zulù della 99 Posse. Ho colto l’occasione per un’intervista con lo stesso Zulù e Valerio, il frontman degli Jovine, che il pubblico della 99 ha imparato a conoscere per le collaborazioni sempre più frequenti e la sua presenza stabile, insieme al rapper Speaker Cenzou, nella formazione dal vivo della Posse. In realtà si tratta di una sorta di autointervista, nel senso che anche io come loro faccio parte della famiglia 99 Posse, occupandomi da sempre della gestione dei loro tour e avendo scritto in collaborazione con Luca qualcuna delle loro canzoni. Perciò, quello che leggerete è il frutto di un’allegra chiacchierata in videoconferenza su Skype fra me, Luca e Valerio sul singolo, il disco, i progetti futuri e il retroterra dal quale è nata questa collaborazione.

Allora, che mi dite di questo Napulitan?

Zulù

Napulitan nasce da un’idea di Valerio di fare una canzone su Napoli e su quanto Napoli sia un po’ ovunque. Sia perché gli stessi napoletani sono ovunque, ma anche perché Napoli non è solo una città, un luogo geografico, ma anche un’attitudine, un modo di affrontare la vita. Lui ha scritto delle bellissime immagini, tra le quali la più riassuntiva è: Addo stong stong, stong semp cca. Perciò mi sono dovuto cimentare in una sfida difficile, perché in quella strofa simboleggia bene il senso complessivo del pezzo. Ho trovato una chiave di lettura nel ribaltamento ironico della situazione reale. Trasformare quello che è l’incubo della maggior parte dei napoletani, cioè quello di dover emigrare, in una sorta di piano occulto di una setta segreta napoletana che ha come obiettivo il dominio del mondo (e ride). Per cui trasformare l’emigrazione in “colonizzazione”, e la necessità di doversi allontanare dalla propria terra in una sorta di ricollocazione. A un certo punto ci ho messo pure una zeppata (frecciata) alla lega e a questa attitudine che sembra sempre più prendere piede da parte nostra di sentirci fuori luogo quando siamo fuori dalla nostra città, di sentirci a disagio, di sentirci come se stessimo andando a prenderci qualcosa che è di qualcun altro. Ricordando a questi signori ca si nun ‘a fernescen (che se non la smettono) gli leviamo pure le case da sotto il culo perché le colonie si stanno cacando il cazzo. Perciò la mia strofa parte con le parole provocatorie: ‘Na cosa ca putess fa l’italiano foss ‘e se ‘mparà ‘o napulitano, la lingua più diffusa da Roma a Milano, il principale prodotto d’esportazione italiano. Ma il pezzo chiarisce abbondantemente che non si tratta di una sorta di leghismo alla rovescia. Anzi, è un modo per affermare un rapporto di fratellanza nei confronti di quelli che si sentono legati alla propria città, anche se la loro città è Torino, Milano, Kingston, Dakkar, e senza nessun delirio di superiorità. L’esercito degli ultimi non ha nazione.

Più di trentasettemila visualizzazioni su YouTube in tre giorni, niente male per un prodotto dal basso come Napulitan…

Valerio Jovine

Diciamo che ci aspettavamo un certo riscontro, ma non che avesse numeri così grandi. Abbiamo sempre avuto uno zoccolo duro molto fedele che ci accompagnato nel corso del tempo. E notiamo che con “Sei”, il sesto disco della nostra produzione, la base si è allargata ben oltre le più rosee aspettative. Quello che più ci fa piacere è aver constatato che tutti hanno capito che Napulitan è un inno al sud del mondo, quindi ha solo apparentemente una connotazione geografica. Quarto Oggiaro è più sud del mondo di Posillipo, sotto molto punti di vista.

Com’è nata la vostra collaborazione?

Zulù

Abbiamo collaborato in occasione del suo primo disco tanti anni fa, poi ci siamo un po’ persi di vista e abbiamo ripreso la collaborazione nei suoi ultimi due dischi. Da allora lui ha trovato una chiave nella dancehall, nel reggae e ci siamo capiti molto di più. C’è stato un feeling nel comporre e nel cantare insieme che mi ha portato a chiedergli la collaborazione e la presenza in Cattivi Guagliuni dei 99 Posse, oltre che nel relativo tour. Ci capiamo e stiamo bene insieme. Siamo sintonizzati. Da quando è uscito il video di Tu chi sei? sono iniziate ad arrivare un po’ di richieste di avere me nello spettacolo di Jovine. E da questa cosa è nata l’idea di preparare uno spettacolo in cui io avessi uno spazio. Sentivo anche l’esigenza di diversificare la mia esibizione, perciò ho incluso solo tre pezzi dei 99 Posse, un medley raggamuffin, Rigurgito Antifascista e Curre Curre Guagliò. Da qui la decisione di tirare fuori dal cassetto un po’ di canzoni che ho realizzato al di fuori della mia band di appartenenza, come Giuann Palestina, alla quale sono molto legato, oltre che materiale di Al Mukawama, Zulù in the Al Mukawama Experiment 3 e di frammenti di un pezzo dei Tre Terroni, realizzato al tempo con i Bisca.

Valerio Jovine

Mio fratello Massimo, Jrm, è uno dei fondatori della 99 Posse, perciò Luca, aka Zulù, è praticamente una persona di famiglia, ma allo stesso tempo un idolo della mia adolescenza. A Cosenza, per il concerto di solidarietà agli arrestati del Sud Ribelle, sono salito per la prima volta su un palco insieme a lui e c’era pure Michele Caparezza. Una prima volta da ricordare. Da allora, Cosenza, grazie anche al fatto che il nostro chitarrista è di là, è diventata la nostra seconda casa. Ah, a proposito con Jovine suoniamo a Cosenza il 28 settembre. Tornando a noi, Luca è venuto a registrare il suo primo disco solista nel mio studio a Napoli. Io sono stato invitato a fare Curre Curre Guagliò con lui, sempre a Cosenza, al festival Invasioni. Poi ho saputo che era un fan del progetto Jovine. E così nel nostro penultimo disco gli ho chiesto di scrivere insieme Tu chi sei?, che è un pezzo (e video) molto importante per la storia di Jovine. Poi ci siamo ritrovati insieme a Napoli il 18 luglio del 2009 nel primo concerto della rinata 99 Posse, con tutta la nostra band a suonare durante la loro esibizione. In pratica, ci furono gli arresti di una ventina di studenti dell’Onda che avevano partecipato al G8 dell’università a Torino. Tra loro, anche Egidio Giordano, un attivista del centro sociale Insurgencia molto noto a Napoli, oltre che un nostro fratello e dei 99. Ci attivammo subito per un grande concerto di solidarietà a piazza del Gesù, un luogo storico dei movimenti napoletani. Naturalmente, tutte le band si esibirono a titolo completamente gratuito. Sul palco c’eravamo noi Jovine, i SangueMostro di Speaker Cenzou (altro membro storico e attuale della famiglia 99), i 24 Grana, e vari altri gruppi. I 99 Posse avevano dato l’adesione come singoli, ma pochi giorni prima per dare un maggior impatto alla manifestazione decisero di pubblicizzare la presenza col loro brand storico e non col nome dei singoli progetti che portavano avanti. Solo che non avevano uno spettacolo pronto, nonostante la reunion fosse nell’aria da qualche mese, e non suonavano insieme dal 2002. Così, senza nemmeno una prova, salirono sul palco a chiudere la serata davanti a quindicimila persone con gli Jovine che suonavano insieme a loro le loro canzoni. Non accadeva da anni che il centro storico di Napoli fosse così pieno che se lasciavi cadere uno spillo non avrebbe toccato terra. Ho ancora i brividi a raccontarlo.

Valè, com’è il tuo rapporto con Napoli?

Valerio Jovine

Contraddittorio dal punto di vista artistico. All’inizio della mia carriera, col primo disco che era un progetto da solista, e anche nei primi di Jovine come band, non scrivevo in napoletano. Il confronto con la grande tradizione della nostra musica mi incuteva soggezione, diciamo che probabilmente non mi sentivo pronto. A partire da Senza limiti, il terzo disco, ho avuto il primo approccio con il napoletano nel pezzo ’O reggae ‘e Maradona, un manifesto della napoletanità sia per quanto riguarda la lingua che per l’omaggio al re del pallone, che è stato a modo suo una sorta di re anche della città. Come sai, sono un gran tifoso del Napoli, ma non solo. Io amo Napoli, ho scelto di vivere nel centro antico per nutrirmi quotidianamente dei suoi suoni, dei suoi odori, delle suggestioni che mi assalgono appena mi affaccio dal balconcino al terzo piano di un vicolo che dà su piazza Mercato. A casa mia. Sono spessissimo in giro per l’Italia fra gli impegni di Jovine e quelli coi 99 Posse, ma appena posso schizzo subito a Napoli. Amo passeggiare pe ddint e viche ‘e chesta città. Ma non tergiversiamo, a che eravamo rimasti?

Al reggae di Diego Armando Maradona…

Valerio Jovine

Ecco, quella canzone, o Da Sud a Sud, hanno allargato molto il nostro pubblico. Oggi vedo che vari artisti della nostra scena mettono da parte il napoletano, optando per l’uso esclusivo dell’italiano nei loro testi. Ovviamente, non è una critica perché sono scelte individuali legittime e motivate, io invece adesso riesco a far convivere naturalmente le due lingue, senza decidere a priori quanti pezzi nell’una e quanti nell’altra voglio includere in un disco. Come dico nel pezzo La Matematica, Le canzoni nascono da sole e di notte. Ti faccio qualche altro esempio. Canto, il primo singolo del nuovo lavoro, è tutto in italiano, Napulitan vira verso il nostro idioma locale, che tanto locale non è, perché il napoletano è lingua universale, pensa a ‘O Sole Mio, che è una delle canzoni più famose al mondo.

Secondo te qual è il requisito fondamentale che deve avere una canzone?

Valerio Jovine

La semplicità. Da non confondere con la banalità. Da questo punto di vista Napulitan è un esempio perfetto, ma un po’ tutto il nuovo disco è scritto e pensato su questa traccia: concetti semplici, perché la semplicità è figlia della chiarezza, capaci di arrivare al maggior numero di persone possibile, senza rinunciare alla nettezza delle proprie idee e del proprio punto di vista.

E adesso sei un membro stabile della formazione live dei 99 Posse…

Valerio Jovine

Non solo, perché ho fatto varie guest anche in Cattivi Guagliuni, insieme al già citato Speaker Cenzou. Come dici spesso tu, il tridente, l’attacco a tre punte della 99. Questa esperienza mi sta dando tanta visibilità e sta sicuramente aiutando anche la mia band a farsi conoscere sempre di più in giro per l’Italia. È uno dei due assi nella manica di Sei, l’altro è Riccardo Vitanza che ci ha invitati a far parte del suo ufficio stampa “Parole e dintorni”, insieme a Ligabue, Jovanotti, Pino Daniele, I Sud Sound System… Tra l’altro è un grandissimo amante del reggae e ci sta sostenendo davvero alla grande.

Luca, progetti futuri in vista con gli Jovine?

Zulù

Il materiale di cui ti parlavo prima, rivisitato in chiave più reggae dagli Jovine, farà parte di un progetto che vedrà la luce nei primi mesi del 2013. Si differenzierà dallo spettacolo dei 99 dal punto di vista musicale per l’assenza di qualsiasi contributo elettronico, sarà completamente suonato; e dal punto di vista dei testi per una predominanza netta della dimensione dell’io rispetto a quella del noi. Non so ancora se ci tireremo fuori un disco, ma sono certo di voler fare un disco dal vivo. Sono indeciso se registrare un live in studio prima del tour, oppure se registrare i concerti e far uscire il disco alla fine. Molto probabilmente ci sarà un inedito che dovrebbe chiamarsi Combat Reggae a fungere da traino all’operazione. Combat perché il reggae è in sé una musica da combattimento, antifascista e antirazzista.

Valerio, parlavi di tridente prima, alla fine io e te finiamo a parlare sempre di pallone. Quindi, lasciamoci con un pronostico per il nostro Napoli. Che facciamo quest’anno?

Ce la giochiamo, fra’.

“Mai più io sarò saggio” il nuovo video dei 99 Posse con le immagini del film “Diaz”

Immagini tratte da “Diaz (non pulire questo sangue)” regia di Daniele Vicari per gentile concessione della Fandango. Editing Video: Loredana Antonelli

Perché la sinistra meridionale odia il meridionalismo e lo confonde tout court con il revanscismo borbonico?

di Rosario Dello Iacovo

Napoli Monitor è un bel giornale. Lo leggo sempre con piacere e una volta mi ha pubblicato anche un articolo sulla lotta contro la discarica di Chiaiano. Volevo includerlo nel blog, ma non lo trovo più. Peccato, mi piaceva. Forse anche un altro qualche tempo prima, del quale però mi sfugge argomento e periodo.

Ho letto perciò con un certo stupore, misto a imbarazzo, il pezzo che racconta la conquista della Coppa Italia da parte del Napoli.

«Se, come si è detto, ai giocatori del Napoli la vittoria della coppa è fruttata un cospicuo premio partita, i tifosi si sono dovuti accontentare dei prodotti gentilmente “offerti” dall’autogrill Prenestina, zona Roma est». L’attacco mi lascia già perplesso.

Alla trasferta a Roma hanno partecipato almeno trentamila tifosi del Napoli, forse di più. Statisticamente in una folla di così grandi dimensioni può accadere, e accade, che si verifichino episodi simili. Ai cortei succede con una certa regolarità. Lì però si tratta di “esproprio”. Qui, di una poco comprensibile nota saliente, con la quale avviare addirittura l’articolo. Vorrebbe essere ironica. Non mi sembra ci riesca. Anzi, confina pericolosamente con la terra del luogo comune.

Tra l’altro, chi frequenta le curve napoletane sa che da qualche tempo i gruppi della tifoseria organizzata si battono contro queste pratiche, ritenute poco in linea con la mentalità: la pietra angolare del pensiero ultras a Napoli.

«La prima, quella del tifo, è stata nettamente vinta dai napoletani. Capaci come sempre di introdurre all’interno dello stadio una quantità smisurata di fumogeni, torce, botti e così via…». In sostanza, i napoletani vincono perché introducono botti illegali all’interno dello stadio. Non si capisce bene se dovrebbe essere motivo di vanto o di riprovazione morale. Io non l’ho capito.

Ma il meglio viene poco dopo, quando a proposito dei fischi all’inno di Mameli si parla delle reazioni di: «un incredulo Schifani, forse non a conoscenza dell’insofferenza sempre crescente che si respira in città nei confronti della madrepatria, condita da un forte senso di appartenenza alla città – allo stadio assai più forte che altrove – che peraltro sedicenti gruppi meridionalisti cercano, anche in curva, di cavalcare (per fortuna senza grosso successo) con la loro retorica del brigantaggio e del calimerismo (siamo tutti piccoli e neri)».

A questo punto lo stupore si trasforma in sconcerto. Mi ricordo della buonanima di Gramsci e spero che non esista un aldilà dal quale possa essere informato dell’articolo. Mi ricordo di Salvemini, di Nicola Zitara, dei Quaderni Calabresi. Di tutte quelle esperienze e riflessioni meridionaliste coi piedi ben piantati a sinistra che però nella sinistra meridionale non trovano mai davvero diritto di cittadinanza.

Una volta, a un’assemblea per un’eventuale iniziativa contro il 150° anniversario dell’unità d’Italia, feci un intervento lungo e articolato. Parlavo di interessi capitalistici a proposito del processo unitario. Della necessità di un mercato unico. Della rapina ai danni del Banco di Napoli (442 milioni, i due terzi del denaro circolante in Italia) come momento topico di quell’accumulazione originaria che Marx descrive con dovizia di particolari nel capitolo XXIV del Capitale e sta alla base dell’industrializzazione del nord. Della politica fiscale. Della ultra repressiva legge Pica, mentre in Italia vigeva lo Statuto Albertino. Di un paese a “reciprocità asimmetrica”, costruito insieme dalle forze più reazionarie del Nord e del Sud, con il benestare di Inghilterra e Francia. In sostanza, di quei concetti che poi avrei espresso nella canzone “Italia Spa”, contenuta nell’ultimo disco della 99 Posse, della quale sono in buona parte l’autore. Bene, fui liquidato come “comunista borbonico” (io che come Shakespeare ai re taglierei la testa) e l’iniziativa non si fece.

A questo punto la domanda sorge spontanea: Perché la sinistra meridionale odia il meridionalismo e lo confonde tout court con il revanscismo borbonico? Perché si esulta per la sinistra abertzale basca, per quella catalana o quella irlandese, ma si rifiuta ogni ipotesi di riflessione sulle ex Due Sicilie? Erano uno Stato sovrano, ricordiamolo. Proprio dal punto di vista di quel diritto internazionale invocato spesso e volentieri a proposito di altre cause sparse per il pianeta. E se i Borbone erano tiranni, i Savoia non furono certo sovrani illuminati. Erano due facce della stessa medaglia, quella che fece del processo unitario una mera annessione e non certo quel meccanismo di riequilibrio sociale che sognavano i più radicali fra i patrioti italiani.

Se avete dubbi chiedetelo a Michelina Di Cesare, fucilata a Mignano Monte Lungo, il 30 agosto 1868 a soli ventisette anni. Il suo corpo, insieme a quello dei suoi compagni, venne denudato ed esposto nella piazza del paese.

Je vuless addivintare ‘nu brigante, e voi da che parte state?

Questo è l’articolo di Napoli Monitor.net

Italia Spa, 99 Posse, Cattivi Guagliuni. Testo di Rosario Dello Iacovo e Luca Persico

Nun è quistione d’Unità
si nuje l’avevemo fà o si era meglio lascia’ sta
l’Ottocento fu un secolo di rivolta
di giustizia popolare sull’uscio della porta
pronta ad entrare
in procinto di portare uguaglianza e diritti
terre e libertà per tutti
ma l’italia che avete fatto voi
l’avete fatta nel modo peggiore
spacciando fratellanza e seminando rancore
ignorando lo stupore
sul volto dei contadini fucilati
dei paesi rasi al suolo delle donne violentate
ignorando con dolo le aspirazioni di uguaglianza
giustizia e fratellanza
per le quali a milioni sono stati ammazzati
creando senza pentimento un paese a misura d’ingiustizia
un patto scellerato tra Savoia e latifondisti
e ancora nun v’abbasta mò facite ‘e leghiste
e mentre abbascio addu nuje chiudono ‘e ‘spitale
e i laureati s’abbuscano ‘a jurnata cu ‘na vita interinale
v’amma sentì ‘e parlà di questione settentrionale?

RIT.
a L’ITALIA S.P.A. E’ UNA REPUBBLICA FONDATA
SULLA DISEGUAGLIANZA ‘O MALAFFARE E ‘A
CORRUZIONE PERCIO’ LE VOSTRE LEGGI E IL VOSTRO SENSO
STATO PE NUJE SO SEMP STAT SUL NA PROVOCAZIO
SULAMENTE CA VUJE NUN PROVOCATE CU ‘E
MA V’ARRUBBATE O SANGHE A DINT’ E VENE
PERZONEE A NUJE NUN CE LASSATE NESSUN’ALTRA
SOLUZIONE CHE RADUNARCI IN BANDE PRONTE PER
L’INSURREZIONE

Chiariamo bene
nnuje ‘o rre Burbone ‘o schifamm ‘a pazz
ma ce ne passa p’o cazz pure ‘o tricolore e del deliri
patriottico
di ogni singola nazione
‘a bannera nosta è semp ‘a stessa
è rossa
rossa comm o sanghe d’o brigante d’o palestinese d
militante
del partigiano con le scarpe rotte
che attende in agguato nella notte
d’o libico dell’algerino dell’egiziano
e di ogni essere umano
e il Sud a cui noi guardiamo è il Sud del mondo
il risultato geopolitico di un malessere profondo
l’urlo che viene dai dannati della terra
tra l’incudine dei dittatori
e la risposta umanitaria della guerra
perciò invece ‘e festeggià i 150 anni dell’azienda
gettiamo le basi di una vera unità
che guardi anche oltre il confine nazionale
di una terra compresa tra le Alpi e il mare
guardi al Mediterraneo in rivolta
e ad ogni singolo barcone
che in mezzo a questo mare cerca una speranza nella
notte

RIT.

quando il veleno brucia nella terra dei fuochi
quando i tumori che contiamo sono ancora troppo pochi
quando è sempre la mia gente che continua ad emigrare
a voi sembra normale parlare di questione settentrionale?
di esigenza di delocalizzare di costi da contenere?
pronti a dare la colpa all’immigrato
quando è il vostro lavoro che è emigrato
dove la vita di una persona
ha un valore più vicino allo zero straniero
dove i diritti non valgono un cazzo
dove è ancora più infame il potere del palazzo
e poi voi vi meravigliate
se la gente fa semplicemente il movimento inverso
ed insegue il lavoro dove può venderlo a miglior prezzo?
e non solo vi meravigliate
ma vi arrabbiate e non considerate
ca nuje cca tenimmo trentamila tunnellate di munnezza
ammuntunate
e pronte pe’ ne fa tutte barricate
e n’ati trentamila v’e vuttammo a catapulta
dint ‘e ville addò campate

RIT.